Focus Inter – Napoli. Alla Scala del Calcio applausi per il direttore Scott: al Meazza, la fuga nerazzurra prontamente evitata

MILANO – A distanza di pochi giorni, commentiamo un nuovo pareggio, per 2-2 in un’altra doppia rimonta. Ma se contro l’Hellas abbiamo parlato di un Napoli, indubbiamente bravo a riprendere gli scaligeri in doppio vantaggio, ma che ha cestinato due punti fondamentali per la corsa-Scudetto, oggi parliamo di una partita di gran livello, in casa dell’Inter, prima di ieri sera un vero e proprio rullo compressore che, in caso di vittoria, avrebbe messo tra se e gli azzurri sette punti, una distanza forse troppo ampia da poter essere colmata.

Ma così non è andata, e la squadra di Conte tira fuori dal cilindro una prestazione gagliarda, maschia, intensa, nonostante fosse incerottata all’inversosimile, giocandosi al Meazza la partita, allo status attuale, piĂą decisiva della stagione, senza neppure Neres, che ha provato fino all’ultimo ad essere disponibile, costringendo dunque Conte all’ennesima rivoluzione per presentare il Napoli migliore nelle sue possibilitĂ .

E alla “Scala del Calcio”, teatro dove solo i migliori possono esibirsi, per questo non poteva che brillare, lui, il trascinatore in campo di questa squadra così raffazzonata. Scott McTominay ruba la scena, scrivendo la storia di questa partita piazzando la doppietta con cui i partenopei rimontano prima il vantaggio di Dimarco, poi il “solito” penalty di Calhanoglu.

E dire che la partita di Scott non era iniziata con i migliori auspici, perdendo un pallone da denuncia da Zielinski, che avvia l’azione del vantaggio del laterale sinistro. Un errore che avrebbe segnato negativamente la partita di chiunque non porti in dote il bagaglio caratteriale del campione. Scotty fa capire per l’ennesima volta il perchè è stato l’MVP dello scorso campionato, con una prestazione che, dopo la dormita sul gol dell’Inter, è salita vertiginosamente, fino a trasformarsi nel “man of the match” non solo per la doppietta, ma anche per la prestazione dominante in mezzo al campo, onnipresente con Lobotka, a formare la coppia in mediana che, partita dopo partita, trova sempre piĂą armonia in attesa di Zambo Anguissa, che tra i lungodegenti è quello che sarĂ  piĂą a breve disponibile. Ma nell’attesa, il numero otto azzurro, riesce quasi da solo, ad ottemperare alle operazioni di centrocampo ed anche quelle nell’area di rigore, segnando due gol da attaccante navigato, piĂą che da centrocampista da inserimento. Il vizio del gol che torna prepotentemente con tre gol in due partite a condimento di una partita da top-player.

Ma la partita del Napoli non può e non si deve limitare alla sontuosa prestazione dello scozzese, ma estesa anche al resto della squadra, che ha fatto il suo in quasi tutti i suoi effettivi. Conte ha dovuto, come detto, applicare ulteriori accorgimenti tecnici per presentare un Napoli degno e capace di tenere il passo di quella che, al momento, la squadra più attrezzata (almeno strutturalmente) del campionato. Torna Beukema sul centro-destra della difesa, così che Di Lorenzo può riprendere la fascia destra, mentre Politano entra più in mezzo al campo, andando a ricoprire zona e compiti di Neres, ed insieme ad Elmas, a dare man forte ad Hojlund.

PiĂą che esperimenti, per Conte sono scelte obbligate, tenendosi in panchina Noa Lang, nel caso lĂ  davanti qualcosa non avesse funzionato. Ed infatti, anche l’olandese si ritaglia un suo spazio nella storia della partita, fornendo l’assist per il 2-2 di McTominay. Una giocata importante che, chissĂ , possa cambiare il suo destino che, qualcuno vocifera, possa essere lontano da Napoli giĂ  a Gennaio. Quello che però importa è l’impatto importante, fondamentale, decisivo che Noa ha avuto, nei pochi minuti che Conte gli concede, immediatamente dopo aver subito il secondo svantaggio,

Il Napoli gioca la sua bella partita, costruendo anche qualche occasione da gol importante, non sfruttata, a suffragare la tesi che il pareggio è, sicuramente, un punto di platino, ma che non è figlio di qualche episodio sfortunato o di una remota congiunzione astrale. Gol a parte, Il Napoli costruisce almeno altre due occasioni importanti, con Hojlund che scheggia il palo esterno e soprattutto con Di Lorenzo, che non ripete la prodezza contro il Verona, sprecando di testa da posizione favorevole: poteva essere – illo tempore – il gol del 2-1 e l’inizio di una partita totalmente diversa.

Ma ci accontentiamo di quella che abbiamo visto, che non è poco: Hojlund anche se non segna, da battaglia corpo a corpo e vince il suo duello personale con Akanji, per la prima volta in netta difficoltĂ  in quello che fino alla scorsa stagione, alimentava il derby di Manchester. Elmas stavolta, oltre a correre dietro pallone e avversari, entra nel tabellino”assist” fornendo quello prezioso a McTominay che insacca. Anche Politano trova maggiore ispirazione, ma solo essere passato nella consueta posizione largo a destra, dopo l’ingresso di Noa Lang. L’olandese, infatti, trova l’assist per il 2-2 sul traversone del laterale romano, apparentemente senza grossa pericolositĂ , ma che si trasforma improvvisamente dopo il “trattamento”dell ex-PSV. Prima, di Matteo, in veste di rifinitore dietro Hojlund c’è poca traccia, ma il guizzo finale gli vale una sufficienza.

Detto di Lobotka-McTominay coppia ormai consolidata di metĂ  campo, qualche imperfezione di troppo si registra in difesa. Beukema torna dopo un mese di assenza dall’undici titolare e la ruggine accumulata in questo frangente si vede tutta. L’Inter, inizialmente, attacca solo sulla sua fascia, approfittando dalla poca predisposizione di Di Lorenzo e, appunto, di una condizione fisica non ottimale dell’olandese. Rrahmani commette l’errore fatale sull’episodio che porta al calcio di rigore. Lo “step-on-foot” su Mikhitaryan c’è ed è punibile ed è anche un po’ ingenuo da parte di uno dei piĂą esperti difensori del Napoli e del campionato. Sull’episodio Conte perde la testa andando in escandescenze, prontamente sanzionate da Doveri che lo manda negli spogliatoi (si fa per dire) con la conseguenza che contro il Parma, si farĂ  a meno anche del mister. Per il resto, la tanto decantata ThuLa viene imbavagliata dalla difesa azzurra, con il francese ben contenuto da Juan Jesus, dei tre difensori quello che ha dato la sensazione di maggior sicurezza. Peccato, ripetiamo, l’ingenuitĂ  su un fallo da rigore che poteva essere evitato, ma ovviamente, parlando da un divano davanti alla TV rende le cose piĂą semplici e i giudizi fin troppo affrettati.

Stavolta, però, Calhanoglu non si fa sfuggire l’occasione e il suo penalty è perfetto e preciso, mandando Milinkovic Savic dall’altra parte. Poteva essere il colpo del K.O. definitivo, con il Napoli colpito dritto al cuore da una decisione, forse discutibile forse no, ma sicuramente decisiva, ma invece il carattere e l’orgoglio ferito di questa squadra che non molla un centimentro muove i campioni d’Italia, così come contro il Verona, alla ricerca di quel pareggio senza il quale l’Inter avrebbe preso il volo in campionato. E come contro il Verona, quest’orgoglio viene premiato con un episodio favorevole. Giovane graziò Milinkovic con un lob impreciso di pochi centrimetri; al Meazza è il palo ad evitare la capitolazione definitiva: si era in pieno recupero e non ci sarebbe stato tempo di rimediare al potenziale 2-3 di Mikhitaryan, l’uomo che poteva rivelarsi il jolly di Chivu.

Ma sarebbe stato ingiusto non tornare a casa con almeno un punto, per la generositĂ  e la voglia di dare tutto in campo che il Napoli ha messo. Gli azzurri se la sono giocata come dovevano, con le risorse che Conte aveva a disposizione. Ed è andata bene, anzi meglio di quanto ci si potesse augurare: l’Inter è lì, a quattro punti ed un girone di ritorno appena iniziato e da vivere intensamente, giocandosi punto a punto con loro ed il Milan, attualmente seconda, fermato dalla Fiorentina ancora invischiata nelle acque putride della zona-salvezza. Senza dimenticare Juventus e Roma, che sono sempre lì, in una classifica cortissima nella quale tutto può cambiare di settimana in settimana. Anzi, di giorno in giorno, visto che tra pochi giorni andranno in scena i recuperi delle partite non disputare a causa della Supercoppa. In campo tutte le big e gli azzurri affronteranno il Parma al Maradona, uno di quegli avversari che il Napoli di quest’anno ha mostrato soffrire di piĂą. E se questa squadra conferma le sue qualitĂ  contro squadre di vertice è ora di invertire la tendenza contro quelle di medio-bassa classifica, contro le quali fin troppi punti sono stati sprecati nel girone d’andata.

 

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