Focus Copenaghen – Napoli. Al Parken altri due punti cestinati: McTominay non basta e playoff ora davvero a rischio

COPENAGHEN – Un punto dal sapore di niente, che costringerĂ  il Napoli a giocarsi il tutto per tutto, nell’ultimo decisivo match della fase a girone, contro il Chelsea. Lo scenario che nessuno voleva, quello da evitare ad ogni costo, quello di arrivare all’ultima partita, contro una squadra inglese, con la qualificazione ancora in discussione.

Neanche un’ora giocata in vantaggio numerico ed un gol di vantaggio, al termine del primo tempo, a mettere al riparo gli azzurri da sgradite sorprese. Quello che doveva essere un secondo tempo di amministrazione del punteggio, da portare a casa attraverso la segnatura del gol della sicurezza, si è trasformata nell’ennesima occasione buttata al vento, a causa di ingenuitĂ  individuali (rigore causato da Buongiorno) e la mancanza di carattere e di forza nelle gambe necessari a rispondere adeguatamente al pareggio danese.

Al solito McTominay risponde Larsson, che si fa parare il calcio di rigore da Milinkovic Savic per poi ribadire in rete la respinta del portiere, per l’1-1 che serve a poco ad entrambe le squadre, ma sono le ambizioni a fare la differenza: se per i danesei gli otto punti fin qui conquistati sono stati un successo, quelli del Napoli rappresentano il magro bottino di un cammino sin qui deludente, che potrebbe essere cancellato solo dalla qualificazione. Il primo punto rimediato lontano da Napoli è molto simile alla sconfitta, per questa squadra che non riesce a cogliere neppure i segnali che il Dio del Calcio manda a suo favore.

Un uomo in piĂą per un’ora abbondante di gioco, con una qualitĂ  tecnica sicuramente marcata, nonostante le assenze che ormai sono una costante, il gol del vantaggio segnato a pochi minuti dall’espulsione (sacrosanta, aggiungiamo) di Delaney, sembravano essere indizi di una partita che poteva incanalarsi nei giusti binari, ed invece arriva l’ingenuitĂ  di Buongiorno, troppo burbero nella sua chiusura su Elyonoussi, che rimette in gioco i danesi fino a quel punto inesistenti o quasi.

Ma sono la mancanza di cinismo prima del pareggio e la mancanza del vigore, della forza mentale, della grinta e dell’ardore nel riconquistare il vantaggio sono i veri argomenti su cui recriminare, anche per questo Napoli raffazzonato e messo insieme con quello che ne resta, tra infortunati e non in lista. La stanchezza non può essere sempre l’attenuante, non quando di fronte c’era una squadra in inferioritĂ  numerica, sicuramente di caratura tecnica inferiore e ferma ai box da circa quaranta giorni per la sosta del campionato, dunque con un ritmo-partita tutto da verificare. Ed infatti, il Copenaghen ha avuto fin da subito le sue difficoltĂ , finendo inevitabilmente in debito d’ossigeno, ma nonostante tutto gli azzurri quasi mai, se non nel finale, hanno una parvenza di pericolositĂ  attraverso qualche situazione pericolosa figlia piĂą della confusione che di qualcosa di organizzato.

C’era curiositĂ  di vedere all’opera Vergara, al suo esordio in Champions e, soprattutto, uno dei migliori tra i suoi, sfiorando anche il gol in apertura di partita ed in generale una prestazione che lascerebbe presagire il voler puntare con piĂą frequenza su questo ragazzo, anche perchè di alternative, al momento, proprio non ci sono; tant’è che solo la disperazione che muove Conte ad attingere dalla panchina a calciatori come Lang e Lucca, che radio-mercato segnala come cessioni ormai prossime, a cui il mister avrebbe chiesto un ultimo miracolo prima di lasciare il sodalizio partenopeo.
Il centravanti ex-Udinese fa in tempo a divorarsi il gol del vantaggio, spedendo al cielo di Danimarca, in pieno recupero, un pallone che avrebbe meritato un trattamento migliore, da posizione indubbiamente invitante. Disastroso, in perfetta linea con il rendimento fin qui avuto dal ragazzo, per colpe non proprio tutte sue.

Neppure Holjund è così brillante, sia chiaro. Nulla di indimenticabile il suo ritorno a “casa”. Nemo profeta in patria, e il biondo attaccante non rappresenta in eccezione. Pochi spunti da segnalare per lui in una partita difficile, forse ansioso di volere fare bella figura davanti al suo ex-pubblico. La stanchezza per lui è sicuramente un’attenuante, per il modo di interpretare le partite, a fare sportellate con i difensori avversari, togliendogli la luciditĂ  che servirebbe davanti alla porta, ma lui davanti alla porta difesa da Kotarski ci arriva davvero raramente. Probabilmente, con l’imminente rientro di Lukaku, non sarĂ  così scontento di sedersi in panchina per qualche partita.

Chi, al contrario, la luciditĂ  davanti alla porta la sta ritrovando alla grandissima è il solito Scotty McTominay. Un altro gol, che poteva essere pesantissimo, valso solo un pareggio, in una partita probabilmente meno appariscente delle altre, ma la sua presenza resta imprescindibile, fosse solo per il carisma che trasuda in mezzo al campo e per le doti di leadership che in questa squadra sono decisamente carenti. Lo scozzese, a prescindere dall’esito della spedizione europea, è l’unico a salvarsi dall’anonimato collettivo che permea il Napoli in ambito europeo, allenatore compreso.

Non si salva, sicuramente Buongiorno, che fino allo sciagurato episodio che causa il rigore aveva giocato una partita piĂą che dignitosa, tornando perno centrale della difesa a tre, con Rrahmani ai box per infortunio. Cornelius e Dadason (uscito subito l’espulsione di Delaney) non gli danno troppi problemi, quelli che invece gli porta Elyounoussi, sul quale l’ex-capitano del Torino entra in maniera irruenta ed altrettanto evitabile. E va constatato come questo episodio, in area di rigore, che coinvolge il numero quattro azzurro, è l’ennesimo di una lista di disattenzioni che non gli erano proprie. Lontano parente dall’elegente difensore che ha guidato la difesa azzurra al quarto Scudetto, minato da una serie di infortuni  importanti, Buongiorno sta faticando tanto, troppo, a tornare ai suoi standard, tanto da essere stato sopravanzato da Juan Jesus nelle gerarchie di Conte. Per lui, l’infortunio di Rrahmani può rappresentare un nuovo trampolino di lancio, ma quello di ieri è stato uno scivolone che non ci voleva, nè per lui, nè per il Napoli.

Nota di merito, infine, per Milinkovic Savic, che anche in una serata di semi-riposo, riesce a ritagliarsi il suo spazio tra i protagonisti della serata. Il lavoro, però, gli riesce a metĂ , parando, respingendo il rigore di Larsson proprio laddove l’attaccante era lì pronto a raccogliere la respinta dell’estremo difensore partenopeo, ormai quasi una certezza contro gli assalti dagli undici metri degli avversari. Peccato. Resta comunque da rimarcare l’istinto e la reattivitĂ  di questo portiere la cui discontinuitĂ  resta il suo piĂą grande limite, alternando eccellenti prestazioni ad insicurezze vistose.

In generale, resta l’amara delusione di un risultato che poteva e doveva essere portato a casa, a maggior ragione viste le dinamiche della partita. In attesa delle restanti partite del settimo turno, determinanti per capire il margine di qualificazione che resta agli azzurri, a cui potrebbe non bastare la vittoria contro il Chelsea per approdare ai playoff. Ad ogni modo, resta una sola cartuccia nel caricatore e, dopo sette partite, non si può piĂą sbagliare. Almeno l’unico spunto positivo da questa trasferta è il non aver allungato ulteriorimente la lista degli infortunati. Di questi tempi, è come vincere una partita. Ma ora, prima di conoscere il destino europeo di Conte ed i suoi ragazzi, c’è l’insidiosa trasferta a Torino, dall’ex-Spalletti, ansioso di rovinare i piani-Scudetto degli azzurri. Vedremo che succederĂ .

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