TORINO – Una sconfitta dura da incassare e digerire perchè, virtualmente, allontana (definitivamente) il Napoli dalla corsa-Scudetto. Nove punti da rimontare all’Inter sarebbero distanza complicata da rimontare anche per una squadra in forma ed al completo; presumibilmente quasi impossibile per una squadra ridotta ai minimi termini come questo Napoli.
Non solo: lo 0-3 dello Stadium ha anche il doloroso effetto di risucchiare, inevitabilmente, gli azzurri in piena bagarre per la lotta-Champions, coinvolti in una lotta a quattro (cinque se vogliamo inserire anche il Milan, congelato in seconda posizione) con la stessa Juventus, la Roma ed il Como, in una classifica cortissima, nella quale, tocca ammeterlo, i campioni d’Italia sono quelli messi peggio.
Sebbene le dimensioni della sconfitta appaiono più ampie rispetto a quanto il match abbia raccontato, la vittoria della Juventus è legittima, figlia di una prestazione solida sul piano fisico-atletico e cinica momenti più importanti, approfittando delle concessioni difensive che i partenopei dispensano generosamente, non paghi degli enormi limiti strutturali ed atletici già sufficienti per fare la differenza.
Il Napoli visto allo Stadium è una squadra boccheggiante, stremata dalla stanchezza, vessata dagli infortuni e, come se non bastasse, anche mal disposta in campo. Conte, per l’occasione, ripropone l’inedito Gutierrez sulla fascia destra, con Spinazzola a sinistra, Juan Jesus centrale di difesa con Buongiorno e Di Lorenzo ai suoi fianchi, a difendere Meret, al rientro dopo mesi di assenza, giusto in tempo per sostituire Milinkovic-Savic, ennesimo infortunato di questa stagione maledetta. Questo e non solo, per descrivere la disfatta di Torino.
Al Napoli oltre alla freschezza atletica, che nessuno ha in questo periodo così oberato da impegni, manca negli uomini importanti (tra quelli indisponibili e quelli fuori forma) e nelle idee di gioco. Manca nell’uomo che inventa la giocata in una giornata buia, e se contro il Sassuolo il gol di Lobotka fu sufficiente a portare a casa tre punti con tanto di sofferenze ed affanni contro una squadra discreta ma non di più, contro una difesa ben organizzata come quella bianconera sarebbe stato necessario qualche colpo “ad effetto”, di cui il Napoli purtroppo non dispone nel suo bagaglio tecnico o, come oggi si direbbe, nelle sue “skills”.
Paradossalmente, il modulo doppio trequartista dietro Hojlund dovrebbe invece garantire una certa pericolosità negli ultimi trenta metri, laddove i partenopei palesano delle lacune spaventose. Elmas e Vergara giocano ovunque ma non a ridosso dell’area di rigore: il macedone vira largo a sinistra, nel tentativo – malriuscito – di dare spazio agli inserimenti di Spinazzola. Vergara, che tra gli azzurri è stato il migliore, ha giocato principalmente da interno di centrocampo, cercando di dare man forte al duo Lobotka-McTominay mai così in difficoltà, fisica e tattica, contro Thuram-Locatelli-McKennie, in un duello che è stata la chiave-tattica del match.
Se poi aggiungiamo, ad una squadra che non ha alcuna soluzione per innescare Hojlund per vie centrali, anche una vistosa carenza anche nel gioco sulle fasce, dalle quali il Napoli trae la maggior parte delle sue soluzioni offensive, ne deriva un’altra prestazione poco brillante del danese, lasciato solo al suo destino contro un marpione esperto come Bremer, per distacco il miglior centrale di difesa del campionato, che francobollandosi alle sue spalle gli toglie spazi, tempi di gioco, il respiro stesso. Indubbiamente, una partita diffcile per lui, nella quale andrebbe rubricato un potenziale rigore procurato, ma non sanzionato, per un evidente trattenuta del brasiliano, ma che non lo spinge almeno alla sufficienza. Generosità va bene, ma l’attaccante deve fare gol o almeno deve crearne i presupposti: Rasmus è fermo dalla doppietta di Cremona, quasi un mese fe, mentre come assist-man quasi riusciva a mandare in gol Lukaku, il cui esordio, insieme a quello di Giovane, rappresentano l’unico aspetto positivo in una serata nera ed anonima.
Il belga riassapora il terreno di gioco dopo il problema muscolare patito in ritiro e fa in tempo a ciabattare il gol dell’1-3, inutile ma che a Romelu avrebbe giovato, almeno mentalmente, in vista del raggiungimento di uno stato di forma quantomeno accettabile, e consentire a Hojlund una pausa di cui necessita urgentemente. E poi c’è il volto nuovo della brigata. appena giunto da Verona, spedito in campo da Conte sperando in qualche miracolo sportivo, che purtroppo non è arrivato. Il contesto non era quello giusto, per saggiare le qualità del ragazzo che, però, andrà messo nelle condizioni giuste per esprimerle, non di certo a spasso per lo Stadium in cerca di posizione in mezzo al campo, di dialogo coi compagni che non conosce e con i quali non ha fatto neppure un allenamento. Si, siamo arrivati a questo punto tale di disperazione, tanto quanto quello di Conte che nel finale presenta, contemporaneamente, il tridente Hojlund-Lukaku-Giovane, esponendosi poi alle ficcanti e letali ripartenze della Juventus, come in occasione del gol di Kostic, dello 0-3, a chiudere una partita che non aveva più nulla da dire dopo il raddoppio di Yildiz, su gentile concessione di Juan Jesus, che apre la strada con un disimpegno censurabile.
Giusto per restere in tema di disattenzioni difensive, ieri la difesa del Napoli non ha fatto una belle figura neppure sul gol che ha sbloccato la partita: il gol di David è la conseguenza di una chiusura “leggera” di Spinazzola, che permette al canadese di prendersi palla e posizione e battere Meret da pochi passi, ma prima ancora di un’uscita difficoltosa dall’area di rigore, con il pallone che tra un colpo di testa e un’altro è arrivato nel cuore dell’area, dove il centravanti canadese sta iniziando a prendere le misura, da qualche partita a questa parte. E poi Yiliz, indubbiamente la luce della squadra di Spalletti, capace di creare pericoli ogni volta che prende palla: il gol del 2
Il gol del vantaggio è legittimo, il giusto premio per venti minuti all’arrembaggio della metà campo del Napoli, in sofferenza sin dai primi minuti per il pressing forsennato esercitato dai centrocampisti bianconeri. Non solo: prima del gol di David, Thuram colpisce il palo e un minuto dopo lo svantaggio Conceicao si vede negare il raddoppio da Buongiorno, miracoloso nel salvare sulla linea un pallone destinato in fondo alla rete.
In sostanza, la chiave tattica che ha deciso quetso Juventus – Napoli è proprio nel duello vinto a centrocampo dal trio Thuram-McKennie-Locatelli, con il francese che, come detto, aveva fatto tremare la porta di Meret colpendo il palo alla sua sinistra. Oltre al gol, il centrocampista ex-Lille è una spina nel fianco nella mediana, costringendo McTominay a commettere tantissimi errori sotto pressione. Lo scozzese e Lobotka giocano la loro peggior prestazione da quando allestiscono la mediana partenopea. Anche lo slovacco è apparso troppo sottotono per assomigliare al metronomo che tiene in piedi il centrocampo, dettando ritmo di gioco e calamitando palloni. Niente di tutto questo è accaduto ieri, anche per merito di Locatelli, che Spalletti ha tirato a lucido e McKennie, ago della bilancia tra centrocampo ed attacco, bravo a dar fastidio in mezzo al campo come ad accompagnare l’azione l’offensiva. Ciò che in effetti Conte vorrebbe facessero Elmas e Vergara, ma che il macedone non riesce in nessuna delle due fasi, mentre Vergara riesce, almeno, in qualche sortita offensiva: l’unico tiro in porta verso Di Gregorio porta la sua firma.
Del Napoli non resta null’altro che questo, in una serata amara che, salvo incredibili stravolgimenti, allontana definitivamente gli azzurri dalla corsa-Scudetto. Resta adesso da salvaguardare la posizione, per assicurarsi la (prossima) Champions, in attesa di capire quale sarà il destino di (questa) Champions, con il Chelsea prossimo rivale europeo, nell’ultimo impegno della fase a girone, nella speranza che non sia l’ultimo impegno vero e proprio della spedizione europea 2025-2026.
Per evitarlo, serve principalmente ed obbligatoriamente la vittoria contro i Blues di Londra, proponendo una prestazione migliore di quella dello Stadium, francamente senza grossi contenuti. Le assenze sono delle attenuanti che vanno tenute in debita considerazioni, ma se si vuole andare avanti bisogna raschiare le energie dal fondo del barile. Non c’è altro modo. Intanto, ci si lecca le ferite dopo una sconfitta meritata, con la consapevolezza che la stagione va avanti e che a nulla serve arrampicarsi sugli specchi per giustificare uno stato di forma sotto gli occhi di tutti. C’è da svoltare, c’è da riflettere e trovare soluzioni. Urgentemente.
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