Focus Genoa – Napoli. Hojlund-McTominay per un “miracolo” a Marassi: gli azzurri in dieci espugnano il Ferraris

GENOVA – Siamo e siate onesti: nessuno ci credeva più. Difficile pensare che un Napoli ridotto in dieci, senza il suo calciatore più rappresentativo – McTominay, uscito per infortunio – stanco, raffazzonato come sempre, riuscisse a portare a casa i tre punti contro un Genoa grintoso – ricalcando fedelmente quelle che erano le qualità del suo mister – e sufficientemente cinico nello sfruttare le enormi falle difensive che il Napoli gentilmente gli concede.
Ma, incredibilmente, giunge inaspettato l’episodio che stravolge totalmente il corso degli eventi: il fallo su Vergara, in piena area di rigore vale il penalty che Hojlund trasforma, con più di un brivido, per il 3-2 finale con cui gli azzurri espugnano il Ferraris e consolidano, almeno per il momento, la terza posizione ed, allo stesso tempo, tenendo accesa la flebile fiamma che alimenta il sogno-Scudetto.

Una partita pirotecnica, spettacolare, aperta ad ogni risultato, ed è strano parlare così di una partita del Napoli di Conte, abituati come purtroppo siamo da settimane, forse mesi, a partite lente e povere di contenuti. Ma ieri lo spettacolo lo ha fatto solo il Napoli, bravo, per carità, a credere fino all’ultimo alla possibilità di vincerla, pure con un uomo in meno – espulsione di Juan Jesus – e senza la presenza di McTominay – a cui è bastato solo un tempo per garantirsi il titolo di “man of the match” – ma incredibilmente autolesionistico in difesa con errori individuali e di reparto macroscopici che normalmente andrebbero pagari con una meritata sconfitta ma che, non si sa come, passano (si fa per dire) in secondo piano davanti ad una vittoria all’ultimo respiro.

Scott McTominay, purtroppo va ad aggiungersi alla già enorme lista di indisponibili che sta caratterizzando la stagione del Napoli. Neppure la fibra dello scozzese, gladiatorio in campo, stakanovista come pochi, è riuscito a vincere la battaglia contro il karma, che vuole quasi tutti i componenti della rosa, alle prese con l’infermeria. Ma al numero otto azzurro basta un tempo per imprimere la sua impronta anche al Ferraris, prima con la rasoiata che innesca il pareggio di Hojlund – bravo quest’ultimo a farsi trovare al posto giusto sulla respinta di Bijlow –  e poi, un minuto dopo con la sassata potente e precisa che genera il momentaneo 2-1. Un gol che costa caro, poichè sarà la causa della distrazione muscolare che costringerà Scott a dare forfeit tra primo e secondo tempo. Si spera un infortunio di lieve entità, perchè a questo Napoli, Scott è un’esigenza prioritaria.

Ed è stata la serata di Hojlund, come detto autore del temporaneo pareggio, ma soprattutto del gol decisivo, in pieno recupero, su calcio di rigore. Un atto di responsabilità enorme il suo, anche perchè di tiratori “scelti” il Napoli non aveva davvero. L’esecuzione vincente mette i brividi a tutti, con un tiro non preciso, ma sufficientemente potente da passare sotto i guantoni di Bijlow che intuisce l’angolo, tocca il pallone, ma che gli sfila sotto il corpo per poi depositarsi in rete.

Per il danese sono i primi gol del 2026, almeno in Serie A, dopo il (purtroppo) inutile timbro in Champions contro il Chelsea. Strano, il rendimento di questo ragazzo, che segna doppiette per poi accusare un digiuno da gol che può perdurare settimane intere. Rasmus non andava a bersaglio dalla doppietta di Cremona e, prima ancora, qualche settimana prima, dalla doppietta contro la Juventus di Spalletti (al Maradona). Ora, la speranza è non dover aspettare un’altro mese per rivederlo sul tabellino dei marcatori. D’altra parte è da lui che si aspettano i gol, dato che è l’unico superstite di un reparto che ad inizio stagione poteva contare anche su Lucca, Ambrosino e solo figurativamente di Lukaku – ad oggi ancora in ritardo di condizione dopo il grave infortunio – più la pletora di mezze punte e attaccanti esterni. In attesa di Alisson Santos e di Giovane, non resta che affidarsi al senso del gol dell’ex-Manchester, a cui serve un po’ di continuità di rendimento sotto il profilo realizzativo, senza nulla togliere alla bontà delle prestazioni per quanto riguarda l’aspetto tattico, sacrificando fisico e muscoli al servizio di una tattica basata quasi esclusivamente sul lavoro di sponda, molto più consono a Lukaku, costringendo il danese ad un lavoro non proprio nelle sue corde ma alla quale deve ottemperare. Al Ferraris, difatti, oltre alla doppietta, la sua prestazione si è, per la maggiore, incentrata sul duello fisico contro l’ex-Ostigard, cliente non facile.

E forse Ostigard ieri avrebbe fatto al caso del Napoli, considerati i disastri che sono riusciti a mettere in scena i difensori partenopei. Non ce ne voglia Buongiorno, ma non è la sua stagione: alla base del suo rendimento ci potrebbero essere questioni personali chissà, ma appare alquanto strano che un difensore così importante – che quasi da solo, la scorsa stagione resse il reparto difensivo che portò il quarto Scudetto a Napoli – possa essersi imbrocchito a tal punto. Incredibile come, dopo venti secondi, maltratti il primo pallone in disimpegno, spedendo Vitinha verso la porta di Meret, che inevitabilmente stende. Non bastasse il primo orrore, il numero quattro si ripete nella ripresa, quasi nello stesso identico modo: stavolta è Colombo a mettergli tanta, troppa ansia, contro il quale il nostro perde un pallone velenoso, che l’attaccante genoano fa suo, involandosi verso Meret, trafiggendolo per la seconda volta.

Il rigore di Hojlund lo salva dall’essere additato come principale responsabile della non-vittoria. Non vuole essere un processo al ragazzo, ci mancherebbe altro, la cui professionalità e bravura non devono essere messe in discussione per una partita, una stagione negativa, ma è innagabile ed oggettivo come questo ragazzo stia attraversando delle difficoltà chissà se conseguenziali solo ad aspetti sportivi. Indubbiamente gli infortuni hanno fatto il loro sporco lavoro non solo sulle gambe di questo ragazzo ma anche nella testa, trasformandolo in difensore fragile, insicuro, carico di ansie quando gioca un pallone, terrorizzato anche al solo toccarlo. Ieri sera è stato toccato il punto più basso tant’è che Conte gli risparmia l’ultima mezz’ora di gioco, vedendolo in piena crisi tecnica.

Per il numero quattro ci saranno altre occasioni per rifarsi, anche perchè, una manciata di minuti dopo la sua uscita dal campo, Juan Jesus si fa espellere per doppia ammonizione, per un’altra ingenuità che in altre circostanze gli azzurri avrebbero pagato carissimo. Pertanto, contro la Roma, match importantissimo, inutile ribadirlo, Conte dovrà rinunciare al suo ormai fidato centrale brasiliano in un reparto che, per ironia della sorte, era tra i meno “toccati” dall’anatema infortuni. Poi l’infortunio di Di Lorenzo, ormai da considerare nella linea a tre, la cessione di Marianucci e appunto, la defezione di Juan Jesus, senza dimenticare Rrahmani, rientrato solo ieri dopo qualche partita di stop. E con questo Buongiorno, con Beukema mai preso in vera considerazione dal mister, anche il reparto arretrato può definirsi in emergenza.

Ma, al netto di errori difensivi discutibili episodi arbitrali, il Napoli ha pienamente meritato di vincere, non solo per il carattere e la reazione mostrata sia dopo l’immediato svantaggio, sia nella gestione dell’inferiorità numerica, sia nel finale concitato nella quale si è vista quella voglia di vincere accompagnata a quel pizzico di freschezza nelle gambe, cosenguenza di una settimana intera di allenamenti senza intoppi. Il Genoa ha giocato la sua onesta partita e possiamo comprendere De Rossi nel suo sfogo di rabbia nel post-match, dopo aver perso la seconda partita consecutiva per un rigore in pieno recupero. Vero, l’episodio di Vergara è discutibile ed il rigore poteva essere anche non dato se l’arbitro avesse giudicato il contatto tra il centrocampista azzurro ed il difensore genoano troppo lieve per giustificarne la caduta in area. Ma, il contatto c’è e dal VAR si vede chiaramente. Ergo, a bene vedere, la decisione dell’arbitro non è poi così scellerata. Semmai, è il protocollo VAR a dover essere modificato, ma questo è un altro discorso.  In linea di massima, dopo tanti episodi (dubbi) a sfavore del Napoli ne arriva uno, importante e decisivo a favore.

Due parole anche su Vergara: nella sua meno brillante prestazione da quando, si può dire, è entrato in pianta stabile in prima squadra, è riusciuto comunque a ritagliarsi il suo piccolo spazio da protagonista, che gli conferisce almeno una sufficienza. Non faccia il fatidico errore di cullarsi sugli allori, dopo le lodi sperticate (meritate, s’intende) delle ultime partite: deve crescere ma evitando di perdere la sua identità di variabile impazzita, di calciatore che può creare situazioni, che può trovare la giocata dal niente. Insomma, non si trasformi nel classico “calciatorino” da Serie A; nel “generoso” Vergara, ennesima promessa non mantenuta nel panorama calcistico italiano.

Due paroline anche per Giovane: per lui mezz’ora di gioco, in luogo di McTominay, andando a ricoprire le zolle di campo alle spalle di Hojlund, poi sacrificato per porre rimedio all’espulsione di Juan Jesus, a dieci minuti dalla fine. Nel mezzo, il nulla: speriamo questo ragazzo non sia una sorta di Ngonge v2.0.

Ed ora, giusto il tempo di un paio di giorni di riposo, che c’è il Como di Fabregas, contro il quale c’è in palio la semifinale di coppa Italia, altro impegno che adesso occupa più spazio nella testa di Conte ed i suoi ragazzi. Sarà un’altra partita dura, intensa contro una squadra che sa il fatto suo, in ottimo stato di forma e che non giocherà il suo turno di campionato, per il rinvio di Milan-Como per le Olimpiadi invernali appena iniziate.

Ma la sensazione che ieri ha trasmesso il Napoli a Ganova è di una formazione che, tra mille difficoltà, c’è ancora e che vuole giocarsi fino all’ultimo le sue chances, sia in campionato che in coppa Italia, cercando di mettere alcune toppe alle falle apertesi durante questa tumultuosa stagione.
Como e Roma: altri due esami duri ma da superare per restare a galla.

 

 

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