Sadam Houssain aveva 32 anni. Era arrivato dal Pakistan e lavorava nelle campagne del Foggiano. Il 4 agosto è scomparso nel nulla e diciotto giorni dopo il suo corpo è stato trovato nel bagagliaio della sua automobile, nei pressi di Borgo Mezzanone.
Oggi sappiamo qualcosa in più sulle ultime ore della sua vita, l’autopsia ha stabilito che sarebbe stato prima picchiato e poi colpito con un’arma da taglio e non con armi da fuoco. Gli ulteriori esami medico-legali serviranno a completare il quadro. La Procura di Foggia indaga per omicidio e, tra le piste seguite dagli investigatori, c’è anche quella del caporalato.
Ma è proprio qui che questa storia smette di essere soltanto una vicenda di cronaca nera, perché bisogna capire chi era davvero Sadam e quale ruolo avesse assunto negli ultimi tempi all’interno del sistema del lavoro agricolo.
Secondo quanto riferito dal fratello agli investigatori, Sadam non si limitava più a lavorare nei campi, avrebbe accompagnato con la propria automobile alcuni connazionali e lavoratori del Bangladesh nelle campagne del Tavoliere. In alcuni appunti consegnati ai carabinieri viene descritto come una persona che portava quattro o cinque lavoratori, li accompagnava nei luoghi di lavoro e si occupava anche dei pagamenti, elementi che devono ancora essere verificati dagli investigatori. Ma se dovessero trovare conferma, aprirebbero una domanda molto più grande: quanto è esteso il sistema dell’intermediazione della manodopera nelle campagne foggiane?
Ogni mattina migliaia di lavoratori devono raggiungere aziende agricole e terreni spesso molto distanti dai luoghi nei quali vivono. Chi non possiede un’automobile o non ha altri mezzi di trasporto deve necessariamente affidarsi a qualcuno, ed è qui che entrano in gioco gli intermediari.
La storia di Sadam potrebbe essere importante proprio per questo, la sua automobile, secondo le testimonianze raccolte, sarebbe stata utilizzata per accompagnare altri lavoratori nelle campagne.
Borgo Mezzanone poi è diventato negli anni uno dei simboli delle condizioni difficili vissute da migliaia di lavoratori agricoli stranieri, una realtà conosciuta da chi si occupa di lavoro, immigrazione e sfruttamento nelle campagne del Foggiano.
Sadam viveva e lavorava in questo contesto e ul suo corpo è stato trovato proprio lì, nel bagagliaio della sua automobile, un dettaglio che rende ancora più inquietante la vicenda.
Perché se l’omicidio dovesse essere collegato alle attività di intermediazione della vittima, non ci troveremmo davanti soltanto a una lite finita male, ci sarebbe da capire quali interessi economici si muovano attorno alla raccolta agricola e quanto potere possano avere coloro che controllano la manodopera.
Al momento non esiste una verità giudiziaria che colleghi l’omicidio al caporalato, è una pista investigativa, non una conclusione, gli inquirenti stanno cercando riscontri e il movente deve ancora essere chiarito.
La vera domanda: quanto vale un bracciante?
Ma quanto viene pagato un lavoratore per una giornata nei campi? Quanto dura realmente quella giornata? Quanto viene trattenuto per il trasporto? Chi stabilisce il compenso? Esistono contratti regolari? Quanti lavoratori vengono reclutati attraverso intermediari? E quante aziende controllano realmente chi porta la manodopera nei propri terreni?
Sono queste le domande da porsi perché il caporalato non vive soltanto nei campi, ma anche nei passaggi che precedono il lavoro: il reclutamento, il trasporto, la distribuzione delle giornate, la consegna dei salari. E proprio su questi passaggi occorrerebbe accendere i riflettori.
C’è poi un altro elemento che merita attenzione: durante gli accertamenti sarebbero stati trovati appunti relativi alle giornate lavorative e alle somme pagate, oltre ad altra documentazione che gli investigatori stanno analizzando. Anche questo materiale dovrà essere verificato e interpretato nel corso dell’inchiesta giudiziaria, ma rappresenta una possibile pista.
Seguire quei nomi, quelle date, quelle somme potrebbe permettere agli investigatori di ricostruire gli ultimi movimenti di Sadam e soprattutto la rete di persone con cui entrava in contatto.
Ed è qui che un omicidio potrebbe raccontare qualcosa che va oltre la vittima.
Potrebbe raccontare un sistema.
Il dato più inquietante arriva ancora una volta dal territorio: secondo quanto riportato dalle ricostruzioni giornalistiche, quello di Sadam sarebbe il quarto omicidio avvenuto nell’area del ghetto foggiano nell’arco di un anno, un numero che, se confermato nel quadro investigativo complessivo, merita di essere analizzato.
Non significa automaticamente che tutti questi episodi siano collegati al caporalato, ma che una domanda deve essere posta: cosa sta accadendo dentro e intorno a Borgo Mezzanone?
Perché quando in un determinato territorio si concentrano lavoro agricolo, manodopera vulnerabile, insediamenti informali e forme di intermediazione, il rischio è che il confine tra sfruttamento, economia illegale e violenza diventi sempre più sottile.
La morte di Sadam non può essere utilizzata soltanto per raccontare l’ennesimo corpo trovato in un bagagliaio.
Bisogna seguire il percorso inverso.
Dal corpo alla sua vita. Dalla sua automobile alle persone che trasportava. Dalle giornate di lavoro ai soldi. Dai soldi ai contratti. Dai contratti alle aziende. E dalle aziende a chi recluta realmente i lavoratori.
Solo così sarà possibile capire se Sadam sia stato semplicemente una vittima di un omicidio maturato per motivi ancora sconosciuti oppure se la sua morte rappresenti l’ultimo episodio di una guerra invisibile che si combatte da tempo nelle campagne del Foggiano.
Per ora c’è un uomo di 32 anni che non è tornato a casa. C’è una famiglia che aspetta di sapere perché sia stato ucciso. C’è un corpo rimasto per giorni nel bagagliaio di un’automobile.
E ci sono una serie di nomi, numeri, pagamenti, giornate di lavoro e rapporti tra braccianti e intermediari che gli investigatori stanno cercando di ricostruire.
È da lì che bisogna partire.




