Dal 31 luglio al 31 agosto, un mese dopo il sisma che ha messo in ginocchio Pozzuoli: cosa è cambiato veramente?

È passato un mese dalla scossa di terremoto di magnitudo 4.7 ai Campi Flegrei che mise in ginocchio Pozzuoli. Da allora tante parole e, oggettivamente, pochi fatti. Mentre la città pian piano prova a ricominciare (ancora una volta) i numeri non ammettono interpretazione: sono più di 4000 le persone ancora senza casa. Oggi l’ultima manifestazione a Roma, ma sono tantissime quelle che i residenti hanno messo in atto in questi 30 giorni per chiedere interventi immediati.

E allora la domanda è inevitabile: cosa si è fatto realmente per i Campi Flegrei e per la città di Pozzuoli? Difficile dirlo, ma il dato degli sfollati, affiancato da quello in termini di aiuti economici che latitano, nonostante il milione di euro stanziato dalla Regione Campania, non possono non fare riflettere.

Nessuno stato di emergenza, come è noto, eppure l’emergenza esiste ed è innegabile. Molte attività sono ormai in crisi, tante altre hanno dovuto abbassare (si spera non definitivamente) la saracinesca e moltissimi immobili, privati e statali, sono ancora inagibili.

La gente è stufa delle tante, troppe promesse fatte dal Governo anche perché, parliamoci chiaro, a Roma il problema Campi Flegrei sembra quasi essere un problema di serie B. Il polverone dei primi giorni sembra essersi già affievolito e soltanto i cittadini continuano a tenere alta l’attenzione sulla questione con pacifiche ma decise manifestazioni in strada.

Mentre la terra (seppur lievemente ringraziando Dio) continua tremare, la paura rimane tanta. Non solo per la sensazione di aver perso tutto ma per quella, forse ancora più preoccupante, di essere stati nuovamente abbandonati.

La speranza è che non sia così. Non può essere così. Questa volta non può essere così.

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