Napoli nord, quattro Comuni, un solo territorio: la nuova sfida è amministrare insieme

Qualiano, Giugliano, Villaricca e Calvizzano sono quattro Comuni distinti, con quattro amministrazioni, quattro bilanci e quattro apparati burocratici. Ma basta percorrere le loro strade per rendersi conto che, nella realtà, rappresentano ormai un unico territorio profondamente interconnesso. Un territorio, dal punto di vista urbanistico e soprattutto della mobilità che molto spesso che rasenta la barbarie. Nelle ore di punta traffico intenso, code lunghissimi e tempi biblici per percorrere poche centinaia di metri.

I confini amministrativi esistono sulle mappe, ma molto meno nella vita quotidiana dei cittadini.

Chi vive a Qualiano attraversa continuamente Giugliano, Villaricca o Calvizzano per andare al lavoro, accompagnare i figli a scuola, raggiungere un’attività commerciale o semplicemente spostarsi. Il traffico non si interrompe davanti a un cartello con il nome del Comune e una strada che attraversa un territorio produce inevitabilmente effetti anche su quello confinante.

È per questo che forse sarebbe arrivato il momento di fare un passo in più e cominciare a ragionare non soltanto in termini di singole amministrazioni, ma di territorio. Già “territorio comune”, che costituirebbe un salto di qualità nella gestione delle nostre aree urbane e semiurbane

La proposta potrebbe essere quella di creare una vera e propria cabina di regia intercomunale tra Qualiano, Giugliano, Villaricca e Calvizzano, con il coinvolgimento, naturalmente, degli altri enti sovracomunali competenti, dalla Città Metropolitana alla Regione e alla Prefettura.

Non un nuovo carrozzone burocratico e nemmeno un altro organismo destinato a produrre riunioni e verbali. Al contrario, una struttura leggera e operativa, attraverso la quale i quattro Comuni possano decidere di gestire insieme quei problemi che, proprio perché superano i confini amministrativi, difficilmente possono essere risolti singolarmente. E proprio la viabilità sarebbe probabilmente il punto dal quale partire.

Pensiamo a nodi nevralgici come la rotonda di Candida, dove convergono flussi provenienti da più direzioni e territori comunali, oppure al ponte di Surriento, dove una criticità può rapidamente trasformarsi in un problema per un’area molto più ampia di quella nella quale fisicamente si trova l’infrastruttura, “fitno” alla rotonda di San Francesco a Patria che durante i fine settimeni e i giorni prima delle feste diventa territorio off limits per il traffico che si crea per raggiungere la vecchia “Aucian”.

Ma gli esempi potrebbero essere molti altri.

In questi casi continuare a chiedersi soltanto “di chi è quella strada?” rischia di essere un esercizio amministrativo poco utile. La domanda dovrebbe essere un’altra: come facciamo a far funzionare quella strada nell’interesse dell’intero territorio?

Alcune forme di collaborazione tra i Comuni sono già esistite in passato, soprattutto per la realizzazione di infrastrutture e rotatorie. È un’esperienza importante perché dimostra che collaborare si può. Il vero salto di qualità, però, sarebbe passare dalla collaborazione occasionale alla gestione coordinata e permanente di alcune criticità.

La cabina di regia unica potrebbe occuparsi, per esempio, della gestione del traffico nei nodi intercomunali più problematici, del coordinamento della segnaletica, della programmazione della manutenzione, della gestione delle deviazioni in caso di lavori o incidenti e del coordinamento delle rispettive Polizie locali.

Perché non ha molto senso che un Comune intervenga sulla propria parte di strada senza sapere che cosa accadrà cinquanta metri più avanti, quando quella strada entra nel territorio dell’amministrazione confinante.

Ma la questione della viabilità è soltanto la parte più evidente di un problema molto più grande. Lo stesso ragionamento potrebbe essere applicato alla Protezione Civile. È vero che esistono già piani e sistemi di coordinamento che fanno capo alla Prefettura, alla Regione Campania e alla Città Metropolitana. Ma proprio per questo non avrebbe senso immaginare una struttura alternativa o sovrapposta a quelle esistenti.

Si potrebbe invece costruire, a livello locale e per i quattro comuni interessati, un piano strategico intercomunale per la gestione delle emergenze, coordinato con gli strumenti già previsti dagli enti superiori. Perché anche un’emergenza, esattamente come il traffico, non conosce i confini comunali.

Un’alluvione, un incendio, un grave incidente stradale, un evento sismico, una situazione di rischio idrogeologico o una calamità che renda impraticabile una delle principali arterie di collegamento può interessare contemporaneamente Qualiano, Villaricca, Giugliano e Calvizzano.

E allora sarebbe utile sapere in anticipo non soltanto quale Comune deve intervenire, ma come devono muoversi tutti gli altri.

Quali strade utilizzare per le evacuazioni? Dove concentrare i mezzi? Quali aree possono essere utilizzate come punti di raccolta? Quali strutture possono diventare temporaneamente centri di assistenza? Probabilmente le risposte a tutti questi quesiti sono già contenute nei rispettivi piani urbanistici locali, anzi, ci saranno senz’altro. M perché ad esempio non coordinarsi anche con il comune vicine per soddisfare reciproche esigenze? Quali strade devono essere mantenute libere per garantire il passaggio dei mezzi di soccorso? Come comunicare rapidamente alla popolazione informazioni omogenee?

Sono domande alle quali è certamente possibile rispondere attraverso i piani di Protezione Civile dei singoli Comuni e attraverso il coordinamento degli enti superiori. Ma in un territorio così strettamente interconnesso sarebbe ancora più efficace avere anche una visione comune e preventiva.

E lo stesso principio potrebbe riguardare l’urbanistica.

Forse è arrivato il momento di smettere di pensare all’urbanistica come qualcosa che termina esattamente dove finisce il territorio comunale.

Se un Comune autorizza nuove abitazioni, nuove attività commerciali o nuove trasformazioni urbanistiche, queste produrranno inevitabilmente effetti sul traffico, sui parcheggi, sui servizi e sulle infrastrutture dei Comuni vicini.

Una nuova strada, una nuova area residenziale o un nuovo insediamento commerciale non sono quasi mai soltanto una questione comunale.

Per questo una strategia urbanistica e della mobilità condivisa tra Qualiano, Giugliano, Villaricca e Calvizzano potrebbe rappresentare qualcosa di molto più importante della semplice somma dei quattro strumenti urbanistici.

Non si tratterebbe di togliere competenze ai Comuni, ma di costruire una visione comune del territorio. Stabilire dove è necessario potenziare la viabilità, dove servono parcheggi, quali aree devono essere preservate, dove concentrare determinati servizi, come collegare meglio i centri abitati e come evitare che le scelte urbanistiche di un Comune producano problemi irrisolvibili in quello confinante.

È, in fondo, tale logica viene da anni viene sperimentata in molte parti d’Italia attraverso le Unioni di Comuni e le forme associate di gestione dei servizi: non tutto deve necessariamente essere gestito singolarmente se farlo insieme permette di utilizzare meglio le risorse e soprattutto di affrontare problemi che hanno una dimensione più ampia.

E non sarebbe necessario partire da tutto. Si potrebbe cominciare da tre questioni molto concrete: mobilità, Protezione Civile e pianificazione territoriale.

Individuare i nodi viari più critici. Coordinare gli interventi. Condividere informazioni e sistemi di comunicazione. Mettere in rete le Polizie locali e le strutture di Protezione Civile. Studiare insieme i flussi di traffico. Programmare la manutenzione delle infrastrutture strategiche. Elaborare una visione urbanistica che tenga conto di ciò che accade al di là del confine comunale.

Poi, se il modello funziona, si potrebbe estenderlo ad altri servizi.

La vera sfida, quindi, non sarebbe creare un nuovo ente, ma creare una nuova mentalità amministrativa.

Perché Qualiano non può risolvere da sola il traffico che arriva da Villaricca, così come Villaricca non può programmare la propria viabilità ignorando ciò che accade a Qualiano o a Giugliano. E nessuno dei quattro Comuni può affrontare un’emergenza complessa immaginando che il problema finisca esattamente dove comincia il territorio dell’amministrazione confinante.

Il punto è proprio questo: abbiamo quattro Comuni, ma viviamo dentro un territorio che ormai funziona come uno solo. Forse sarebbe arrivato il momento che anche le amministrazioni iniziassero a ragionare nello stesso modo. Non per cancellare le identità dei singoli Comuni, ma per affrontare insieme ciò che singolarmente non possono risolvere.

Perché il traffico non conosce i confini e le emergenze nemmeno.

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