Un pestaggio in piena regola. Una vendetta. O meglio, la reazione ad uno sgarro. Perché quell’uomo non doveva permettersi di incazzarsi anche se le due figlie erano state aggredite. E allora, come un branco di bestie, l’accerchiamento e poi le botte. Tante, continue, col rischio di ucciderlo. Ma tanto non importa. Ciò che importa è dimostrare la “mia” superiorità, il “mio” essere intoccabile. Al Vomero, domenica notte, è andato in scena l’ennesimo capitolo di una storia di violenza che riguarda giovanissimi e che sembra non avere fine. Ragazzini che ormai non hanno più interessi, né svago. Perché non esistono più i “circoletti” col calcio balilla o la carambola. Non esistono più i flipper o i tornei a Scopone. Non esistono gli innamoramenti, i corteggiamenti. Esiste solo la voglia di dimostrare di essere superiore agli altri, in qualunque modo. Si esce la sera, spesso, solo per fare a botte. Per cercare la “tarantella”. Per tornare a casa impettiti per aver gonfiato di “mazzate” qualcuno. È la logica della criminalità che, trasferita nelle menti e nelle mani di chi dovrebbe essere solo un ragazzino, diventa ancora più pericolosa. Perché non c’è coscienza delle conseguenze. Perché conta solo il momento. Perché bisogna dimostrare di essere i più forti.
Soprattutto davanti a quegli occhi spenti di chi assiste senza fare niente. Di chi non scappa, perché non ha paura. Quegli occhi di chi ha solo voglia di guardare, di sedersi a pochi metri e godersi lo spettacolo. Anche se di fronte a loro sta andando in scena un massacro.
Fa paura la violenza, fa paura la cattiveria dei giovanissimi, ma fa paura anche questa indifferenza. Indifferenza che fa rima con complicità, soprattutto quando si ride mentre un padre di famiglia viene massacrato di botte sotto gli occhi atterriti delle figlie. Due ragazzine, bambine si sarebbe detto una volta, di 12 e 16 anni. Che, purtroppo, mai dimenticheranno.




