Di questi tempi, a Göteborg, sei anni fa

Ho come la sensazione che la realtà giri troppo veloce su se stessa e si trasformi in parole che girano caotiche in un vortice in cui mi sto perdendo. Parole come “Higuaìn” e “venduto” sono diventate troppo velocemente qualcosa che detesto -che molti detestano- e capisaldi come “non si vende il più forte che hai” e “non si rinforza la tua diretta concorrente” si sono disciolti assieme ai miei sorrisi poco abbronzati di questo fine Luglio-inizio Agosto insolito. Mi gira la testa, non so a chi o cosa credere. Non sono nemmeno sicuro di voler credere a qualcuno o qualcosa. Mi sono rifugiato nel più assordante silenzio che abbia mai fatto e ho cercato di capire. Di questi tempi, non è cosa semplice.

Quagliarella in tribuna, Cavani in campo
Quagliarella in tribuna, Cavani in campo: tempi passati

Si. Ma come? Riavvolgendo il nastro! È l’unica cosa da fare che mi è sembrata intelligente. Riportare tutto al punto di inizio. Al principio. Ho nascosto il mio spartphone non so dove, niente app che mi bombardano di vane speranze, niente opinioni da bar, ne sconclusionati trafiletti pro o contro la presidenza. Ho spolverato perfino il mio vecchio impianto hi-fi ed ho ascoltato un vecchio album che ho dimenticato lì dentro chissà quanto tempo fa. Ho aperto il mio cassetto e, come ogni volta che ho capito di non capirci più niente, ho cominciato a scavare, a riavvolgere il nastro. Un biglietto, oramai incartapecorito. Lo apro. Elfsborg-Napoli, conferma prenotazione.

Il primo colpo al cuore non si scorda mai
Il primo colpo al cuore non si scorda mai

Di questi tempi, sei anni fa, il Napoli vendeva Quagliarella alla Juventus, nel clamore più totale. Il 27 del Napoli aveva disputato un ottimo Mondiale sudafricano, ed aveva irrorato la piazza partenopea con sogni di gloria che solo ora mi sembrano esagerati ma così romantici. Qualche notte più tardi avrei viaggiato verso Göteborg, cambiando tre aerei, prendendo un paio di treni e supplicato un paio di tassisti svedesi di farmi risparmiare in onore di qualche assurdo motivo che nemmeno io, in fondo, conoscevo. Il mattino seguente bevvi un cappuccino amarissimo, affogandoci dentro le parole “Quagliarella” e “venduto”. Avrei voluto solo tornarmene a casa, chiudermi nella mia stanza, aprire il mio cassetto e ricominciare a scavare. Ma non ero mai stato così lontano da casa.

Il primo abbraccio ai tifosi, in trasferta svedese
Il primo abbraccio ai tifosi, in trasferta svedese

Due giorni dopo, ero nel settore ospiti della Borås Arena, di Borås, casa dell’Elfsborg. Preliminare di Europa League. 26 Agosto. Avevo lavorato sodo per essere lì. La mia ragazza mi aveva lasciato, perché avevo speso tutto quello che avevo per essere lì, anziché su qualche spiaggia a friggermi al sole, fingendo di non voler essere altrove. Poi facemmo la pace, barattando il perdono con la promessa di un regalo. Il settore era stracolmo di persone con storie analoghe alla mia. In tribuna c’era anche Quagliarella. Ma in campo la punta era Edinson Cavani, appena acquistato dal Palermo, per poco più di una decina di milioni. “Sbaglia troppo sotto porta”, “è troppo gracile, si farà male subito”, “ma uno che fa la panchina a Palermo, che potrà mai fare?”.

Dove tutto ebbe inizio, una sera d'Agosto
Dove tutto ebbe inizio, una sera d’Agosto

Mi faceva male il cuore. Il castello dorato messo su, mattone dopo mattone, da quel Napoli-Cittadella al San Paolo, nel 2004, stava crollando su se stesso, portando giù con se la mia speranza, la mia gioia, i miei soldi, le mie scelte. Ci credevo. Ero lì. Dannazione, se ci credevo! Di nuovo mi stavo perdendo in milioni di parole che significavano tutto e niente. Fino a quando l’arbitro, Said Ennjimi, un francese tornato un po’ prima dalle vacanze, fermò il tempo. Fermò le parole in cui mi stavo perdendo. Fermò la bile che mi corrodeva l’anima. Fermò il dispiacere per la cessione del mio campione. Fermò tutto quello che non è mai contato più di quello che è alla base di tutta questa storia. Fischiò l’inizio della partita. Quello fu il principio.

Riavvolgendo il nastro riscopro le solite vecchie pecche societarie di questo Napoli, le solite montagne russe emozionali dei tifosi pronti a legarsi a questo o quel campione erigendo statue d’oro in ogni angolo della città che poi col tempo si corrodono e vengono messe da parte. Sento di averne abbastanza di questo chiacchiericcio. Sento il bisogno di respirare l’odore dell’erba bagnata dagli irrigatori prima di ogni partita. Il posto lasciato vuoto nella notte di Madrid è stato occupato da Arkadiudz Milik. Un attaccante normale, giovane, spensierato, che odora ancora di Eredivisie. Uno su cui c’è una persistente foschia fatta di incertezze e aspettative. Non so come si ambienterà Milik, ne quanto inciderà sul prossimo campionato. Una cosa la so, però. Vorrei tanto ritornare a Göteborg.

 

Cavani alla prima ufficiale col Napoli fece dimenticare subito Quagliarella
Cavani alla prima ufficiale col Napoli fece dimenticare subito Quagliarella
Saverio Nappo
Saverio Nappo
Appassionato di calcio, innamorato dei numeri. Appassionato di numeri, innamorato del calcio.

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