NAPOLI – Che la Napoli nascosta non viva solo all’umido dei vicoli lo testimonia un giardino che sorge in pieno centro, ignoto ai piĂą: il Vivaio Calvanese. Al numero 234 di Via Foria, esattamente di fronte all’Orto Botanico, all’interno di un antico palazzo, un vero e proprio eden incanta curiosi visitatori. Il posto è magico e si respira aria di altri tempi. Le fotografie dell’annesso piccolo museo raccontano, ad esempio, di Pupella Maggio ed Eduardo De Filippo che, finite le prove al vicino San Ferdinando, erano soliti passare delle ore nella Kaffehouse del vivaio, discorrendo di cultura o di politica. Il botanico improvvisato, di certo, camminando pei sentieri di questo giardino, non potrebbe mai riuscire ad apprezzare il pregio di certe flore, ma gli sarĂ certamente possibile godere di questo paradiso in terra, protetto dalle alte facciate del grande palazzo.
A pochi passi da qui, nel dimenticatoio di Via Foria, sorge un altro elisio che, per non lasciar incertezze, porta nel suo diminutivo una chiara destinazione: Vico Paradisiello. Siamo alle spalle dell’Orto Botanico, precisamente su Via Veterinaria, strada che prende nome dalla facoltĂ che ospita. Sede, un tempo, di lussureggianti abitazioni nobiliari, oggi, è un luogo praticamente trascurato che sembra aver abdicato a sĂ© stesso, che ha lasciato scegliere ai topi di cittĂ altre mete residenziali. Fratello minore della Pedamentina, ospita orti e piccoli frutteti che ammortizzano minimamente l’economia domestica di qualche autoctono.
Ci troviamo in un’oasi protetta. La consecutio temporum con la modernità è vistosamente interrotta, tanto che solo il Centro Direzionale sembra essere l’unico elemento contemporaneo visualizzabile dal suo panorama. Il De rerum natura partenopeo comincerebbe da questo rifugio, nel segno d’un Epicureismo che qui, come in nessun altro posto della tormentata CittĂ , troverebbe agio. Il Paradisiello è ad un passo dal cielo: è un sentiero sornione, assopito da vita di campagna con numerose ma docili scale fatte solo per chi vuole accettare il rischio dell’avventura, perchĂ© al Paradisiello, senza alcun dubbio, non si finisce per scambio.









