NAPOLI – Via Sant’Eframo vecchio è una strada del centro, ma nelle sue vene scorre sangue di periferia. Siamo nel retro di Piazza Carlo III, alle spalle del Palazzo Fuga, meglio conosciuto come Real Albergo dei Poveri, voluto dall’audace Bernardo Tanucci, il Primo ministro borbonico che ci invidiava mezza Europa. Eframo è un santo poco noto, quasi dimenticato, e la strada dedicatagli non poteva ricevere sorte diversa, tanto è che recentemente la toponomastica ha preferito cambiar nome in Via Michele Guadagno. Via Michele Guadagno, dunque, già Sant’Eframo vecchio, è un porfido scivoloso che, di curva in curva, arriva addirittura alle transenne della tangenziale. La strada ha preso le sembianze d’un anziano saggio che ha vissuto la Napoli d’un tempo e che oggi vede sfrecciarsi affianco la modernità.
Lo snodo delle jikan urbane comincia da Piazza Vico, che per i napoletani è dietro al Cinema Corallo, la rinomata sala chiusa agli inizi degli anni ottanta. Nella Piazza, dietro un giardinetto, vistosi murali marcano il territorio di ultrà o, più in generale, di gente di protesta. Siamo nel regno delle interiora di carne: soffritto, carne cotta e zendraglie varie sono le specialità della taverna del celebre ‘o Russ’ che, da anni, con orgoglio, offre cibi essenziali per veri intenditori.
Da Piazza Vico, procedendo dritto, si giunge a Via De Marco, una salita intrisa di larghi arabeschi addobbata con maestose ville. Il mare in lontananza è il giusto elemento d’un panorama che, se non fosse per ponti d’intralcio e perenni lavori in corso in mezzo alla Città, non avrebbe nulla da invidiare a quello che s’ammira dai migliori promontori nostrani.
Via De Marco è una Posillipo vissuta e scanzonata che non mette mai giacca e cravatta; chi ci abita, vuol vantarsi di vivere in un posto tanto bello, quanto lontano dalla solita gouache. Quale novità, insomma? Napoli ancora una volta è uno scrigno e sta al fine esploratore trovarne i tesori.




