Giugliano, l’estate più balorda. Lidi chiusi, inceneritore e l’onta del commissariamento

Giugliano, l’estate più balorda. Lidi chiusi, inceneritore e l’onta del commissariamento

Se si potesse stilare una classifica delle estati giuglianesi più balorde, quella 2013 conquisterebbe il primato. Città commissariata, lidi chiusi, economia entrata nel suo quinto anno di crisi. Sembra che i cittadini della città della Mela Annurca stiano messi peggio degli altri italiani. Non solo privati della rappresentanza democratica per un decreto di scioglimento che rischia di cadere sotto la falcidia dell’illegittimità costituzionale, ma anche defraudati del piacere di spiaggia e ombrelloni.


Di chi è la colpa? C’è chi punta il dito contro la giustizia a orologeria, chi contro il Governo, chi ancora contro i banchieri europei. Ma i complottismi, così come il metodo dello scaricabarile, non aiutano a comprendere le responsabilità che hanno precipitato Giugliano nell’estate più balorda della sua storia.

Partiamo dal papocchio delle concessioni balneari. Un disastro che ha ridotto sul lastrico decine di esercizi commerciali e provocato la perdita di centinaia di posti di lavoro. Un danno enorme inflitto all’economia del nostro litorale e al suo indotto, di cui però non può ritenersi responsabile la magistratura. Certo, ragioni di convenienza avrebbero potuto indurre i magistrati ad apporre i sigilli dopo la stagione estiva. Ma la giustizia ha i suoi tempi, le sue motivazioni, e qualunque decisione presa in forza di diritto va sempre rispettata, pena la delegittimazione delle istituzioni che negli ultimi tempi sta corrodendo i fondamenti della nostra democrazia. Quindi, a meno che la Procura di Napoli non abbia preso una cantonata, la colpa è solo di chi non è in regola con canoni e concessioni, o di un Comune responsabile di una riscossione quanto meno opaca dei pagamenti per conto del Demanio.

Che dire invece dei primi tre mesi di commissariamento? Il triumvirato insediatosi presso Corso Campano sta lavorando nell’ombra. Evita proclami, promesse e azioni di propaganda. Il volto della legalità è silenzioso e impenetrabile. Quasi kafkiano. D’altronde, dopo il presenzialismo mediatico a cui ci ha abituati la politica degli ultimi anni, sentirsi dire che saremo ripagati con i fatti può rappresentare una svolta significativa. Peccato che il silenzio è stato rotto di recente da un manifesto di buon ferragosto affisso in città che ha scatenato un vespaio di polemiche. Uno scivolone? Forse. Ma il primo banco di prova vero e proprio è – e sarà – la nuova gestione del servizio di nettezza urbana. Dopo la disastrosa eredità lasciata dalla Senesi (differenziata al lumicino e litorale invaso da muraglie di rifiuti), entro settembre l’ATI composta da Gema e TeknoService Srl dovrebbe impiegare tutte le risorse a disposizione e lavorare a pieno regime. Obiettivo: 65 % di raccolta differenziata e strade pulite. Attendiamo fiduciosi l’esito di questo primo esame, anche se purtroppo le premesse non sono delle migliori, visto l’utilizzo improprio dei bobcat per la raccolta dell’immondizia (con buona pace dell’ordinanza di divieto e dell’integrità del manto stradale).

Oltre agli sprechi e al problema rifiuti, c’è infine chi addebita ai commissari lo scarso potere di interdizione dimostrato nella faccenda dell’inceneritore. La notizia del bando per la costruzione dell’impianto è piovuta sulla città come una doccia gelata e i triumviri non avrebbero opposto alcuna resistenza. “Non sapevamo nulla dell’ipotesi del termovalorizzatore”, avrebbero fatto mestamente sapere interpellati sul punto. Ma la colpa di certo non è loro. In mancanza di una rappresentanza democratica (sia essa di destra o sinistra), Giugliano è palleggiata fra le mani dei poteri forti, senza che ci siano personalità politiche in grado di tutelarne gli interessi nelle stanze che contano. Una situazione tanto radicale che qualsiasi amministrazione non avrebbe potuto nulla contro una decisione presa direttamente a Roma. Due anni fa, con Pianese in carica, nessuno ha mosso un dito per impedire l’emanazione della legge istitutiva dell’inceneritore di Napoli Nord a Giugliano. Forse, viste le prove di debolezza registrate in passato sotto altre bandiere (vedi l’apertura di Taverna del Re durante l’amministrazione di centrosinistra), è la città nel suo complesso a soffrire di sudditanza politica nei confronti degli altri enti locali. Siamo percepiti anche all’esterno come un “paese”, mai come città, come tali dunque privi identità e spessore decisionale. E ciò malgrado l’estensione territoriale e i 120mila abitanti che ci rendono la terza città della Campania. Il trasferimento del Tribunale ad Aversa, tanto per restare in tema, è l’ennesima riprova.

Cambierà qualcosa con l’inizio del nuovo anno? Si profila un autunno caldo. Per non dire rovente. La tenuta della città sarà messa sotto sforzo dall’ondata di manifestazioni contro la costruzione dell’inceneritore. Ci auguriamo vivamente che la battaglia comune lanciata contro l’ecomostro possa perlomeno costituire l’occasione per riaggregare le forze politiche, nonché per rinsaldare un’identità cittadina mai così debole  come in questi ultimi anni.