Due tiri, due goal: che beffa! La solita Inter fa fuori il Napoli dalla Coppa Italia

Due tiri, due goal: che beffa! La solita Inter fa fuori il Napoli dalla Coppa Italia

Nervosismo nel finale di gara, volano parole tra i due tecnici. Polemiche sterili di Mancini in tv

@Saverio Nappo

NAPOLI –  “Mamma! Mamma! Mi hanno preso in giro! Mi hanno detto che sono sciocco!”. Ahh! sospiro.  “Mamma! Mamma! Mi hanno urlato contro! Mi hanno detto che non sono bravo!”. Eheh! sorrido.

Niente da fare, il calcio non c’entra stasera. Sono caduti tutti i princìpi del mondo moderno e universalmente riconosciuto. Non si può andare avanti così. Mancini ha dichiarato che “un uomo così non dovrebbe neanche più starci nel calcio”. Parlava del professore.

maurizio sarriOk, basta così. Non posso prendervi in giro. Questa farsa grottesca, sfruttata ad arte non fa per me. Non fa per voi. Però il Mancio-nazionale su una cosa ha avuto ragione: parlare di calcio. Ebbene io parlerò di calcio e se uno come lui vuole viverci nel calcio, dovrebbe smetterla con questo ridicolo piagnisteo in diretta nazionale e, magari, potrebbe dire che l’Inter ha vinto una partita difficilissima, giocando un buonissimo calcio, con una tattica studiatissima e un’apprezzabilissima forza nelle gambe.

Ma vi racconterebbe delle frottole, delle fandonie. Qui la verità non sta nel mezzo, come dall’alba dei tempi. Il calcio è un’altra cosa. Il calcio è extra terreno, è un mondo parallelo, una lunghezza d’onda diversa dalla realtà, qualche metro sotto terra, o magari a mezz’aria. Il calcio non gode delle stesse leggi terrestri, non hanno senso le leggi della fisica. Non hanno senso le traversate nella notte per vedere un pallone rotolare alle nove di sera del giorno dopo e niente più. Non ha senso la giurisprudenza, né la morale universale. Non ha senso niente che regoli il roteare perpetuo del pianeta Terra e il caotico vagare delle miliardi di persone che lo popolano. Figuriamoci se abbia senso un insulto. “Frocio, sta seduto, finocchio!”.

Il Calcio, con la “C” maiuscola è quello che vive di passione, di tifosi, di adrenalinica speranza e di viscerale amore. Il Calcio è religione pagana, è fede al di là del come, del quando, del perché. Ad esempio, accade che l’inverno piombi all’improvviso, sbucando da dietro l’angolo facendoci sobbalzare –boom!- e porti con se aria gelida e folate di vento che assomigliano a delle lame che ti trafiggono il volto, le mani, la schiena. Però, al San Paolo c’è la coppa Italia, il quarto di finale contro l’Inter del catenaccio. Ma è solo martedì e fa un freddo cane. Beh, che vuoi che sia? –amore, io vado allo stadio.. con questo freddo?.. tranquilla, abbiamo il copri spalti..-. Come se un copri spalti potesse riscaldare. Che volete che siano 3 gradi e vento freddo che vi congelano i jeans? E’ il calcio che chiama, offre, ai fedeli, 90 minuti di vita sulla Luna. Accetto! Arrivo!

Napoli-Inter è un monologo. Un assolo. Una cosa che nel pallone si potrebbe chiamare pressappoco “un testa-coda”, data la qualità del gioco espresso in campo. Però il calcio è, alle volte, beffardo, ingiusto. I numeri contano tutto nella realtà, ma, ve l’ho detto, il calcio è qualcosa che non appartiene a questa dimensione. Il primo tempo finisce 0-0, dove zero sono i goal segnati dal Napoli e zero sono, più o meno, i palloni giocati dall’Inter nella metà campo partenopea.

Il secondo tempo scivola via uguale, ma l’adimensionalità del calcio si manifesta sul finale di partita. Jovetić recupera un pallone e, dal limite dell’area grande, fa partire la lama della ghigliottina –sctiin!-. La lama scende veloce, scorrendo lungo i binari della struttura in ferro e legno. Scende veloce verso il collo del condannato in maglia bianca e azzurra. Il Napoli prova a reagire, ma il tempo stringe. Sembra un toro furente, che a testa bassa di scaglia verso il drappo rosso del matadòr. Mai finire nella trappola della corrida. Soprattutto se sei il toro. Il matadòr nasconde la lama dietro il drappo. Ljajić, in contropiede, a tempo scaduto. 0-2. Napoli fuori dalla coppa Italia, Inter in semifinale. Con due tiri. E tanto catenaccio. Basta così.

Ehm. Si. Maledetto gioco del pallone. Che stronzo che è! Ops! Scusate!

Un prete, un professore, la fidanzata, un conoscente, un estraneo, mamma o papà, un avvocato, un ingegnere, un meccanico, un elettricista, un dottore, un bambino. Scusate, qualcuno potrebbe offendersi. Nella realtà. Nel calcio, però, non c’è mamma che ti tiene per mano mentre sgrida il cattivo che ti ha preso in giro.

Il calcio è un’altra cosa.