NAPOLI – Che “mamma del Carmine!” sia la tipica esclamazione del popolo partenopeo, è un dato assodato. Che l’espressione trasmetta un legame con la Madonna Bruna della Chiesa di Santa Maria del Carmine Maggiore, però, lo sanno in pochi. Piazza del Carmine e Piazza Mercato. In una atmosfera di degrado diffuso, giacciono molteplici effigi del passato. La Chiesa di Santa Maria del Carmine, quella che si trova immediatamente sulla destra entrando da Via Marina, è il fiore all’occhiello del barocco napoletano, ma purtroppo le vistose impalcature non cessano mai di coprire il suo autentico splendore.
Varcata l’entrata, subito appare dall’altare l’icona della Vergine Bruna. Diverse le storie sulle origini, ma quella piĂą accreditata pare riferirsi ad un gruppo di saraceni che, perseguitati in Palestina, si rifugiarono a Napoli, portando con sĂ© l’immagine della Bruna che veneravano sul Monte Carmelo, in alta Galilea. Al centro della navata una vistosa statua di Corradino di Svevia, le cui spoglie qui giacciono. Nel Settembre del 1943 un gruppo di soldati tedeschi si presentò nella Chiesa con l’intenzione di portare via i resti dell’Hohenstaufen, senza però riuscirvi, perchĂ© ingannati da Padre Allevi, il quale suggerì loro di scavare dietro il piedistallo. I tedeschi se ne andarono, non riuscendo a trovare nulla, ignari del fatto che le ossa di Corradino si trovassero invece dentro il piedistallo.
Uscendo dal Santuario, ci dirigiamo al centro di Piazza Mercato. Due porte da calcio allestiscono un vero e proprio stadio cittadino. Sciami di motorini circumnavigano il largo cementificato ed è curioso analizzare i comportamenti animaleschi dei maschi- centauri che mirano ad attirare l’attenzione delle belle donzelle, ronzandole intorno. Proviamo, adesso, lentamente a girare su noi stessi, ruotando attorno ad un climax ascendente di misteri. Osserviamo quello che rimane degli ottocenteschi obelischi- fontane di Francesco Sicuro che avevano la doppia funzione di abbellimento ed abbeveratoio per gli animali da traino. Un tempo le fontane erano numerose. La più celebre non esiste più: era la fontana dei Delfini, dalla quale si dice che Masaniello arringasse alla folla.
L’orrendo Palazzo Ottieri, emblema della speculazione edilizia degli anni sessanta, facendo ombra sulla Piazza, si posiziona esattamente di fronte la Chiesa di Santa Croce e Purgatorio, in cui è custodito il ceppo con lo stemma dei cuoiai, che si pensa essere quello sul quale fu decapitato Corradino. Il senso di desolazione da questa parti è altissimo, pari quasi al grado di valore storico di certi edifici. Un’epoca senza timer, smartphone o dispositivi vari non è tanto lontana da noi. Un tempo i riferimenti erano dati esclusivamente dai grandi orologi. Lasciamoci ricordare, dunque, l’ora dalle lancette che poggiano sul caratteristico arco, camminando al lato della gotica Chiesa di Sant’Eligio.
Passiamo sotto il grande orologio, notando come, parallelo alla moderna Via Marina, si sviluppa il caratteristico Borgo Orefici, risparmiato dal Risanamento, dove ancora oggi è possibile trovare occasioni di gioielli in pregiato metallo a buon prezzo. Via Marina e Borgo Orefici. Nuovo ed antico separati da una manciata di metri. Un’antitesi che si propone repentina in chi passeggia da queste parti: da un lato le auto, lo smog, il traffico, il frastuono, dall’altro ci si perde nel tempo. Poco dopo l’orologio, sulla destra, protetta da un cancello, la Chiesa di San Giovanni a Mare.
Qui trova ricovero una testa in pietra adagiata su una colonna. I napoletani l’hanno ribattezzata “Donna Marianna, ‘a capa ‘e Napule”. Deturpata e vilipesa nei secoli, è quel che rimane della greca raffigurazione scultorea della sirena Partenope. Nel corso degli anni fu ubicata nella chiesa di Santa Maria dell’Avvocata, a pochi passi da Piazza Dante, laddove veniva adorata anche Sant’Anna; da qui, molto probabilmente, l’origine del soprannome. Secondo altri “Donna Marianna” sarebbe l’italianizzazione di “Marianne”, il viso francese che incarnò simbolicamente la Repubblica del 1789 e che avrebbe rappresentato il corrispettivo napoletano dei sussulti giacobini dieci anni dopo. La testa di Marianna di San Giovanni a Mare, in realtĂ , è solo una copia. L’originale è esposta a Palazzo San Giacomo, sede del Comune. Di Marianna e delle vere storie d’arte della zona Mercato in pochi sanno. PerchĂ© si sciupi questo immenso patrimonio rimane un mistero. Meglio liberarsi da questo dilemma con un sano “Mamma d’ ‘o Carmine!”




