NAPOLI – Rua Catalana è un’incidentale, antiquata ed imprevista, nel monologo della modernità. La toponomastica stavolta non mente. Nel 1343 la Regina Giovanna d’Angiò chiamò commercianti di mezza Europa a Napoli, per favorirne il commercio, distribuendolo per zone. Ai catalani, così, donò Rua Catalana in cui vi si stanziarono lattonieri, rigattieri e sugherai. Un rimando alla letteratura umanistica rende, poi, questo posto carico di misteri: Boccaccio fece percorrere questa strada al suo Andreuccio da Perugia, il giovane che si recava a Napoli per acquistare cavalli e che sfiorando segreti, misfatti e mariolerie, diventava sempre più consapevole, riuscendo, in fine, ad acquisire astuzia ed intraprendenza degne d’un vero mercante.
In ladri, giocatori, tavernacce e puttane era facile imbattersi da queste parti, quando Rua Catalana era il più avventuroso degli angiporti napoletani. La Rua si prolungava fino a quella che è oggi Via Sedile di Porto, dove ancora sorge, chiaramente rinnovata, la Locanda del Cerriglio, l’osteria in cui Caravaggio fu preso a botte per un normale regolamento di conti nell’Ottobre del 1609. In più di cinquecento anni, dal trecento ad ottocento inoltrato, notevole il numero di intellettuali che frequentavano questo posto: da Genovesi a Croce, da Della Porta a Basile. Fu quest’ultimo ad omaggiare l’edonistico locale con una massima quasi autoassolutoria: “trasire allo Cerriglio è doce”.
Il ferro e l’arte di forgiare sono di casa qui. Uno dei discendenti di dio Efesto è Moxedano che con attrezzi e utensili, ma anche con corni e vesuvi napulegni, testimonia un mestiere che quasi non esiste più. “Veniteci a scoprire” invita il titolare dell’esercizio: “da queste parti s’avventura solo qualche inglese o qualche francese; tanti napoletani non sanno nemmeno dell’esistenza di questa strada”. Il monito a noi concittadini è tutto meritato. La curiositas verso i luoghi del genere è prerogativa d’élite, per effetto della consueta nostrana idiosincrasia ad esplorare la città che sta oltre la Città. A Napoli chi s’accontenta, non gode.
Oggi la strada è compresa tra Via Depretis, Via Medina e Via Sanfelice ed ancora conserva i ruvidi tratti d’un Bronx ante litteram, d’una Caracas incazzata, che vive fiera delle proprie origini, nonostante nuove tendenze urbanistiche. Uno, nessuno e centomila i volti di Napoli. La pirandelliana realtà, dunque, si manifesta stavolta con la Rua, allegoria di vita vera, antinomia della esplorata gouache. Rua Catalana nasconde e si nasconde: trasuda storia, camuffa vecchie macchie di vino col porfido, ma esiste ancora, nonostante tutto.








