Dov’è finita la città che ha sempre riempito il San Paolo?

Dov’è finita la città che ha sempre riempito il San Paolo?

La desolante immagine dello stadio San Paolo quasi completamente vuoto ha raggelato il sangue dei presenti molto più del vento freddo e umido. Eppure, nove anni fa, c’erano sessantamila persone per Napoli-Panionios

@Saverio Nappo

Il 25 luglio del 2008, a Fuorigrotta si sarebbe giocato il ritorno di Coppa Itertoto, tra il Napoli di Reja e il Panionios. Gli undici titolari annunciati, sarebbero stati Iezzo, Grava, Cannavaro, Contini, Maggio, Blasi, Gargano, Hamsik, Vitale, Bogliacino, Denis. All’andata, gli azzurri erano imposti per 1-0, goal di Bogliacino. Ricordo l’interminabile fila al botteghino per comprare il biglietto, un paio di giorni prima. Non mi sarei mai perdonato un’assenza. A dire il vero, ancora oggi non me la perdonerei ma su tutto quello che accade “oggi” ci torneremo tra qualche capoverso. Il caldo napoletano era intriso di profumo di alberi in fiore e speranze tanto che, Fuorigrotta mi sembrava meravigliosa, vista dall’ombra del San Paolo. Il Mister aveva promesso il sogno e, si sa, se fai promesse così grandi, devi mantenerle per evitare che si trasformino in grandi delusioni. Dopo tre ore interminabili, passate a raccontare e ad ascoltare storie di un’estate mai cominciata per davvero, arrivò il mio turno. Tesi le braccia per opporre una minima resistenza alla insopportabile pressione della folla che, intanto, sembrava essere attratta verso l’unico sportello aperto del botteghino sotto la Curva B. Per quanto ne sapevo, poteva esserci anche tutta la città a pressare dietro la mia schiena.

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La città ha risposto picche all’ultima casalinga del girone

Era già capitato per un buon numero di partite in Serie B. In Serie C successe anche di peggio: per riuscire a comprare il biglietto per Napoli-Cittadella, fu necessario resistere a due cariche di alleggerimento della Polizia di Stato, sempre nei pressi dello stadio. Insomma, ero preparato e, a denti stretti, feci il mio biglietto per partecipare alla funzione pagana con la quale il Napoli, la squadra della città, ritornava a competere in un torneo europeo dopo anni di storie che non dimentico ma che non racconto mai. Forte del risultato a favore dell’andata, è probabile che gli uomini di Edy Reja non si aspettassero molta gente allo stadio. Che illusi. A 15 minuti dal fischio d’inizio, il San Paolo era imbottito di persone, come le discoteche a Capodanno o i ristoranti quando la cena è offerta. Non c’era nemmeno un sediolino vuoto. Nemmeno quelli con la visuale peggiore furono risparmiati. Tutta la città volle esserci. Tutti fecero l’impossibile per avere un biglietto per il volo che riportava tutti dove non erano stati per troppo tempo. Quando al sessantaquattresimo minuto Marek Hamsik segnò il goal del vantaggio, il boato fu impressionante non tanto per la tonalità, quanto per l’intensità e la durata. In quel preciso istante, sessantamila persone (circa) urlarono il loro grido di liberazione, la loro soddisfazione, la loro gioia. Quell’esultanza ebbe il suono della voglia di partecipazione. Non solo alla rinascita calcistica del Napoli, ma alla crescita generale del progetto tecnico. Chiunque, con quel grido senza tempo, acconsentì all’ennesimo passo in avanti.

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Nemmeno il miglior Napoli della storia ha scosso la città: com’è possibile?

Martedì, oramai tre giorni fa, si è giocato Napoli-Shakhtar, valida per la penultima giornata della fase a gironi di Champions League. Gli undici titolari sono stati Reina, Maggio, Albiol, Chiriches, Hysaj, Zielinski, Diawara, Hamsik, Insigne, Mertens, Callejon. Nel corso della partita, sono subentrati Mario Rui, Allan e Marko Rog. Con un significativo turnover impostato da Mister Sarri, i campioni di Ucraina – alla loro ennesima partecipazione alla massima competizione europea – sono stati battuti con un netto 3-0. Intanto, gli azzurri sembrano essere la migliore squadra d’Italia – il primo posto con distacco non è certo un caso – e tra le più brillanti d’Europa. In squadra, annovera campioni indiscutibili come Lorenzo Insigne, Marek Hamsik e Dries Mertens, oltre ad una lunga lista di giocatori di assoluto livello. Eppure, sugli spalti, per questa partita e in questo contesto, c’erano solo 10573 spettatori. Ossia 49427 in meno di Napoli-Panionios. Cosa diavolo è successo a questa città? Dov’è finita quella calca incredibile? Dov’è quella voglia di partecipare? Dov’è il desiderio di urlare ogni volta che la palla supera linea bianca che fa da confine tra desiderio e realtà? Mi chiedo se quelli presenti al San Paolo martedì sera non rappresentino, oramai, la sparuta minoranza superstite all’innegabile imborghesimento del popolo di fedeli del pallone. Eppure, basta fare due click su Google per capire che quello dei sediolini vuoti che rendono freddi gli stadi italiani sia un virus diffusosi non solo a Fuorigrotta. Quindi, mentre il vento freddo di questo novembre napoletano risaliva i pilastroni in acciaio invecchiato, congelandomi le gambe, le mani e le guance, ho riflettuto. E ho capito. Se Maometto non va più alla montagna e la montagna non può andare da Maometto, allora bisogna dare un ulteriore motivo a Maometto per invogliarlo a riprendere il suo cammino. Niente di complicato, per carità: prezzi ragionati per i biglietti, riconoscimenti sensibili per gli abbonati, promozioni per l’acquisto in blocco di biglietti e – finalmente – una reale campagna di fidelizzazione del tifoso. Semplice, no?