Sant’Antimo, ammazzò la moglie sparandole. L’avvocato: “non era sua intenzione”

Sant’Antimo, ammazzò la moglie sparandole. L’avvocato: “non era sua intenzione”

La sentenza sul delicato caso è prevista per il 12 febbraio prossimo


moglie uccise d'aponte formicola sant'antimo

SANT’ANTIMO – Carmine D’Aponte uccise la moglie sparandole con un colpo di pistola al termine di una lite in auto, il 16 ottobre del 2016, a Sant’Antimo. In merito al caso, la procura di Napoli ha chiesto l’ergastolo mentre il suo avvocato difensore ha dichiarato; “Non era sua intenzione ucciderla, non voleva. E’ partito un colpo di pistola involontariamente. E’ stata una disgrazia e chiedo, quindi, che sia condannato per omicidio volontario”. Questa in sintesi- come riporta cronachedellacampania.it- l’arringa dell’avvocato di Carmine D’Aponte, Antonio Verde. L’ imputato aveva dichiarato di non aver avuto mai l’intenzione di ucciderla, ma che “la pistola era nella mia tasca perche’ temevo che i miei suoceri volessero uccidermi”. Fabio Sozio, il pubblico ministero della Procura di Napoli Nord, ha chiesto l’ergastolo ottenendo la revoca della patria potestà dei due bambini della coppia, affidati ai nonni materni che si sono costituti parte civile assistiti dagli avvocati Raffaele Chiummariello e Libera Cesino. Tra i due coniugi c’erano stati molti momenti di tensione e la ragazza aveva deciso di lasciare la casa che avevano preso assieme e ritornare con i genitori fino all’appuntamento ‘trappola’.

“Scendi, ti devo parlare e dobbiamo chiarire una volta per tutte” avrebbe detto D’Aponte, che però girava armato e, dopo un litigio violento, estrasse la pistola e fece fuoco mirando allo stomaco. L’uomo fu arrestato poche ore dopo. Gli investigatori trovarono anche un diario della vittima nel quale questa raccontava le violenze che subiva dal marito e in un passaggio si appellava ai suoi genitori, implorandoli di prendersi cura dei suoi figli se le fosse accaduto qualcosa. Un presagio che fu ricordato anche durante l’omelia del prete nel rione Don Guanella a Miano, dove la donna era nata e cresciuta fino al matrimonio. La sentenza sul delicato caso è prevista per il 12 febbraio prossimo.

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