Da Sarri ad Ancelotti, dallo Stadium a Firenze, passando per San Siro. Il 2018 in agrodolce del Napoli

Da Sarri ad Ancelotti, dallo Stadium a Firenze, passando per San Siro. Il 2018 in agrodolce del Napoli

Si chiude l’anno solare degli azzurri, tra soddisfazioni e meriti riconosciuti per il gioco e la delusione per il mancato Scudetto


NAPOLI – Il 2018 è appena terminato, ed è tempo di fare un bilancio di quello che è stato l’anno calcistico del Napoli. Sicuramente, è stata un’annata positiva anche se non sì è vinto alcun trofeo. Mai, come nell’anno appena trascorso, gli azzurri hanno accarezzato il sogno Scudetto, quasi materializzandolo dopo la superba vittoria dello Stadium.

Purtroppo, la fantastica vittoria di Torino, contro la Juventus, all’ultimo respiro, dopo una gara dominata dal primo all’ultimo minuto, è stata una gioia effimera. Dalla gioia dello Stadium si è piombati poi nello sconforto di Firenze, solo una settimana più tardi. Il Napoli viene tramortito dalla tripletta di Simeone ma, prima ancora, dagli episodi del Meazza di Milano, dove la Juventus s’imponeva contro l’Inter in una partita, il cui arbitraggio è, e resterà, eufemisticamente assai discutibile.

E’ stato l’anno in cui il Napoli ha battuto il suo record di punti in campionato, ben 91, non sufficienti per la conquista del campionato ma che hanno certificato la bontà del calcio messo in mostra dai partenopei, un manifesto estetico riconosciuto uniformememte in tutta Europa e che ha consacrato Sarri come uno dei migliori allenatori in circolazione.

Un giusto e meritato elogio a chi, nella sua gestione triennale, ha compiuto un vero e proprio capolavoro sportivo, introducendo in Italia nuovi dettami tattici e una nuova mentalità, fatta di gioco e spettacolo. Il mister ha salutato Napoli ed il Napoli, preferendo cercare fortuna e gloria a Londra, sponda Chelsea, lasciandosi non benissimo con De Laurentiis, che non manca mai occasione di lanciargli qualche frecciata.

Sarri-Koulibaly, protagonisti del 2018 azzurro

Insieme a Sarri, va via anche Jorginho, che lo segue nella sua avventura in Premier. Il Napoli perde così, in un colpo solo, il braccio e la mente della squadra. Ma il presidente non si lascia deprimere e, come un fulmine a ciel sereno, annuncia Ancelotti come nuovo allenatore azzurro.

Una scelta forte e chissà se vincente. Ancelotti è un allenatore dal curriculum immacolato e dal carisma conclamato, chiamato alla difficile sfida di far dimenticare Sarri e battere la Juventus, nel frattempo capace di portare all’ombra della Mole Cristiano Ronaldo.

L’allenatore romano dovrà fare a meno di Jorginho, faro del gioco sarriano, che ha seguito le orme del suo mentore, raggiungendolo al Chelsea, mentre arrivano Fabian Ruiz, Verdi, Younes ed un tris di portieri nuovo di zecca, Meret, Ospina e Karnezis, anche loro chiamati al difficile compito di sostituire un altro simbolo del calcio sarriano: Pepe Reina, accasatosi al Milan a parametro zero.

Ancelotti ha immediatamente preso in mano le redini della squadra, cercando, almeno inizialmente, di non stravolgere la squadra nel gioco e negli interpreti, inserendo partita dopo partita piccole variazioni tattiche dando alla squadra partenopea un aspetto molto più verosimile al suo stile di gioco.

La differenza sostanziale tra il Napoli di Ancelotti e quello di Sarri risiede non solo nella disposizione degli uomini in campo ma anche, e soprattutto, nella gestione della rosa. Con Ancelotti la squadra cambia radicalmente di gara in gara e tutti gli elementi della squadra possono godere di un minutaggio più omogeneo. Tutti i ragazzi sono coinvolti in questo nuovo progetto tecnico, ottendendo, però, come conseguenza uno stravolgimento continuo della squadra, in nome del turnover ordito dal mister.

Forse gli automatismi non sono gli stessi di quello di Sarri ma, seguendo la rotta tracciata da Ancelotti, il Napoli non manca di dare soddisfazioni anche se qualche battuta d’arresto non manca. Gli azzurri stanno facendo la loro parte, recitando a memoria il copione della parte di prima antagonista della Vecchia Signora in campionato e lo hanno fatto, ancor di più in Champions League, dove i partenopei hanno fatto un figurone, lottando fino all’ultimo secondo dell’ultima partita, prima di essere eliminati, immeritatamente, nel solito girone improbo che l’urna di Nyon riserva agli azzurri.

Liverpool, PSG e la Stella Rossa erano il peggio che potesse capitare. Ed è capitato. Ma il Napoli si è giocato le sue carte, in un girone che lo vedeva spacciato fin dall’estrazione dei bussolotti di Nyon. Ancelotti ha dimostrato, per l’ennesima volta in carriera, di essere un allenatore più da coppa che da campionato, forgiando una squadra che ha giocato a viso aperto contro PSG e Liverpool, squadre sicuramente più forti e meglio assortite degli azzurri, ma raccogliendo meno di quanto seminato nell’arco delle sei partite.

Il Napoli è stato eliminato avendo perso una sola partita su sei, ma quella più importante e decisiva. Ad Anfield Road, il Napoli ha giocato sicuramente la sua peggior partita, al cospetto di una squadra fortissima come il Liverpool (finalista della scorsa Champions), ma resta il rammarico di aver sprecato un paio di occasioni clamorose.

Un peccato mortale che ha spedito il Napoli in Europa League, adesso diventato obiettivo principale del 2019, insieme alla Coppa Italia ed al conseguimento e consolidamento del secondo posto, cercando di tenere il passo della Juventus e di cogliere l’occasione di guadagnare punti in caso di un loro passo falso.

Ed allora, buon 2019 al Napoli ed ai suoi tifosi. Che sia un anno che inizi diversamente da come è terminato il 2018, con i fatti di cronaca avvenuti dopo la partita contro l’Inter, sia dentro che fuori dal campo. Che sia un anno calcistico che ci faccia divertire come da qualche tempo siamo abituati e, soprattutto, che sia un anno che ci permetta di arricchire la nostra bacheca di trofei; il Napoli lo merita per quanto sta facendo vedere in questi anni.

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