L’Ammazzacaffè: Sergio Leone e la Trilogia del Dollaro

L’Ammazzacaffè: Sergio Leone e la Trilogia del Dollaro

La forza innovativa di tali pellicole risiede nel rifiuto del Western americano “tradizionale” perché non più incentrato su trame sentimentali, sul mito della frontiera o sulle guerre con gli indiani, ma su personaggi normal


AMMAZZACAFFE’ – “Per un pugno di dollari” (1964), “Per qualche dollaro in più” (1965) e “Il buono, il brutto, il
cattivo” (1966) sono i tre capolavori di Sergio Leone, il padre degli “Spaghetti Western”. Queste
produzioni vengono comunemente denominate la “Trilogia del dollaro”.

La forza innovativa di tali pellicole risiede nel rifiuto del Western americano “tradizionale” perché non più incentrato su trame sentimentali, sul mito della frontiera o sulle guerre con gli indiani, ma su personaggi normali, magari cinici e disincantati, protagonisti di un mondo perlopiù ingiusto.  Lo stile registico, ironico ed iperbolico, è perfettamente tradotto in musica dalle colonne sonore di Ennio Morricone, efficaci al punto tale da essere divenute riconoscibili anche con un fischiettìo. La qualità filmica della trilogia raggiunge il suo vertice con “Il buono, il brutto, il cattivo”, film dal finale a sorpresa in seguito al quale il pubblico quasi viene messo in crisi, dovendo stabilire tra i tre protagonisti chi sia il buono, chi il brutto, chi il cattivo.

A questo trittico seguiranno il kolossal epico “C’era una volta il West” (1968), girato in parte nella
Monument Valley, e “Giù la testa” (1971), che risente esplicitamente del clima della
contestazione.

Sergio Leone, snobbato all’epoca da buona parte della critica, viene oggi celebrato come uno dei
registi italiani più noti e acclamati di sempre.