La semilibertà: cos’è e come funziona?

La semilibertà: cos’è e come funziona?

La consueta rubrica legale “A difesa del cittadino”


È considerata una misura alternativa impropria, in quanto il condannato rimane in stato di detenzione e il suo reinserimento nell’ambiente libero è parziale. È regolamentata dall’art. 48 dell’Ordinamento Penitenziario e consiste nella possibilità, data al condannato, di trascorrere parte del giorno fuori dall’Istituto di pena, per partecipare ad attività lavorative, istruttive o comunque utili al reinserimento sociale, in base ad un programma di trattamento, la cui responsabilità è affidata al Direttore dell’Istituto di pena.

All’interno della figura si distinguono tre ipotesi:

• la semilibertà per le pene dell’arresto e della detenzione non superiore a sei mesi, finalizzata a limitare gli effetti desocializzanti della carcerazione di breve durata (art. 50, comma 1, ordin. penit.);
• la semilibertà per pene medio-lunghe, cui possono accedere, in base ai progressi compiuti nel corso del trattamento e in vista del graduale reinserimento nella società (art. 50, comma 4, ordin. penit.), i condannati che abbiano espiato almeno la metà della pena (o i due terzi, cfr. art. 4-bis, o.p.), indipendentemente dall’entità della pena residua (art. 50, comma 2, primo periodo, o.p.);
• infine, la semilibertà cosiddetta “surrogatoria” dell’affidamento in prova al servizio sociale, concedibile ai condannati che debbano espiare una pena rientrante nel limite di fruibilità dell’affidamento in prova (pena detentiva, anche residua, non superiore a quattro anni ex art. 47, comma 3-bis, o.p.) ma che, in concreto, non siano ritenuti ancora meritevoli di tale beneficio: nel qual caso possono essere ammessi alla semilibertà, ancorché non abbiano ancora espiato la metà della pena (art. 50, comma 2, terzo periodo, o.p.)
• Espiazione di almeno venti anni di pena per i condannati all’ergastolo