Focus Napoli – Verona. Suicidio partenopeo contro gli scaligeri. Il pari interno vuol dire Europa League

Focus Napoli – Verona. Suicidio partenopeo contro gli scaligeri. Il pari interno vuol dire Europa League

Al Maradona di Napoli, il Napoli manca clamorosamente l’appuntamento con la Champions League, impattando sul pareggio contro un ottimo Verona. Al vantaggio di Rrahmani risponde Faraoni. Insigne finisce in lacrime, Gattuso ufficialmente esonerato da un tweet di De Laurentiis.


NAPOLI – Si consuma come il “suicidio perfetto”, l’ultima giornata di campionato per il Napoli, quella che avrebbe dovuto sancire la qualificazione alla Champions League ma che, al contrario, si trasforma in un colpo di boomerang, che scaraventa gli azzurri al quinto posto, superati dalla Juventus vittoriosi a Bologna. La squadra di Gattuso si fa fermare in casa dal Verona che, con una gran partita, impone agli azzurri l’1-1 casalingo. Il botta e risposta tutto nella ripresa: vantaggio pertenopeo con Rrhamani (62′) che fa valere la spietata legge dell’ex, a cui segue il pareggio definitivo di Faraoni (69′), lesto a sfruttare l’indecisione di Hysaj e battere Meret. Napoli quinto ed in Europa League dopo un’inutile rincorsa durata tre mesi. Ufficializzato anche l’addio a Gattuso con un tweet del presidente De Laurentiis che ringrazia Ringhio per il lavoro svolto, augurandogli migliori fortune per il futuro.

COSA E’ PIACIUTO

Si fa fatica, in una serata come questa, a trovare qualcosa che sia piaciuto, perchè, molto probabilmente, non c’è. Volendo essere magnanimi e cercando l’ago nel pagliaio, si può salvare, nel disastro generale, la prova dei due centrali di difesa e di Meret. Rrahmani, per pochi minuti, è stato il simbolo della rincorsa verso la Champions felicemente portata a termine, con il gol che ha sbloccato il risultato. Lui, che già a Firenze, si rese protagonista, procurandosi il penalty che propiziò il vantaggio azzurro. Stavolta, l’incantesimo dura pochi minuti, finchè Faraoni brucia Hysaj sullo scatto e lo stesso centrale kosovaro, per il pareggio scaligero. Colpa non sua, va detto.
Buona la prova di Manolas, che non perde mai un duello con Kalinic, nè con Lasagna, riuscendo a mettere anche più pezze, uscendo sulla destra, in appoggio al boccheggiante Di Lorenzo, mai in difficoltà come stasera. Anche Meret si guadagna la sufficienza, evitando il vantaggio veronese uscendo a valanga su Dimarco lanciato a rete e uscendo in prese alte e basse in maniera reattiva, togliendo il Napoli da situazioni piuttosto imbarazzanti. Purtroppo, non è bastato.

COSA NON E’ PIACIUTO

Un suicidio (calcistico) bello e buono, quello attuato dal Napoli. Una qulificazione a portata di mano, contro una squadra senza esigenze di classifica, ma con una gran voglia di far bene, che probabilmente lo stesso Napoli non si aspettava. Sconcertante, però, l’atteggiamento passivo ed indolente del Napoli, compassato, bloccato sulle gambe, lentissimo nel far girare il pallone così come lente erano le idee di gioco. Mai un’accelerazione, mai un cabio di passo o un’invenzione atta a cambiare il trend della partita. Il Napoli ha campicchiato di rendita, in attesa di un episodio che sbloccasse la partita, che è anche arrivato con il gol di Rrahmani, per sprecare tutto con il solito banale errore, puntualmente punito dall’avversario. Ma, l’atteggiamento mentale con il quale il Napoli è entrato in campo è, onestamente, da censura. Non può una squadra, in lotta per un piazzamento che sa di dover vincere, avendo il mano il suo destino, scendere in campo così nervosa e senza mordente. Gravissimo sintomo di una partita preparata malissimo sul piano psicologico, contando sul fatto di giocare contro una squadra che si sarebbe dovuto “scansare”, come va tanto di moda nel campionato italiano. Errore di valutazione ed eccesso di presunzione, giustamente puniti da un Verona che, dal canto suo, non ha rubato niente.

Dopo Cagliari, Hysaj si ripete. Contro Nandez qualche settimana fa, contro Faraoni stasera, l’albanese si fa raggirare ingenuamente e combina la frittata. Se i punti persi contro gli isolani furono pesantissimi, l’errore contro il Verona, pesa quanto un meteorite e combina gli stessi disastri. Il Napoli non ha più la forza di rialzarsi e tentare di riprendere la partita in mano. Il fatto di essere passati in vantaggio sembrava una benedizione divina, uno sforzo vanificato dalla disattenzione del terzino albanese che, fino a quel momento, figurava tra i meno peggio del disastro azzurro. Per lui, ultima partita in casacca azzurra da dimenticare.

Stasera tutto l’attacco è rimasto a casa. Non si salva nessuno dal marasma generale. Osimhen osceno per tutta la partita, sovrastato e dominato da Gunter, che fa in figurone; Lozano non è in partita (chissà perché non preferirgli Politano fin dall’inizio, misteri che Gattuso porterà con sè, si fa ammonire, gioca in modo nervoso ed inconcludente; Insigne azzecca un passaggio su tre ed è tra quelli che più “sente” la partita, ma chi ne risente è l’efficacia. Il capitano termina in lacrime, di nuovo, dopo la finale di Supercoppa persa a Reggio Emilia; neppure di Zielinski si trovano tracce interessanti, troppo impelagato nel caos di maglie scaligere sparse nella loro trequarti: troppe per poter elaborare una giocata degna di nota, prima con la testa poi con le gambe; Mertens e Petagna non pervenuti: il primo è già con la testa a Euro2020, Petagna ha l’ultima occasione all’ultimo secondo ma la mette fuori di poco, ma non re da lui che ci si aspettava il miracolo.

Gattuso ci ha capito poco di questa partita, per poi perdere definitivamente la bussola a dieci dalla fine, allorquando toglie tutti i mediani dal campo, inserendo cinque punte e Fabian come unico baluardo (si fa per dire) contro le invettive scaligere. Il risultato è disastroso perchè la squadra va in confusione, non crea praticamente nulla e, anzi, invece di buttare palloni in area, nella mera speranza che qualcosa succeda, giocano al tiki-taka come se si stesse vincendo 4-0 ed in controllo della partita. Ma anche nelle scelte iniziali, Gattuso sceglie male, rinunciando troppo a cuor leggero a Demme in favore di Bakayoko, il più delle volte in balia del centrocampo veronese. Erroneo anche puntare su Lozano, non in gran forma, soprattutto quando in panchina c’è Politano con più gamba e più entusiasmo.
Partita, inoltre, preparata malissimo sul piano psicologico, che lo stesso mister ha vissuto male: viola in volto, non ha mai trsmasso quella tranquillità necessaria alla squadra in partite come queste. Litiga con Juric, sbaglia i cambi, negli uomini e nella tempistica. Un disastro che gli costa l’addio al Napoli in modo inglorioso, quando poteva invece chiudersi la porta alle spalle a testa alta, dopo aver raggiunto l’obiettivo. Rino resta una gran persona e professionista esemplare ma, probabilmente, guidare squadre con target di un certo rilievo non fa parte ancora del suo repertorio.
Gattuso va comunque ringraziato per aver risollevato dal baratro una squadra che il suo “mecenate” Ancelotti aveva affossata e per la coppa Italia vinta la scorsa stagione. Ma, a conti fatti, un settimo ed un quinto posto, in un campionato così mediocre, per una squadra che avrebbe potuto competere non solo per il quarto posto, vanno considerate come giuste motivazioni per una separazione che, va rimarcato, sarebbe avvenuta anche in caso di qualificazione alla Champions.

RESTA AGGIORNATO, TORNA ALLA HOME PAGE E CLICCA SULLA NOSTRA PAGINA FACEBOOK