RIYADH – Se chi ben inizia è a metà dell’opera, la prima metà eseguita dal Napoli lo porta diritto verso la finalissima di SuperCoppa italiana di Lunedì sera. Il primo step è stato ampiamente e meritatamente superato dopo la buonissima vittoria ottenuta contro la Fiorentina, un 3-0 che, finale a parte, porta ai partenopei una carica di fiducia e di morale che è come ossigeno in alta montagna.
Tre gol alla viola che vogliono dire quarta finale di Supercoppa, prima finalista di questo nuovo format e quinta finale in quattro nazioni diverse; se non è record manca davvero poco: due in Italia (una vinta, una persa), in Cina (persa), in Qatar (vinta) ed adesso in Arabia Saudita, laddove Mazzarri cercherà la sua personale rivincita dopo essere stato l’allenatore protagonista della finale di Supercoppa persa, quella, appunto, di Pechino.
Ai tempi fu la Juventus, la sfortuna ed un arbitraggio discutibile ad impedire al Napoli di Mazzarri e Cavani di alzare il trofeo, Lunedì una tra Inter e Lazio a frapporsi tra gli azzurri e la loro terza Supercoppa della storia. Avversario a parte, la cosa fondamentale è che ci sia il Napoli ed alla vigilia di questa semifinale non era un dato per scontato, viste le enormi difficoltà che gli azzurri stanno vivendo, nonostante la vittoria nel derby campano per i partenopei e una Fiorentina un po’ in ribasso rispetto a qualche settimana fa.
Per l’occasione (e per esigenze, più che altro), Mazzarri veste la sua squadra in abiti completamente diversi rispetto alle abitudini: il vestito di gala, elegante ma logoro resta a Castelvolturno per indossare un’armatura propria a chi scende su un campo di battaglia pronto a conquistare il premio ad ogni costo. Questo il Napoli ammirato questa sera allo stadio al Awwal di Riyadh: raccolto, reattivo, pronto a colpire, ben organizzato e concentrato per tutta la partita, tutt’altra cosa rispetto alle ultime apparizione in terra italica.
A proposito della cornice dello stadio al Awwal: imbarazzante vedere uno stadio semivuoto in una circostanza nella quale il “Maradona” sarebbe stato sicuramente sold-out. Un’altra sconfitta per il calcio italiano che, per l’ennesima volta, vede il suo appeal internazionale finire sotto le scarpe per un pugno di soldi, un’altra testimonianza di come, fuori dai confini italici, l’inconsistenza del calcio italiano ha raggiunto livelli preoccupanti. Sembrava di assistere, con tutto il rispetto, ad un Cagliari-Frosinone qualsiasi.
In campo c’erano Napoli e Fiorentina, che hanno dato vita ad una partita viva, intensa e, nonostante il risultato possa indicare altro, in bilico fino a pochi minuti dal fischio finale. L’ago della bilancia, colui che non ci si sarebbe mai aspettato, Alessio Zerbin che, entrato da pochi minuti in campo al posto dell’infortunato Mazzocchi, piazza una doppietta che annulla definitivamente le velleità viola, già sotto in virtù del gol di Simeone, a metà primo tempo.
L’eroe che non ti aspetti nel Napoli che non ti aspetti, anche per come Mazzarri lo presenta in campo. Una squadra diversa, non solo per l’atteggiamento mentale ed il modo con cui approccia alla partita, ma anche per come è disposto tatticamente. Walter torna alla sua dogmatica difesa a tre, portando Di Lorenzo a fare il braccetto di destra, con Mazzocchi e Mario Rui i due “quinti” di centrocampo, con compiti di copertura più che di proposizione, mentre in avanti, Kvara e Politano più dentro al campo nel tentativo di supportare meglio e con più frequenza Simeone, eletto centravanti di giornata, vincendo il solito ballottaggio con Raspadori.
Un esperimento tattico dettato soprattutto dalla moltitudine di assenze che il Napoli è costretto a fronteggiare e che, al fischio finale, si può dire riuscito a metà. Napoli buono, quasi ottimo dalla cintola in giù, forte di una fase difensiva quasi impeccabile, macchiata dal neo del penalty causato da Mario Rui su Ikone, che poco ha concesso a Beltran, Nzola (entrato nella ripresa) ma soprattutto a Bonaventura, vero asse attorno al quale ruotano tutti i meccanismi offensivi della squadra di Italiano. Buonissima la prova di Juan Jesus che, oltre ad eccellere in fase difensiva riesce anche a trovare la giocata che “rompe” l’equilibrio, con un’intuizione degna di un trequartista navigato, quando innesca Simeone con un filtrante inimmaginabile dai suoi piedi. L’argentino fa il resto in quella che l’unica vera palla-gol creata (e per fortuna concretizzata) nel primo tempo.
Un primo tempo nel quale i partenopei sono partiti bene ma chiuso in affanno, con la Fiorentina in controllo delle operazioni di centrocampo, guidata da Arthur dal piede caldo, ma incapace di piazzare il colpo del K.O. contro un Napoli in difficoltà dal gol di Simeone in avanti. Il palo di Martinez Quarta è un’avvisaglia importante (poi gol di Beltran giustamente annullato) ma per una volta la Dea Fortuna si toglie la benda decidendo di guardare Napoli con occhio benevolo: Ikone si incarica di battere il penalty che lui stesso si procura e, non essendo un piede vellutato, spedisce al cielo d’Arabia il pallone del pareggio, che resterà l’ultima vera occasione per rientrare nel match.
In attacco, e qui scopriamo la parte dell’esperimento che non ha funzionato a dovere, si produce poco o nulla, un po’ per il dominio territoriale esercitato dalla Fiorentina, ma anche a causa della mancata sinergia del binomio Kvara-Politano con Simeone. I (troppi) lanci lunghi a cui il Napoli si affida nella ricerca di Simeone, tagliano fuori sia il georgiano che Politano e, nelle poche occasioni in cui Kvara riesce a trovare qualche spazio giungono, inattesi, errori grossolani di rifinitura.
Nel complesso, il secondo tempo degli azzurri è principalmente di attesa e di gestione degli sterili attacchi della Fiorentina. I centrocampisti (Cajuste e Lobotka) creano un buono scudo a protezione della difesa che, a queste condizioni, rischia pochissimo e cercando, quando possibile, di recuperare qualche pallone e ripartire veloce.
Poi, l’infortunio di Mazzocchi lascia spazio a Zerbin che in pochi minuti trasforma la sua ennesima partita da tappabuchi nella “sua” notte, mettendo a bersaglio, in un colpo solo, i suoi primi due gol in maglia azzurra nell’occasione più importante della sua carriera. Bravissimo a farsi trovare pronto sul secondo palo, ribadendo a rete la sponda di Di Lorenzo sull’angolo di Zielinski, mettendo a rischio la sua incolumità fisica battendo la testa sul palo sullo slancio; ancora più bravo nell’azione successiva, (ri)entrato in campo dopo l’infortunio sul gol, recupera un pallone a centrocampo, porta a spasso Duncan per una quarantina di metri per poi infilare Terracciano con un diagonale preciso.
La notte epica di Zerbin va a braccetto con quella del Napoli: al fischio finale di La Penna tutti ad abbracciare l’ex-Frosinone, sul cui destino, da partente, a questo punto c’è un punto interrogativo in più: questo ragazzo potrebbe essere una valida alternativa da tenere in considerazione per un’inserimento, più o meno, in pianta stabile o, la partita di stasera, va considerata come episodica? Più probabile la seconda ipotesi, con il ragazzo che dovrebbe confrontarsi con una realtà più consona alla sua dimensione e che gli dia opportunità di giocare con continuità.
Il Napoli è, infatti, molto attivo sul mercato, ma dopo la vittoria di stasera, si può guardare al futuro con un pizzico di ottimismo in più, anche se la finale, contro la Lazio o l’Inter che sia, vedrà gli azzurri contrapporsi contro due squadre che, attualmente, hanno entrambe qualcosa in più. La vittoria di questa sera è stata importante ma non risolve i problemi di questa squadra, che c’erano prima e continuano ad esserci anche adesso. L’attacco continua ad avere grossi problemi e l’atteggiamento “conservativo” con cui Mazzarri ha approcciato questa partita non può essere riproposto contro chiunque. Questa squadra non può giocare a ritmi cosi blandi ed accettare passivamente il ritmo di gioco degli avversari. Oggi è valso l’imperativo “primo, non prenderle” ed è andata bene, nonostante quel poco che ha prodotto la Fiorentina ha portato ad un palo, un gol annullato ed un rigore sprecato.
Detto questo, resta la seconda metà dell’opera e per questo ci sarà da attendere Lunedì, sperando i ritornare in Italia con un trofeo da aggiungere alla bacheca azzurra e di questi tempi non è poco, con la Supercoppa diventata, di punto in bianco, un obbiettivo primario da conquistare.
I VOTI: Gollini (6); Juan Jesus (7); Rrahmani (6); Di Lorenzo (6,5); Mazzocchi (6); Cajuste (6); Lobotka (6,5); Mario Rui (5,5); Politano (6); Kvaratshkelia (5,5); Simeone (7).
Dalla panchina: Ostigard (6); Zielinski (6); Zerbin (8); Gaetano (sv); Lindstrom (6)
Il mister: Mazzarri (7)
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