Focus Inter – Napoli. Al Meazza il passaggio di consegne dello Scudetto: pareggio buono solo per il morale

MILANO – Inter – Napoli, ovvero il “derby” tra le deluse di coppa: entrambe sbattute fuori dalla Champions per “manita” di squadre spagnole, Atletico Madrid e Barcelona. Ed eccole, stasera, affrontarsi al Meazza per raggiungere i loro obiettivi in chiave-campionato. Più facile quello dell’Inter, a cui manca solo la matematica certezza della vittoria di un campionato dominato, quasi come il Napoli monopolizzò quello dello scorsa stagione; differente e, purtroppo, più delicata la posizione degli azzurri, costretti a cercare punti in casa della lanciatissima capolista, per rinnovare le speranze di aggancio alle posizioni valide per un piazzamento europeo.

L’occasione per dimenticare le delusioni continentale si presenta sottoforma di una grande classica della Serie A che, nella circostanza, assume le sembianze anche di un passaggio di consegne dello Scudetto, dai partenopei ai nerazzurri. La cornice è quella del grande palcoscenico, che vede gli azzurri schierarsi senza Osimhen, in precarie condizioni fisiche, tenuto precauzionalmente a riposo da Calzona, che lo fa partire dalla panchina: al posto del nigeriano, Raspadori, nell’ennesimo ballottaggio stagionale con Simeone, nell’accaparrarsi lo spazio liberato al centro dell’attacco dal numero nove azzurro.

Ma Victor non entrerà mai, nella partita che poteva essere anche quella del passaggio di consegne per quanto riguarda il titolo di capocannoniere, da Osimhen a (probabilmente) Lautaro e, succede che, nella partita-sfida tra grandi bomber, i grandi protagonisti dell’ 1-1 finale sono quelli che non ti aspetti: a Darmian nel primo tempo risponde il gol dell’ex, Juan Jesus, che dopo  la disattenzione di Cagliari, stavolta si prende i titoloni ad otto colonne per una prestazione gagliarda non solo per il gol segnato, ma anche per una buona prova difensiva.

La partita? Quella che ci si aspettava, tra due squadre che cercavano riscatto dopo l’eliminazione dalle coppe ma altrettanto stanche dopo aver giocato due partite di grande dispendio di energie fisiche e nervose. Alla fine, il pareggio sembra essere il risultato più equo e che premia, nel finale, un Napoli che dopo il pareggio, avrebbe potuto osare qualcosa di più contro un’Inter stanca, che riposava sugli allori dopo il vantaggio ottenuto con Darmian, ma stranamente poco attenta e distratta in occasione del pareggio di Juan Jesus. In generale, una partita vibrante, equilibrata ma di occasioni enormi, da una parte e dall’altra, non ve ne sono state moltissime. Lautaro e Thuram giocano a corrente alternata, l’attacco azzurro, senza Osimhen e con il solo Kvara a cercare di ingegnarsi, le soluzioni non sono tantissimi là davanti e, ad un certo punto, non c’è nemmeno troppo da sorprendersi se il gol del pareggio giunge da palla inattiva e che sia un difensore a scardinare il ben oleato meccanismo difensivo di Simone Inzaghi, che per una volta tanto perfetto non si dimostra.

Un pareggio che all’Inter cambia poco, quasi nulla: la striscia di vittorie consecutive si interrompe all’undicesima partita ma, al di là delle questioni puramente statistiche, lo Scudetto finirà a Milano, sponda nerazzurra, c’è solo da capire quando. Per quanto riguarda i partenopei, premesso che un pareggio al Meazza va sempre preso come ottimo risultato, contestualizzato in ottica generale, è un pareggio che allontana la squadra di Calzona ulteriormente dalla zona-Champions, considerate le vittorie di Bologna e Roma. I benefici di Calzona sulla squadra si vedono e portano anche risultati: il mister risulta tuttora imbattuto in Serie A da quando ha preso in mano le redini della squadra, ma è evidente che c’è ancora tanto lavoro da fare e, anche se la squadra intrapresa sembra essere quella buona, il tempo a disposizione è sempre meno.

C’ è un buon Kvara da segnalare: la nota positiva della serata, insieme alla buona prestazione della difesa. Il georgiano sembra essere più tonico in questo finale di stagione, forse più libero di inventare anche se non incisivo negli ultimi venti metri. Va anche rimarcato quanto questo calciatore sia tra i meno tutelati dagli arbitri, i quali concedono interventi entro e anche oltre i limiti del regolamento dai difensori di turno, limitandone dunque l’impeto e l’efficacia. Da Kvicha si aspettano i colpi e le giocate importanti e decisive soprattutto in partite delicate come questa, ma è diffcile lottare contro i mulini a vento, quando si è poco supportato dal resto del reparto e attaccato da due, anche tre, avversari per volta, con le buone e con le cattive. Ma è il destino di qualsiasi calciatore di talento, quello di essere “picchiato” dalle difese avversarie, dal quale neppure Kvara può sfuggire; riuscire ad essere decisivo ed importante nonostante il trattamento “di sfavore” dei difensori sarà uno step-forward che il georgiano dovrà compiere in fretta, per lui e per il Napoli.

Ci sarà da lavorare, per Calzona, soprattutto in mediana, stasera in affanno contro l’energia e la capacità di palleggio dei dirimpettai nerazzurri che a centrocampo hanno gamba e forza per proteggere la difesa, fosforo e piede per alimentare l’attacco. Zambo e Traorè hanno sofferto l’esuberanza di Barella e le geometrie di Mkhitaryan; se poi aggiungiamo le due “frecce”, Dimarco e Darmian, decisivi nell’economia del match con le percussioni a tutta fascia a bloccare Di Lorenzo e Olivera, è comprensibile che il solo Lobotka, nel tentativo di riequlibrare le sorti di un centrocampo in affanno, può essere una richiesta esosa, sebbene lo slovacco gioca, come sempre, una partita di grande sostanza. La squadra paga, purtroppo, la pochezza (numerica e qualitativa) proprio in quel settore, con uomini contati e non sempre intercambiabili.

Tirando le somme, va bene così, perchè non si può chiedere più di tanto a questa squadra, in questo preciso momento storico, anche se qualcosa in più sarebbe lecito ottenere se davvero si vuole ambire a raggiungere la zona-Champions. Il calendario non aiuta ma, adesso che (purtroppo) la squadra non avrà altri impegni se non il campionato, Calzona avrà a dispozione un intervallo maggiore tra un match e l’altro, a partire da questa sosta, nel quale il mister proverà a tirare le somme dopo il suo primo “periodo” azzurro. Una speranza, un augurio per un finale di stagione in crescendo lasciandoci alle spalle la sensazione di una squadra che scendeva in campo già sconfitta.

I voti: Meret (7); Di Lorenzo (6); Rrahmani (6,5); Juan jesus (7); Olivara (5,5); Zambo Anguissa (5,5); Lobotka (6,5); Traorè (6); Politano (6); Raspadori (5,5); Kvaratshkelia (6).

Dalla panchina: Mario Rui (6); Cajuste (6); Simeone (6); Lindstrom (sv); Ngonge (sv)

Il mister: Calzona (6,5).

 

RESTA AGGIORNATO, TORNA ALLA HOME PAGE E CLICCA SULLA NOSTRA PAGINA FACEBOOK

Related Articles

Stay Connected

0FansLike
0FollowersFollow
0SubscribersSubscribe
- Advertisement -spot_img

Latest Articles