NAPOLI – Sicuramente la migliore versione del Napoli “calzoniano” ed per questo che il rammarico per non aver convertito la partita contro la Roma in tre punti è enorme. Tanta produzione di gioco ed occasioni da rete, sprecate in modi piĂą o meno banali, che uniti alle solite disattenzioni difensive, si trasformano nel 2-2 nel soleggiato pomeriggio partenopeo.
Un Napoli finalmente diverso, sceso in campo con una rabbia agonistica che non gli apparteneva piĂą da settimane, probabilmente conseguenza di una settimana terribile dopo la cocente sconfitta di Empoli, chiusa con l’umiliante confronto con una rappresentanza di tifosi che chiedeva ai ragazzi di Calzona orgoglio, dignitĂ ed attaccamento alla maglia nelle ultime giornate di questo infausto campionato; conseguenza di un ritiro imposto dalla societĂ e che, da quanto si sa (o si pensa) ha avuto risvolti clamorosi in seno allo spogliatoio, ormai una polveriera difficile da gestire; conseguenza, forse, delle dichiarazioni di Calzona stesso in conferenza stampa, nella quale, neppure troppo velatamente, i calciatori sono stati accusati di scarso senso di responsabilitĂ , invitati ad impegnarsi seriamente nelle ultime partite; conseguenza, in minima parte, di giocare contro una squadra come la Roma, in piena corsa-Champions ma con un occhio rivolto all’imminente semifinale di Europa League, contro il Leverkusen.
Purtroppo, con l’orgoglio e la voglia di fare ci si fa poco se non si abbinano i fatti concreto, nello specifico i gol, perchè è con quelli che si vincono le partite e da queste parti il concetto è stato un po’ abbandonato. La partita contro il Frosinone doveva essere una lezione, fatta di orrori in attacco, uno dietro l’altro, ma non è servita a granchè. Anche oggi, almeno venti tentativi verso Svilar per segnare due gol, tra miracoli del portiere ospite ed errori imperdonabili dagli attaccanti azzurri: un tiro (deviato) di Olivera ed il penalty finalmente trasformato da Osimhen sono un bottino troppo misero in proporzione alla quantitĂ di occasioni create.
Al contrario, gli azzurri non perdono il vizietto di prendere gol con costanza a dir poco preoccupante e nelle modalità più ingenue possibili. Si sapeva della buona propensione della Roma a segnare nei minuti finali e della pericolosità su palle inattive da parte dei saltatori giallorossi: il risultato è che il Napoli, al netto del primo gol romanista, a firma Dybala, prende gol nei minuti finali e su azione di palla inattiva, con Di Lorenzo che non sale in tempo per mettere in posizione di offside Abraham.
Abraham che non segnava da tempo immemore, rientrato da poco a calcare i terreni di gioco dopo quesi un anno di stop ed entrato nella lista di “bomber” che devono le loro fortune all’inadempienza dei difensori partenopei. All’inglese è bastato posizionarsi sul secondo palo e battere indisturbato Meret, in mezzo alle sentinelle azzurre, ferme come statue.
Difesa che finisce nuovamente sul banco degli imputati dopo l’ennesima prestazione disastrosa, capace di concedere due gol alla Roma, che ha fatto poco o nulla per meritarseli, se non aspettare l’errore della difesa avversarìa, arrivato con puntualitĂ svizzera. Da ingenui il gol preso da Abraham; grottesco, invece, il rigore con cui Dybala sblocca il risultato: il fallo di Juan Jesus su Azmoun è netto quanto inutile, perchè l’attaccante iraniano era in area di rigore, vero, ma non in posizione di tiro tale da giustificare un intervento con cui il brasiliano si macchia del fallo da rigore. Ennesima incertezza a referto del centrale brasiliano, che Calzona continua a considerare un intoccabile a dispetto di prestazioni molto deludenti. L’impressione è che il mister tenda ad essere piĂą permissivo con la vecchia guardia, mentre perdona poco o nulla al Natan della situazione, oggi in panchina, inevitabilmente dopo l’esclusione a “furor di spogliatoio” della scorsa settimana.
Stavolta, a fare le spese di una gestione discutibile dei cambi è il povero Traorè: entrato in campo a venti minuti dalla fine nel tentativo di rimonta, dopo lo svantaggio iniziale, viene messo fuori da Calzona a pochi minuti dalla fine per dare spazio ad Ostigard, nel tentativo (l’altro) di mantenere il vantaggio ottenuto con il penalty di Osimhen. Sfortuna vuole che nel calcio d’angolo seguente la Roma pareggi con Abraham, rendendo praticamente inutile l’ingresso del norvegese, atto principalmente a non prendere gol nel forcing finale giallorosso. Inutile dire che Traorè non prende bene il cambio, andando ad aumentare il numero dei “sostituiti e scontenti”, che non mancano di farlo sapere al mister, che vede in lista nomi grossi come Osimhen, Kvara e Politano, nel passato recente non proprio entusiasti della loro gestione da parte dei vari Garcia, Mazzarri e lo stesso Calzona.
Gli stessi Kvara, Osimhen e Politano che hanno fatto, oggi pomeriggio, il bello ed il cattivo tempo: come detto, tanta produzione offensiva, poca concretezza negli ultimi venti metri. Il nigeriano, alla lunga, riesce a prevalere su Ndicka, offuscandolo nei duelli in velocitĂ , ma non su Svilar, muro invalicabile, superato solamente dagli undici metri, da dove il numero nove finalmente ritrova la gioia del gol, dopo l’errore contro la Juventus; Kvicha è sufficientemente in vena per far mangiare pane duro alla difesa giallorossa, in una partita che ha nel calcio di rigore procurato il suo apice. Un Kvara sicuramente piĂą tonico e fresco rispetto ad un mese fa, entrato in condizione fisiche decenti troppo tardi per poter porre in lui speranze di un piazzamento europeo che non sia la Conference League (con tutto il rispetto, ci mancherebbe); Politano è il solito motorino inesauribile che, soprattutto ad inizio gara, sembra avere molta piĂą propensione difensiva rispetto a Di Lorenzo portandolo ad un dispendio di energie tale da perdere luciditĂ da centrocampo in su. Almeno Ngonge, entrato in sua vece, riesce a portare freschezza in un gioco d’attacco che, alla lunga poteva risultare troppo prevedibile.
Tirando le somme: un punto che può andare bene alla Roma ma non al Napoli che, con un’eventuale vittoria della Fiorentina, retrocederebbe al nono posto, primo dei posti non validi per le coppe europee, obiettivo ormai ultimo rimasto, a continuare quella striscia di presenze consecutive in campo continentale che da sempre De Laurentiis ha sbandierato ai quattro venti, quasi fosse un trofeo. Mai come al termine di questa stagione potrebbe esserlo per davvero, perchè a questo Napoli è difficile chiedere (ed ottenere) piĂą di quanto stia facendo.
I voti: Meret (6); Di Lorenzo (5,5); Rrahmani (5); Juan Jesus (4,5); Olivera (6); Zambo Anguissa (4,5); Lobotka (6); Cajuste (6,5); Politano (6); Osimhen (6,5); Kvaratshkelia (6,5).
Dalla panchina: Traorè (sv); Ostigard (sv); Raspadori (sv); Ngonge (6,5).
Il mister: Calzona (6)
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