ITALIA – Ci sarebbe la forte influenza della Camorra, nel caso specifico dell’Alleanza di Secondigliano, dietro il caso doping che travolse Marco Pantani al Giro d’Italia del 1999.
La Procura di Trento ha infatti riaperto le indagini ipotizzando che dietro l’impulso del clan siano stati alterati i risultati dei test antidoping del Pirata: una positività “coatta”, dunque, che ne avrebbe causato l’esclusione dalla corsa rosa avviando un vortice che avrebbe avuto il tragico epilogo con la morte 5 anni dopo.
Nei verbali della Commissione Antimafia, infatti, sono apparse dichiarazioni di un collaboratore di giustizia che tirano in ballo proprio la criminalità organizzata: “Se Pantani vinceva il Giro – si legge – il banco saltava. E la camorra, l’alleanza di Secondigliano, avrebbe dovuto pagare diversi miliardi in scommesse clandestine”.
Gli investigatori stanno in tal senso analizzando anche alcune intercettazioni tra detenuti del carcere di Novara nelle quali risulterebbe chiaro il giro di scommesse milionarie sulla sconfitta di Pantani già primo in classifica generale.
Una morte, quella dello straordinario campione Cesenate, che non ha mai convinto appieno. Il decesso, avvenuto in una camera d’albergo, porta ancora dietro di sé una serie incredibile di punti interrogativi sui quali i giudici, nonostante siano passati più di 20 anni, cercheranno di fare chiarezza.
Ma nonostante tanti punti interrogativi, l’esistenza di un’influenza della criminalità organizzata sembra essere quasi una certezza. Se si pensa, ad esempio, a quanto disse Renato Vallanzasca, protagonista della mala milanese negli anni ‘70-’80 che dichiarò di essere stato avvicinato da un altro detenuto in carcere: “Hai qualche milione da buttare? Se sì, puntalo sul vincitore del Giro. Non so chi vincerà, ma sicuramente non sarà Pantani”.




