Napoli a confronto, il primo Spalletti e l’attuale Conte

Sono trascorse sette giornate dall’inizio della stagione ed il Napoli di Antonio Conte è in testa al campionato seppur con un minimo vantaggio rispetto alle inseguitrici. Sarebbe stato davvero difficile immaginarlo dopo le macerie della scorsa stagione ed il 3-0 horror di Verona all’esordio.

Dopo quasi due mesi possiamo fermamente appurare che il tecnico leccese ha in mano la completa gestione dello spogliatoio e si è ritrovata la serenità e la sana competizione tra i giocatori. La grande mossa è stata l’umiltà di capire che il suo marchio di fabbrica, la difesa a tre, non era così tanto calzante per le caratteristiche del gruppo a disposizione. Un gesto che ricorda ciò che fece Maurizio Sarri nella sua prima stagione, che passò dal 4-3-1-2- al 4-3-3 trasformando, di fatti, il Napoli.

Ma tra Sarri e Conte si sono susseguiti una serie di allenatori, tra cui Luciano Spalletti, per il quale non c’è bisogno di presentazioni.

Il tecnico toscano arrivò dopo la sciagurata stagione in cui il Napoli perse la qualificazione Champions all’ultima giornata sempre contro il fatal Verona.

Accettò in toto di mantenere tutto il gruppo e pose l’obiettivo Champions.

Le prime sette giornate di quella stagione furono letteralmente perfette: sette vittorie su sette, 21 punti e primo posto in solitaria. Ben 18 reti segnate e soltanto tre subite.

Un inizio davvero scoppiettante che fece ben sperare durante l’arco della stagione di lottare per il tricolore. Ma nella seconda parte gli azzurri collarono e vinse il Milan di Pioli.

Ad oggi, il Napoli di Conte è primo con 16 punti in sette partite, frutto di cinque vittorie, un pareggio ed una sconfitta. Quattordici reti siglate e cinque subite.

Ed anche quest’annata sembra avvolta da una forte speranza di lottare ed ambire alla vittoria finale, ma la differenza rispetto alla prima stagione di Spalletti, la potrà fare solo e soltanto la costanza, oltre ad evitare di perdere punti con le cosiddette “piccole”, come accaduto a Verona.

La squadra c’è, l’allenatore è totalmente radicato nello spogliatoio ed è consapevole della forza del proprio gruppo. Ci sono, dunque, gli ingredienti principali per lottare e sognare. È solo l’inizio, ma che inizio!

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