Focus Manchester City – Napoli. Gli azzurri reggono un’ora, poi il sogno di un’impresa al Etihad svanisce sotto i colpi di Haaland e Doku

MANCHESTER – A leggere il risultato, c’è senz’altro delusione, 2-0 per il Manchester City, ma a partita vista ed osservata, possiamo dire che poteva andare molto peggio, dopo aver giocato tre-quarti di partita in inferiorità numerica e, ad un certo punto, con il rischio di poter prendere anche un’imbarcata, dopo aver preso il gol di Haaland.
E’ la storia, in poche parole, dell’amaro esordio degli azzurri in Champions League, funestato dall’espulsione di Di Lorenzo (fallo da ultimo uomo su Haaland)e che resiste finchè può agli attacchi degli Citizens, salvati da un ottimo Milinkovic-Savic e poi arrendersi all’unica vera occasione da gol in cui Haaland (sempre lui) si rende protagonista e da Doku.

Era la partita che segnava il ritorno di De Bruyne nella “sua” Manchester, per dimostrare di essere un giocatore che può fare ancora la differenza anche fuori dalla zona-confort della Serie A, invece la sua partita dura solo ventitre minuti, sostituito da Conte per mettere una pezza al suo Napoli ridotto in dieci. Soluziona saggia e giusta poichè, tra i nove giocatori di movimento, il belga sarebbe stato quello che maggiormente avrebbe sofferto l’estenuante possesso-palla che il City avrebbe esercitato; proprio lui, che fino alla scorsa stagione, dello stesso ne era stato partecipe, così poco abituato a correre a vuoto alla ricerda del pallone piuttosto che averlo tra i piedi.

Un ritorno amaro per Kevin e un battesimo amaro anche per Conte, che tornava a giocare in Champions da tempi ormai lontani, a cui il calendario ha riservato l’avversario tra i più tosti in assoluto e c’è da dire che le scelte del mister, soprattutto per le sostituzioni nella ripresa, sono apparse leggermente discutibili. Vero che l’espulsione di Di Lorenzo ha trasformato la partita del Napoli, alzando il coefficiente di difficoltà da difficile ad impossibile, ma per come si stavano mettendo le cose, il Napoli era sceso in campo con il solo ed unico scopo di non prenderle, sperando nel colpo grosso grazie a qualche invenzione dei singoli o a qualche calcio da fermo. Il giochino non è riuscito e, dopo il gol subito, gli azzurri non hanno praticamente mai superato la linea di centrocampo, dominati in lungo ed in largo dal City, ormai tranquillo dopo aver sbloccato il match.

Atteggiamento, conservativo, che può essere condivisibile, giocando contro una delle squadre più forti d’Europa, che con il palleggio mette sotto squadre di lignaggio tecnico squadre anche assai superiori allo stesso Napoli. Atteggiamento, che almeno in minima parte sarebbe dovuto cambiare dopo aver subito il gol di Haaland, invece niente. Nessun tipo di reazione, se non il creare due blocchi stretti davanti a Milinkovic Savic, costriggendo il City ad uno stucchevole possesso-palla, con sessioni dalla durata di sette-otto minuti, incessanti, ininterrotte, sotto gli occhi e le gambe passive dei mediani azzurri che vedevano il pallone scorrere davanti agli occhi, ma incapaci di arpionarlo.

Le sostituzioni di Conte poi, fanno il resto: tolta quella di de Bruyne che si può condividere, ma quelle effettuate nel secondo tempo lasciano l’amaro in dubbio ed una domanda, semplice: perchè? Perchè togliere Politano ed inserire Juan Jesus? Non sarebbe stato meglio Neres, attaccante più rapido ed efficace per un’eventuale contropiede? Magari avrebbe preso gol ugualmente, il Napoli, fatto sta che il karma calcistico punisce immediatamente la scelta del mister leccese, che dopo un minuto vede sgretolare il muro di sicurezze faticosamente costruito nella prima (quasi ora) di gioco. Assist bellissimo di Foden, con Juan Jesus lì a guardarlo ed inserimento letale di Haaland che brucia Beukema per poi scavlacare Milinkovic-Savic con un lob di testa.

Perchè, poi, togliere Hojlund e non inserire Lucca? Altro mistero che resterà irrisolto. Un centravanti più fisico avrebbe potuto allegerire la pressione costante ed irresistibile che esercitava il City, che nel frattempo aveva trovato anche il raddopio con Doku, con qualche lancio lungo per allungare le squadre e permettere anche qualche inserimento di McTominay o Anguissa. Invece, entra Neres, a fare il centravanti o qualcosa di simile, dunque senza attaccanti centrali, cercando di non prendere una pioggia di gol, e per come si stavano mettendo le cose il rischio era davvero altissimo. Fortuna che il City ha il terribile difetto di specchiarsi troppo in se stesso per pensare di far davvero male agli avversari, altrimenti sarebbero stati dolori davvero lancinanti.

Scelte discutibili a parte, ed un atteggiamento remissivo, prima per voltontà poi per obbligo, almeno lo spirito di sacrificio della squadra va apprezzato. Naturalmente, da solo non basta per aver ragione di una corazzata come il City, ieri sera troppo più squadra, troppo superiore al Napoli e lo sarebbe stato anche in parità numerica. Un elogio va fatto anche al buon Politano, davvero encomiabile per impegno e dedizione alla causa; faceva quasi tenerezza a vederlo esultare dopo aver salvato dal gol il tiro di Reijnders (che forse andava fuori e che stava trasformando in autogol), lui, ormai così poco abituato a festeggiare un gol suo, deve accontentari di esultare per averne evitato uno. Viene sostituito, stremato, dopo aver corso per tutta la partita, dovendo gestire il controllo della fascia destra, anche in presenza del capitano che, infatti, in una delle rare occasioni in cui viene lasciato da solo, combina disastri.

Infatti Di Lorenzo, è purtroppo il protagonista della partita del Napoli, che lascia in dieci per oltre un’ora di partita. Errore davvero banale il suo, facendosi scherzare da Haaland, che di suo fa un movimento semplice ma illegibile per il capitano, girandogli alle spalle e ricevendo il pallone in profondità, pronto ad involarsi verso Milinkovic-Savic. Steso a terra da Di Lorenzo, il VAR chiede a Zwayer di andare al monitor per la decisione finale (inevitabile e sacrosanta) del rosso diretto.
Errore da matita rossa per il capitano, che dimostra per l’ennesima volta quanto sia rivedibile la sua fase difensiva. Non lo si scopre certo oggi, ma è purtroppo così. Ma è andata, ormai. Pazienza.

Intendiamoci: il Napoli contro il City parte sempre sfavorito e ieri ha perso non solo ed esclusivamente per l’espulsione di Di Lorenzo e delle scelte di Conte a partita in corso. Il City si è dimostrato superiore per livello tecnico e nei duelli diretti ruolo-contro-ruolo. Rodri ha battuto nettamente Lobotka nel confronto diretto tra due tra i migliori equlibratori del gioco d’Europa: per quanto lo slovacco sia calciatore di ottima caratura tecnica, Rodri è un ex-Pallone d’Oro e ieri si è visto come il City cambi da così a così secondo l’umore del suo metronomo. Così come gli “incursori” hanno spostato l’ago della bilancia a favore della squadra di Guardiola: impossibile o quasi tenere a bada gente come Foden e Reijnders, abituati a molleggiare tra area di rigore e tre-quarti di campo, Doku faceva da variabile impazzita mentre Bernardo, dall’altro lato faceva spesso da regista più avanzato; da parte del Napoli, la batteria di trequartisti non è mai entrata in azione: fatta eccezione per Politano non si registrano attività da segnalare. De Bruyne esce subito, McTominay vaga nel nulla cosmico per colpe non tutte sue, mentre Zambo deve giocare più da mediano che da incursionista, facendo male sia l’una che l’altra fase.

Differenze che invece non erano così palesemente sostanziali nel pacchetto difensivo, con un reparto, quello del City, non all’altezza del resto della squadra. Certo, con Donnarumma il pacchetto-sicurezza ha acquisito notevole spessore, ma l’idea che il duo Khsanov-Ruben Dias sarebbe stato perforabile se solo il Napoli avesse avuto quel briciolo di sfrontatezza in più. Beukema ci prova all’inizio, ma il Napoli nell’area di rigore avversaria non ci mette più piede. Beukema, proprio lui, che era partito benissimo e che regge l’onda d’urto-Haaland fino al fatidico minuto cinquantanove, quando il norvegese lo brucia, nella sua unica vera occasione avuta in area di rigore. Purtroppo, con gente così non si può stare tranquilli neppure quando si risale sull’autobus che ti riporta a casa, figurarsi nel cuore dell’area di rigore, su quella magnifica imbeccata di Foden. Lo stesso Beukema, poverino, si fa infilare di brutto anche da Doku, ma in quel caso il cambio di passo è troppo evidente e sfacciato per essere messo a tacere dal buon Sam. Buongiorno il suo lo fa ed infatti Haaland dalle sue parti non ha terreno fertile da coltivare ed infatti lo trova nella zona di centro-destra della difesa azzurra, costringendo prima al fallo da ultimo uomo Di Lorenzo poi giocando su Beukema, tra i due centrali sicuramente quello meno probante. Del capitano si è già discusso a sufficienza mentre Spinazzola prima ed Oliver poi, niente da segnalare: nessun disastro ma presenza passiva in opposizione ai vari Bernando Silva e Doku che, alla lunga, fanno quello che vogliono. Milinkovic Savic salva il Napoli da un passivo che sarebbe stato già corposo all’intervallo.

In linea di massima, una sconfitta che si poteva mettere in preventivo e che, con il nuovo format della Champions, non deve creare malanimo più di tanto, a patto di iniziare a fare punti (possibilmente tre) contro lo Sporting nella prossima partita: il coefficiente di difficoltà scende di almeno tre livelli con, in più, l’energia del Maradona gremito in ogni settore, gli ingredienti giusti per fare bene anche in Europa. Ma ci vorrà un Napoli diverso, con un atteggiamento diverso, ma per fortuna, di City ce n’è soltanto uno e, quantomeno, ci siamo tolti l’incomodo di incontrare l’avversaria più dura da affrontare dell’intero calendario. Meglio così, anche se, sotto sotto, l’idea di portare a casa un punticino dall’Etihad Stadium a molti era venuta. E per quasi un’ora era anche realtà, ma poi arriva Haaland e ci svegliamo tutti sudati e senza punti in tasca.  Peccato. Sarà per la prossima. Ma ora, c’è da difendere la leadership in campionato, di Champions se ne riparlerà ad inizio Ottobre.

 

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