Focus Napoli – Juventus. La serata magica di Hojlund manda in crisi Spalletti: la doppietta decisiva in risposta a Yildiz

NAPOLI – Neppure i piĂą ottimisti avrebbero sperato di fare bottino pieno dopo il trittico Atalanta-Roma-Juventus, ma la realtĂ  dice esattamente questo, con una qualificazione ai quarti di coppa Italia ottenuta in settimana e la testa della classifica confermata per un’altra settimana, in attesa di capire se si tratterĂ  di un condominio con il Milan, o i partenopei respireranno la frizzante aria della vetta in beata solitudine.

Tante belle sensazioni regalate nella magica serata del Maradona, nella domenica del ritorno del grande ex, l’uomo del terzo Scudetto, quello che si è anche tatuato sul braccio, come ricordo indelebile di un successo che lo ha consacrato come “leggenda” qui a Napoli e come grandissimo allenatore in Italia. Quel Luciano Spalletti che ritorna a Napoli da “nemico” e per questo bersagliato sonoramente dai fischi del pubblico partenopeo che, come sempre accade, non perdona chi ritorna con la maglia della rivale piĂą calcisticamente detestata.

Tralasciati i bei ricordi legati al terzo Scudetto con Luciano in panchina, la partita contro la Juventus suonava come l’ennesimo esame a cui questa squadra è settimanalmente sottoposta, in funzione ed in lavorazione per l’eventuale Scudetto numero cinque.
A rendere piĂą difficile l’esame ci si mette l’ennesima defezione stagionale, che coinvolge un altro pezzo da novanta: Stanislav Lobotka che in settimana ha accusato problemi muscolari, causando il forfeit contro la Juventus e chissĂ  quante altre ancora.

Un infortunio reso ancora piĂą grave e preoccupante perchè va a toccare il reparto di centrocampo ridotto all’osso dalle assenze di McTominay, Gilmour e Zambo Anguissa. E sembrerebbe che proprio da una situazione di emergenza come questa, il Napoli sia riuscito a trovare la forza necessaria ad uscire da uscire da le enormi difficoltĂ  che rischiavano di travolgerlo fino ad appena un mese fa.

La vittoria per 2-1 ottenuta contro la Juventus è una sintesi perfetta della metamorfosi che ha coinvolto il Napoli, lo stesso Conte e tutti i giocatori, completamente rivitalizzati dopo un Novembre nerissimo, sotto il profilo del gioco, dei risultati e dell’ambiente trasformatosi gradualmente teso, dal clima pesante e dall’aria irrespirabile.

Quello contro la Juventus è stato un Napoli arioso, fluido nelle sue trame di gioco, con idee ben precise su cosa fare in mezzo al campo e come farle. Soprattutto un Napoli non noioso a vederlo giocare e anzi, contro Spalletti ed i suoi, si è vista la versione migliore dei campioni d’Italia, che al contrario di altre occasioni, sono durati oltre i sistematici sessanta minuti per poi cedere fisicamente, ma hanno trovato risorse fisiche e mentali per reagire al pareggio momentaneo di Yildiz: un colpo che qualche settimana fa sarebbe stato letale ed il preludio anche alla sconfitta ma che ieri sera ha procurato il dolore giusto ma necessario per ripartire e riprendere la strada tracciata nella prima ora di gioco, nel quale gli azzurri sono stati praticamente dominanti.

Il gol di Yildiz, unico neo di una partita altrimenti inappuntabile,  è stato “schiacciato” dalla doppietta di colui che, sotto termini puramente realizzativi iniziava a creare preoccupazioni. Rasmus Hojlund decide nella partita giusta, quella piĂą iconica, che è ora di chiudere il digiuno da gol con una doppietta da numero nove vero e navigato, facendosi trovare al posto giusto nei momenti giusti per andare a bersaglio. Due mesi senza gol sono troppi per un centravanti di una squadra che punta a target prestigiosi e probabilmente oltre alle sue responsabilitĂ , dietro di lui c’era una squadra che non riusciva a “capirlo” tatticamente, come faceva de Bruyne, con il quale il danese confezionò la sua migliore prestazione stagionale, in Champions League, contro lo Sporting.

Con l’assenza del belga si era persa l’unica vera fonte ispiratrice per gli attaccanti che, difatti, la porta la vedevano poco o niente, ridimensionando il Napoli ad una squadra che non andava oltre ad uno, massimo due tiri a partita. Con la versione 2.0, tramata e messa in atto da Conte dopo il suo “ritiro” spirituale e tecnico nella sua Torino, il registro è cambiato: nuovo assetto e nuove armi per mettere in condizioni l’ex-United di poter essere letale in zona-gol.
Con Lang e Neres rinati e tornati a splendere, bisognava attendere il momento giusto anche per Rasmus, che prima della partita contro la Juventus ha mandato segnali importanti di crescita, ma si sa quanto sia importante e gratificante il gol per un attaccante, per la carica, per l’adrenalina, per la sicurezza in se stessi che può infondere anche un gol ad un metro dalla porta vuota.

Ad Hojlund mancava tutto questo e ieri finalmente si è sbloccato grazie all’ausilio fondamentale dell’ormai intoccabile ed imprescindibile Neres, insieme al danese il migliore in campo. Due gol da rapinatore d’area di rigore, prima catapultandosi sul cross rasoterra del brasiliano, anticipando Di Gregorio ed insaccando il gol dell’1-0; nella ripresa, facendosi trovare nell’attimo giusto in cui McKennie gli fa la “torre” sul cross dello stesso Neres, piegando le mani all’incolpevole Di Gregorio. Bomber ritrovato, sperando di non perderlo piĂą, anche se tra poche settimane il ritorno di Lukaku apre ad un dibattito importante su chi dei due punterĂ  Conte: sul suo “figlioccio” calcistico appena rientrato da un pesante infortunio o sul danese che, se dovesse mantenere alti i suoi standard, sarebbe impossibile da togliere?

Nel frattempo, qualche parola su chi, attualmente, il posto non lo rischia. Appunto, David Neres, uomo della settimana, passando dal gol partita dell’Olimpico, al rigore decisivo sbagliato contro il Cagliari, per poi ritornare ad essere la scheggia imprendibile contro l’asse Cabal-Koopmeiners, del quale perdono le tracce quasi subito per non riprenderle piĂą. Micidiale negli strappi che mettono a ferro e fuoco la difesa bianconera, incapace di prendergli le misure. Bravo anche Di Lorenzo a “leggerlo” nelle sue verticalizzazioni. Il capitano – nota a margine – finalmente sta ritrovando la sua continuitĂ  nella sua nuova veste di terzino a tutta fascia ed anche ieri ha fornito una prova piĂą che sufficiente.

Un plauso va fatto ad Elmas, giocatore fin troppo dinamico e duttile, che stavolta va a ricoprire il delicato ruolo di Lobotka, in un asse di centrocampo completamente inedito con McTominay, nel frattempo Anguissa ad interim. Esperimento riuscito, anche se era piĂą un obbligo dettato dalle tante assenze di raparto che un capriccio. Il macedone è il solito trottolino instancabile che va a mordere le caviglie avversarie ma con l’istinto di giocare anche qualche metro piĂą avanti se serve; e poi c’è Scott che anche quando non riesce a segnare sa come rendersi utile, anche nella folta zona centrale del campo dove c’è legna da raccogliere e dare battaglia contro il Kephren Thuram o il McKennie di turno che non sono avversari morbidi. Inoltre, lo scozzese va a prendersi le sue libertĂ  in area di rigore juventina, sfiorando il gol in un paio di occasioni. Anche lui, colonna portante gigantesca di questa squadra ed elemento prezioso in ogni zona del campo: in poche parole, calciatore totale ed universalmente riconosciuto per la sua completezza tecnica e tattica.

Va elogiato (quasi) in toto il reparto difensivo, che sarebbe stato impeccabile non fosse stato per il gol subito da Yildiz, per il quale va dato atto ai calciatori della Juventus di essere stati incredibilmente rapidi nel ribaltare l’azione da difensiva ad offensiva e prendere d’infilata la retroguardia azzurra, fino a quel momento mai in affanno. Complice anche uno strano atteggiamento tattico di Spalletti, che propone la sua Juventus senza punte punte di ruolo ma affidandosi esclusivamente sulle invenzioni di Yildiz e Conceicao. Quella del giovane turco arriva e produce il provvisorio pareggio, ma la Juventus di ieri sera è racchiusa quasi tutta nel suo unico tiro in porta e un’altra conclusione in pieno recupero dove Miliinkovic Savic non si lascia intimidire. Nel corso della partita, per oltre un’ora, fino al gol del pareggio, i bianconeri sono stati messi sotto scacco in ogni zona del campo e il collaudato apparato difensivo, tranne qualche affanno iniziale nel prendere le misure a Conceicao, da parte di Buongiorno, poi è andato tutto sufficientemente bene.

Poi, il cambio migliore della partita per il Napoli lo attua proprio Spalletti, togliendo dal campo proprio l’autore del gol, Yildiz, nel momento migliore della sua squadra, approfittando del fisiologico calo fisico degli azzurri e mentale, dopo aver subito lo smacco del pareggio al primo tiro in porta dei bianconeri. Openda al suo posto non produce effetti benefici alla causa spallettiana, così come non li produce David, inserito anch’egli nella ripresa. Qualcosina di piĂą la propone Zhegrova, creando pericolositĂ  con le sue serpentine ed imprevedibiltĂ . Fortuna che Spalletti abbia dispensato da buona parte della partita i due l’ex-Lille – David, unica vera prima punta in dotazione al mister, dopo il grave inforunio occorso a Vlahovic e l’assenza ormai a lunghissimo termine dell’altro ormai dimenticato ex, Arek Milik – e Zhegrova forse troppo eclettico ed esuberante per i gusti del mister, come lo è stata, fin troppo votata al contenimento e troppo poco eclettica ed esuberante, l’intera squadra.

La vera differenza tra le due squadre è stata, alla fin fine proprio questa. L’atteggiamento, fin dalle prime battute, propositivo e frizzante del Napoli che ha mandato in crisi la Juve giĂ  nei primi minuti e stavolta dopo il gol del vantaggio, la squadra azzurra non ha abbassato il baricentro, porgendo il fianco agli avversari, come spesso accadeva e per cui i partenopei pagavano pesanti dazi in termini di gol subiti. La Juventus, dal canto suo, timida e speranzosa in qualche colpo ad effetto di qualche giocata singola non ha saputo approfittare del calo fisico e mentale, poi riassorbito, del Napoli dopo il pareggio. Spalletti ha giocato a fare il “Conte” nel tentativo, vano, di speculare su un pareggio che alla Juventus, chissĂ , avrebbe anche accettato non fosse stato per la zampata (anzi testata) di Hojlund che ha chiuso il discorso.

Un Napoli diverso, sicuramente, quello di ìeri, come quello di Roma, che lascia solo strascichi positivi in vista della fondamentale partita di Champions, contro il Benfica e per i prossimi impegni di campionato. Contro l’Udinese, ad esempio, sarĂ  curioso (ri)vedere il “nuovo” Napoli in campo al cospetto di una squadra non di primissimo livello, contro quel novero di squadre contro le quali Conte ed i suoi ragazzi hanno manifestato difficoltĂ  enormi, quando c’era la necessitĂ  di forzare difese chiuse a riccio attraverso la ricerca di spazi, talvolta strettissimi, in cui infilarsi, ma non sempre vi si riusciva. Era, appunto, un Napoli diverso, nel modo di stare in campo, nel modo in interpretare le partite, nel modo in cui Conte legge il match durante il suo svolgersi ed anche un Napoli nuovo, anche se pesantemente rimaneggiato negli uomini a disposizione, nella brillantezza fisica e leggerezza mentale. Speriamo non sia un fenomeno passeggero e nel frattempo, respiriamo a pieni polmoni la fresca e salubre aria di alta quota. Arrivederci in Champions adesso, cercando di piazzare un mattone fondamentale per la qualificazione al playoffs. Non sarĂ  facile, contro il Benfica e contro uno dei “nemici” storici di Conte, Mourinho: saranno sicuramente scintille.

Per Spalletti, ritorno amaro al Maradona, con una sconfitta che fa scivolare la sua Juventus a -8 dalla capolista, una distanza preoccupante per chi, come i bianconeri, era considerata una importante candidata allo Scudetto. Ma occhio a dare per spacciato chiunque in questo campionato; lo si è visto proprio con il Napoli come tutto possa cambiare nel breve giro di due-tre partite.

 

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