NAPOLI – Mai come in questa circostanza il mantra proprio alla Juventus “Vincere è l’unica cosa che conta”, ben si allinea con quelle che erano le esigenze del Napoli nella partita contro il Sassuolo.
Una partita che, visti gli ultimi risultati casalinghi degli azzurri, nascondeva delle insidie e che, la vittoria dell’Inter a Udine rendeva ancora più pesante da reggere mentalmente, con i nerazzurri momentaneamente a +9 prima del fischio d’inizio.
Una distanza che per questo Napoli sarebbe potuta diventare incolmabile in caso di non-vittoria, ed è per questo che i tre punti erano la conditio sine qua non per portare avanti la battaglia Scudetto che vede l’Inter rullo inarrestabile, nonostante il pareggio del Meazza che tanto ottimism aveva infuso nell’animo di squadra, società e tifosi ma che, dal versante nerazzurro, oggi appare solo un incidente di percorso dal quale la squadra di Chivu si è prontamente ripresa.
Il campionato è ancora lungo, ci mancherebbe, e tra un mese potremmo parlare dell’Inter in crisi ed azzurri in netta ripresa, senza dimenticare Milan, Juventus e Roma, pretendenti importanti sia per lo Scudetto che per le postazioni-Champions, ma quello che traspare oggi è una squadra – il Napoli – stanca e sulle gambe, decimata nei suoi effettivi già prima della partita con i nero-verdi, ancora di più al fischio finale, dovendo far fronte anche agli infortuni (ancora da valutare in vista dei prossimi impegni) di Rrahmani, Politano ed Elmas, sostituiti a gara in corso e che vanno ad aggiungersi alla già nutrita schiera di assenze a medio-lungo termine.
Aspetto fondamentale, quello degli infortuni, che rischia seriamante di inficiare sulla stagione, che in questo Gennaio logorante vede impegni su impegni sovrapporsi in modo vorticoso, impedendo a Conte di poter far affidamento su una quantità incredibile di uomoni importanti. Il mercato, ufficialmente in corso, per il Napoli è fermo alle voci che vogliono il giocatore X e Y accostato alla squadra X e Y, ma è lampante che questa squadra, come ammesso da Stellini in conferenza stampa, ha bisogno di innesti e forze fresche per far fronte ai molteplici impegni a cui ottemperare.
Nel frattempo, gioca chi è rimasto e contro il Sassuolo c’è stato spazio anche per Vergara, al suo esordio da titolare in campionato, per dare riposo al sempre più spento Politano, il rientro di Beukema nel terzetto difensivo e con Spinazzola largo a sinistra, per il resto, il solito Napoli, o meglio quello che ne rimane.
La vittoria, sofferta come ci si aspettava, è figlia di una prestazione quasi simile a quella contro il Parma, con la differenza – enorme – del gol trovato in apertura di match con Lobotka, senza il quale, potremmo scommetterci qualche soldo, i partenopei sarebbero andati incontro a enormi difficoltà, contro una squadra comunque ben messa in campo da Grosso, ed in generale contro squadre alla stregua del Sassuolo, Parma, o Hellas Verona, per citare giusto le ultime tre avversarie affrontate al Maradona, più o meno dello stesso livello, che a Fuorigrotta scendono con il coltello tra i denti, difesa ad oltranza e contropiedi fulminei, tutte quelle caratteristiche che gli azzurri soffrono maledettamente.
Benedetto quel destro al volo di Lobotka, “aggiustato” dalla testa di Muharemovic di quel tanto da eludere la parata di Muric, che già si era superato sulla rasoiata di Elmas. Un gol decisivo e pesantissimo, segnato dal calciatore meno atteso e che non appariva sui tabellini dei marcatori da quasi quattro stagioni: è ormai consegnato alla storia l’ultimo “timbro” dello slovacco, nella storica stagione 2022-2023, esattamente nella prima giornata di campionato, in un pirotecnico 5-2 al Bentegodi di Verona, nel quale oltre ad esaltare un giovane giorgiano dal nome impronunciabile, si registrava anche l’ultimo +3 fantacalcistico di Stanislav, centrocampista unico ed insostituibile per quello che sa fare (tanto) e che poco risalta quando si tratta di giocare più offensivamente.
Va detto che da quel lontanissimo 5-2 a Verona, sono passati tre campionati e mezzo, due Scudetti, un quarto di finale di Champions League ed una Supercoppa ed il mediano azzurra è sempre stato tra i migliori e tra gli ultimi ad arrendersi anche quando il Napoli bivaccava al decimo posto di due campionati or sono. Ed anche ieri, la sua partita non va lodata solo per il gol, che è di complemento (ma importantissimo), ma anche per il solito lavoro instancabile in mezzo al campo, a catalizzare palloni e a smistarli, alimentando una manovra che, talvolta, nonostante la sua rpesenza , non è sempre veloce e fluida. Pensate se non ci fosse, questo Napoli cosa sarebbe.
Il livello di gioco espresso ieri pomeriggio non è stato esaltante, ma neanche sarebbe stato lecito aspettarsi qualcosa di diverso da una squadra che neppure con i suoi titolari effettivi rubava l’occhio per estetica e qualità di gioco, figurarsi adesso che, se tutto va bene, si rischia di giocare con “solo” mezza squadra fuori. Pochi tiri in porta anche contro il Sassuolo, che dopo il gol è stato costretto ad aprirsi per riprendere il risultato ed ha anche avuto le sue occasioni per pareggiarla, cosicchè, nel marsma generale, il migliore in campo per i campioni d’Italia è stato Milinkovic Savic, abile e reattivo nel disinnescare i pericolosi tentativi di Laurentiè e Lipani. Per quanto riguarda gli azzurri, oltre al gol ben poco da segnalare se non un paio di conclusioni di McTominay di poco fuori misura. Il povero Hojlund ormai abbaandato a se stesso non ha grandi occasioni per mettersi in mostra ed è, oggettivamente, difficile per lui farlo visto che di spazi utili per alimentare la sua dirompente progressione non ce ne sono, così come non arrivano quasi mai cross dalle fasce sfruttabili dalla sua altezza. Ne risulta una prova evanescente, ma con l’attenuante del logorio e della stanchezza di chi, come lui, ormai ha le batterie scariche. Ma dietro di lui c’è il vuoto: in attesa di Lukaku, e con Lucca lontano come non mai dal progetto Napoli, ed Ambrosino ancora troppo fragile per potersi addossare le intere sorti dell’attacco azzurro, resta solo il danese e che il Dio del Calcio lo preservi.
In quanto a freschezza c’era Vergara, che ci ha messo l’impegno e la volontà di chi finalmente ha modo di esibire le proprie qualità e non si può dire che il ragazzo abbia fatto male, nell’ora abbaondante che Stellini gli ha concesso, ma è chiaro che se il ragazzo deve far parte, in pianta stabile di questa squadra, allora dovrebbe – e deve – essere chiamato in causa con molta più continuità, tanto da diventare una vera opzione e non un turafalle, altrimenti non avrebbe tanto senso tenerlo a bagnomaria in panchina e fargli giocare qualche spicciolo di partita ogni sei. Ma con Politano fermo ai box (da valutare) e Neres che non offre grandi garanzie fisiche, ecco che per questo ragazzo qualche spiraglio in più può aprirsi. Il punto di domanda è: Conte crede davvero in lui? Lo vedremo nelle prossime settimane.
Intanto, il mister, che al Parken di Copenaghen e poi allo Stadium ritornerà sulla panchina dopo aver scontato le due partite di squalifica, dovrà quasi sicuramente fare a meno di Rrahmani, pilastro difensivo della difesa a tre azzurra, che anche ieri ha dato prova di grande efficacia, risultando il migliore del terzetto difensivo, con Beukema e Juan Jesus. Amir è stato bravo a limitare Pinamonti, che per le caratteristiche che ha, è pane per i denti del centrale kosovaro, che ama particolarmemte la marcatura di questa tipologia di centravanti, piuttosto statici e che offrono punti di riferimento. Non va meglio a Beukema, che deve spesso incrociarsi con Laurentiè, bravo quest’ultimo a giocare alle spalle di Di Lorenzo, sfuggendogli in prima battuta ed arrivare pericolosamente in area di rigore. Fortunatamente, un Milinkovic Savic in grande spolvero evita guai peggiori.
Partita anonima, nel complesso, quella del Napoli, impreziosita dal risultato, che è l’unica cosa buona da prendere in un’altra giornata di stenti. Ed ora, arriva la Champions, in una trasferta rognosa in terra danese, che dirà tanto sulle possibilità di qualificazione al playoff. Arrivarci vorrebbe dire aggiungere altre due partite ad un calendario già fittissimo di impegni, per la quale Stellini (ed implicitamente Conte) si è lamentato in conferenza stampa. Vero, indubbiamente, ma l’Inter, leader della classifica, sta giocando le stesse partite del Napoli, ma con tanti infortuni in meno da metabolizzare. Ma questo non può delegittimare il primato (attuale) dei nerazzurri, che in questo momento hanno qualcosa in più degli azzurri e non solo sotto l’aspetto infortuni che, comunque, ha il suo peso specifico e che sta inficiando sulla stagione del Napoli. Sarà anche coincidenza e destino infausto, ma vuoi vedere che, forse, nella preparazione atletica di Conte ed il suo staff c’era e c’è ancora?
Dubbio amletico che ci porteremo dietro per chissà quanto altro tempo. Nel frattempo, neppure il tempo di “gioire” di questa sofferta vittoria, che già la musichetta della Champions risuona in lontananza.
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