Focus Napoli – Verona. La rimonta riesce solo a metà: da 0-2 a 2-2 con McTominay e Di Lorenzo

NAPOLI – In molti diranno che sono due punti persi ed in effetti, pareggiare in casa contro l’ultima in classifica non è il massimo per chi ha ambizioni importanti, ma a ben vedere la partita contro l’Hellas, vai a vedere che alla fine la verità è che il 2-2 finale equivale ad un punto guadagnato, per come si erano messe le cose: un primo tempo disastroso, che gli azzurri chiudono sotto di due reti e dopo una faticosa rimonta, targata McTominay-Di Lorenzo, quasi ci scappa il 2-3 degli scaligeri se Giovane non avesse preteso troppo dal suo piede, con il pallonetto che – fortuna per il Napoli – prende la rete dal lato sbagliato, quello esterno.

Un pareggio che ci potrebbe pure stare, in una partita nella quale il Napoli ha giocato, ha tenuto palla per larghi tratti dell’incontro, ma pagando caro alcune distrazioni difensive e alcune decisioni arbitrali che lasciano perplessi, su casi da VAR che lasciano – e lasceranno – ancora nel dubbio nei prossimi giorni.

Ma quello di oggi era un Napoli che ha finito con le bombole ad ossigeno gli oltre cento minuti di gioco, su un terreno reso viscido dalla pioggia incessante in questo primo impegno infrasettimanale del 2026. Napoli sulle gambe, soprattutto quando, nel finale, una volta recuperato il parziale, non ha avuto la spinta sufficiente per dare la stoccata vincente. Anzi, come detto, è stato il Verona ad andare più vicino alla vittoria di quanto abbia fatto la squadra di Conte.

Per l’occasione, il mister ha proposto un mini-turnover, con quello che è rimasto della squadra, che al Maradona si presentava orfana anche di Mazzocchi e Neres (oltre ai soliti noti), e dunque spazio a Lang, insieme ad Elmas a formare la coppia di rifinitori alle spalle di Hojlund, a Buongiorno per dare riposo a Juan Jesus e a Gutierrez, nella consueta staffetta sull’out di sinistra, che vede coinvolti anche Spinazzola ed Olivera.

Ne esce un risultato non all’altezza delle aspettative, soprattutto per quanto riguarda Buongiorno, che non gioca una delle sue migliori partite, forse un po’ arrugginito dalla tanta panchina scaldata ultimamente e forse un po’ deluso per lo scarso utilizzo a favore del brasiliano. Ma l’ex-Torino, suo malgrado, da ragione a Conte e si rende protagonista di un primo tempo costituito da tante insicurezze e dalla sgradita presunzione di colpevolezza sul calcio di rigore, trasformato poi da Orban per lo 0-2, che lo vede coivolto direttamente con un fallo di mano, che si può definire “discutibile” senza rischio di querela. Inoltre, il numero quattro azzurro è complice anche sul primo gol di Frese, restando fermo e passivo nel cuore dell’area di rigore, in una questione di responsabilità che abbraccia tutto il reparto difensivo, Di Lorenzo in primis, per arrivare a centrocampisti che non riescono a frenare la ripartenza del Verona, veloce e letale.

Neppure Gutierrez gioca una partita sontuosa. Anzi. Poca la spinta sul versante sinistro e qualche errore in disimpegno, il troppo spazio concesso a Niasse in occasione dell’assist del vantaggio ne causano un posto tra i bocciati di giornata. Inoltre, l’ingresso di uno spumeggiante Spinazzola da l’idea della differenza di rendimento tra l’uno e l’altro.

Una difesa che finisce sotto accusa dopo tante partite per le quali l’assetto difensivo era stato il fiore all’occhiello di una squadra che sembrava trovare una ottima solidità difensiva, ed ecco che arriva il Verona, squadra che presenta qualche discreta individualità in avanti, che semina il panico in un dispositivo difensivo che si scopre impovvisamente – e nuovamente – fragile come agli inizi della stagione.

Ma mediocre primo tempo di questo pomeriggio, anche l’attacco non riesce mai a brillare come nelle ultime prestazioni. Hojlund non può sempre fare tutto da solo, fare la sponda, giocare con il fisico, segnare quando ne ha opportunità, ma il danese cestina un’opportunità importante, nella prima frazione, che poteva accorciare le distanze (si era già sullo 0-2) e mandare all’intervallo i suoi con un solo gol da recuperare ed una speranza di rimonta che avrebbe poggiato su basi più concrete; invece, il colpo di testa del centravanti, a tre metri da Montipò, finisce alto sulla traversa: un errore che un attaccante di un certo lignaggio non dovrebbe mai sprecare. Ma è calcio, succede. Per il resto, pochissime occasioni oltre al succitato episodio, con Montipò che deve disimpegnarsi su un destro di Elmas ad inizio partita. Mentre su McTominay, che batte a colpo sicuro, è sufficiente il corpo di Valentini a sventare il pericolo. A conti fatti, il Verona in vantaggio all’intervallo non è blasfemia, ma forse il Napoli è punito troppo in rapporto ai suoi demeriti.

La sveglia che Conte suona negli spogliatoi ha un suo effetto che nella ripresa porta i suoi frutti. Il Napoli è più determinato dalla metà-campo in su, con Lang, abbastanza anonimo nel primo tempo, molto più efficace nel secondo, che inizia a mirare verso Montipò con una certa pericolosità. Il portiere deve però capitolare sul colpo di testa di McTominay, sul quale l’estremo scaligero non è esente da colpe, con un’uscita da kamikaze a favorire il colpo di testa dello scozzese, che torna al gol al Maradona dopo quasi tre mesi di astinenza.

Tra la segnatura dello scozzese ed il pareggio di Di Lorenzo, che con un gran gol, quasi da attaccante esperto e navigato, cancella parzialmente l’orrore in marcatura (o presunta tale) su Frese sullo 0-1, ci sono altri due gol segnati e poi annullati: il primo per un fallo di mano di Hojlund, sul quale si può discutere per almeno due settimane ma per il quale il VAR e l’arbitro optano per la punibilità, e l’altro, sempre di McTominay, questo giustamente annullato per offside di partenza di Rrahmani. Poi, come detto, il gol del capitano, a legittimare la rimonta che a quel punto era più che meritata. L’assist è di Marianucci, novità della giornata, finito nel dimenticatoio dopo essere stato raso al suolo da Pulisic e mai più riproposto, si rivede oggi nelle vesti di assist-man, ruolo per lui insolito ma che oggi pomeriggio svolge alla perfezione.

Chi, invece, delude per l’ennesima volta, è Lorenzo Lucca, la carta della disperazione giocata da Conte, che va a giocarsi con l’attaccante ex-Udinese, gli ultimi 17 minuti più recupero (quindi in totale sono 24), il tutto per tutto e con il doppio attaccante. Ma se Hojlund, dopo una partita gagliarda era ancora lì davanti a battagliare con Bella-Kotchap, del centravanti italiano non vi è traccia, nè tantomeno – ed è colpa dei vari centrocampisti – c’è modo di metterlo in condizioni di essere pericoloso. Ormai è chiaro che il rapporto Napoli-Lucca è agli sgoccioli sebbene non sia mai stato così profondo, ma questa poteva essere l’ultima occasione per svoltare una stagione sin qui deludente. Magari un gol-vittoria avrebbe conferito all’attaccante una carica motivazionale, un modo per metterci quell’ardore che a questo ragazzo sembra mancare. Ed è proprio quello che, se sei allenato da Conte, non deve mai mancare: l’ardore, la carica agonistica e la voglia di lottare su ogni pallone. Non sappiamo come finirà questo rapporto ma, in attesa di Lukaku ancora lontano dal campo chissà per quanto tempo ancora, non si può chiedere ad Hojlund di tirare il carro sempre e da solo. Serve qualcosa di più e qualcuno che sappia gestire il peso della responsabilità di fare il centravanti del Napoli, un peso, evidentemente, per Lucca troppo gravoso da sostenere. Vedremo i prossimi sviluppi.

Nel complesso, come detto, è un Napoli che ci ha messo l’impegno per rimediare ad una situazione che poteva sfuggire definitivamente di mano e che riesce ad aggiustare a metà. Il campo pesante e viscido non ha aiutato anche se il Verona ha giocato sullo stesso terreno di gioco e dunque non vuole e non dev’essere un alibi per questo perggio interno che non era nelle previsioni. Ma va dato atto alla squadra di Zanetti di essersela giocata al meglio delle sue possibilità, sfruttando la fisicità e la freschezza di alcuni dei suoi calciatori più in vetrina: Orban – rigore a parte – si conferma essere un discreto attaccante di categoria, Niasse e Bernede giocano una partita tutta grinta e giocate di livello, che mettono in difficoltà non poco il Napoli del primo tempo mentre Gagliardini ci mette l’esperienza di chi ha almeno dieci anni di Serie A in palmares.
Bravo anche Zanetti a rialzare una squadra che solo pochi giorni fa è stato preso a pallonate dal Torino e sulla quale oggi i campioni d’Italia sono andati a sbatterci più volte il muso, a dimostrazione – se ce ne fosse stato bisogno – di quanto i partenopei soffrano questo tipo di partite, contro squadre che si chiudono bene e ripartono meglio.

Adesso però servirà recuperare uomini ed energie in vista del big-match del Meazza, contro l’Inter, per evitare la fuga dei nerazzurri che prenderebbe corpo e vita in caso di vittoria sugli azzurri. Sarà un Napoli incerottato come sempre, nella speranza di recuperare almeno Neres, che oggi avrebbe potuto creare qualche situazione interessante grazie alle sue iniziative.

 

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