Focus Napoli – Fiorentina. Vittoria senza sorrisi per Conte: grave infortunio a Di Lorenzo!

NAPOLI – Quella con i viola è stato l’ultimo impegno di un Gennaio pregno di impegni, che avrebbe segnato la svolta alla stagione e capire questo Napoli a cosa, verosimilmente, avrebbe potuto e dovuto ambire. E, ahinoi, le risposte non sono state confortanti: in campionato, il divario da Inter (e Milan) è diventato incolmabile o quasi, mentre in Champions l’eliminazione al primo turno è una ferita ancora fresca e dolorosa.

Almeno, il susseguirsi ravvicinato di impegni ha avuto come palliativo quello di dover resettare subito e ripartire e la partita contro la Fiorentina rappresentava un nuovo punto di partenza, una partita da non sbagliare per nessuno motivo, per non mettere ad ulteriore rischio la posizione-Champions che, da oggi, rappresenta l’obiettivo primario della stagione.

C’era da raccogliere tre punti contro un’altra squadra in piena crisi, ed i tre punti sono arrivati, non senza soffrire, ma a questo punto poco importa. La Fiorentina ha fatto la sua partita, ha avuto le sue occasioni, tenendo il risultato in bilico fino al fischio finale, per il 2-1 che, alla fine, possiamo dire sia una vittoria meritata per gli azzurri.

Protagonista, di nuovo lui, Vergara, che dopo il battesimo del gol in Champions, si ripete, questa volta, in campionato. Bellissima la sua marcatura, fatta di intelligenza, nel saper “vedere” lo spazio che apre Hojlund ed buttarcisi dentro, raccogliendo il pallone lanciato da Meret, apparentemente nel vuoto ma che si trasforma nel migliore degli assist per questo ragazzo, che come contro il Chelsea mira all’angolino basso alla sinistra del portiere ma stavolta De Gea, a differenza di Sanchez, neppure accenna al tuffo.

Bellissimo il gol, da raccontare la storia di Vergara, che da ultimo degli ultimi, da giovane promessa da mandare in prestito a “farsi le ossa” in qualche squadretta di A o B, a appiglio fondamentale a cui reggersi in un momento della stagione estremamente delicato, nella quale mancano uomini e forze fresche. Il ragazzo rappresenta il nuovo che emerge, un fiore nato tra la macerie di una squadra martoriata dagli infortuni, per il quali anche ieri si è pagato un dazio pesantissimo. Ragazzo che merita fiducia e che non va interrotto nel suo percorso di crescita, non va indottrinato con dettami tattici che limiterebbero il suo bagaglio tecnico, come accaduto con Politano o, peggio ancora, con Kvaratshkelia e lasciato libero di cercare la giocata. Il gol di ieri, come quello del Chelsea, è l’esempio perfetto di quello che deve fare un calciatore che gioca dietro l’attaccante: entrare negli spazi che la prima punta apre con i movimenti ad uscire, per poi agire di pura fantasia e creatività, quella che manca al Napoli, che aveva nel solo De Bruyne unico referente, capace di giocate fuori dai canoni.

Un colpo di fortuna, l’esplosione di questo ragazzo uscito dal niente, che non avrebbe mai visto il campo se i vari De Bruyne, Politano e Neres non si fossero infortunati e Lang non fosse stato ceduto. La serie vorticosa di defezioni hanno spinto il numero 26 sempre più in alto fino alla titolarità che sta legittimando a suon di prestazioni convincenti e gol bellissimi. Sperando che quest’aura di cui è, in questo momento, permeato duri più a lungo possibile, definendo il suo status come “certezza” e non come “fenomeno passeggero”.

Per la serie “prime volte”, si aggiunge alla lista anche Gutierrez, autore del bellissimo gol del 2-0, con un preciso mancino a giro sul secondo palo sul quale neppure un De Gea in piena distensione riesce ad opporsi. Gol bellissimo per il laterale spagnolo, che è ormai alla sua terza partita sulla fascia destra, ruolo inedito voluto da Conte, coperto con alterne fortune: male contro la Juventus, bene oggi, con il plus del gol della (quasi) sicurezza, ma è chiaro che lo spagnolo renda meglio sul fronte opposto, ma da oggi si aprono nuovi scenari dopo l’ennesimo grave infortunio di questa nefasta stagione.

Tocca al capitano, stavolta, entrare – suo malgrado – nella già enorme lista di infortunati. Il timore di una chiusura anticipata della stagione sia – purtroppo – concreto, dopo quel movimento innaturale del ginocchio, poggiando male il piede sul terreno di gioco. Per lui si sospetta un interessamento del legamento crociato e stagione finita a Febbraio. Uno smacco per il ragazzo, uno degli asset principali della formazione di Conte, da sempre punto fermo della squadra, praticamente insostituibile da quando veste la maglia azzurra. Ed oggi, se i sospetti sono fondati, gli azzurri dovranno fare a meno del capitano, dovendo digerire e metabolizzare l’ennesimo boccone amaro di questo sciagurato anno calcistico.

Almeno, sulle corsie laterali le opzioni non mancano, con Mazzocchi, Spinazzola e – come si è visto – Gutierrez, che possono fare le veci del capitano, in attesa di Politano, che può rivestire anche il ruolo di esterno a tutto campo. Ma l’emergenza c’è e resterà per ancora tante settimane.

In difesa, oltre all’infortunio di Di Lorenzo, vanno registrate ancora tante amnesie che, fortunatamente, non hanno causato danni. O meglio, grazie al palo, che salva il Napoli dal pareggio sul gran colpo di testa di Piccoli, e a Meret, straordinario riflesso su Gudmundsson, nel susseguirsi della stessa azione. Incertezze anche nel secondo tempo, soprattutto con Buongiorno, che rovina un buon primo tempo con una ripresa in affanno in marcatura su Piccoli e poco reattivo sul gol di Salomon, che conclude a rete abbastanza  comodamente nella sua zona di competenza. Ennesima partita poco convincente per questo ragazzo che non riesce a riprendersi da questo periodo di appannamento.

In mezzo al campo, solita prestazione di buon livello della coppia McTominay-Lobotka. Pochi squilli di tromba per lo scozzese, che per ovvi motivi non può essere sempre il faro nella nebbia della formazione partenopea, dovendo rimboccarsi le maniche a dar man forte allo slovacco in mezzo al campo, ma la sua presenza c’è sempre. Lobo invece “macchia” una prova altrimenti più che sufficiente, lasciando fin troppo spazio alla discesa imperiosa di Dodo, senza che vi si ponesse un freno in prima battuta. Per il resto, solita sapienza nel dettare il giusto ritmo, ma anche lui avrebbe bisogno di tirare il fiato. E si vede.

In avanti, detto di Vergara e la sua brillante prestazione, due parole vanno spese per Hojlund, tornato al gol contro il Chelsea, ma che in campionato è ancora a secco nel 2026 ma che, contro i viola si è guadagnato la pagnotta giocando una partita fisica, rude e maschia contro Pongracic, in un duello vinto senza discussioni dal danese, che con il suo movimento su tutto il fronte d’attacco riesce a creare spazi per il Vergara della situazione. Spiccioli di partita per Lukaku e Giovane: il primo non ha ancora sufficiente benzina per giocare almeno un tempo; l’ex-Verona deve ancora trovare le giuste connessioni con la squadra, con il quale si allena da una settimana.

In linea di massima, una prestazione poco più che sufficiente, ma che vale tre punti di platino, che tengono a distanza Roma e Juventus, in attesa di vedere cosa fanno le due milanesi, nella speranza che l’Inter, a Cremona, possa pagare qualcosa, in termini di stanchezza, e rosicchiare qualche punticino, per alimentare la speranza di un’incredibile rimonta. Ma, ad oggi, i campioni d’Italia devono guardarsi le spalle dal gruppo Roma-Juventus-Como che, rispetto al Napoli, stanno meglio per qualità di organico a disposizione, per quantità di calciatori per attuare rotazioni e turnover e per freschezza atletica. Tutti fattori che in questo frangente fanno una differenza forse decisiva. Ma adesso, c’è solo da guardare avanti, partita dopo partita. E dopo tempo immemore, Conte avrà una settimana intera per preparare la trasferta al Ferraris di Genova, per un’altra partita carica di insidie e pericoli. Come tante, come sempre.

 

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