SANT’ANTIMO – La Corte di Appello di Napoli ha confermato gran parte dell’impianto accusatorio sostenuto dalla Dda di Napoli in merito agli affari tra politica e camorra a Sant’Antimo. Accolte le richieste di alcuni avvocati. Come anticipato da Il Mattino, mi disposte le condanne a 12 anni e un mese per Cesario Bortone a 12 anni e un mese, a 9 anni e 3 mesi a Nello Cappuccio, 13 anni e sei mesi invece per Francesco Di Lorenzo, sei anni e quattro mesi per Raffaele Di Lorenzo e due anni e sei mesi per Ferdinando Pedata. E ancora, 12 anni e otto mesi per Camillo Petito, 11 anni e quattro mesi per Francesco Scarano, 13 anni e otto mesi per Claudio Valentino.
Confermate le condanne agli imprenditori Antimo, Raffaele e Aniello Cesaro, fratelli dell’ex parlamentare azzurro Luigi: i tre fratelli Cesaro hanno sempre ribadito di aver subito delle pressioni da parte dei clan e di essere vittima e non complici della camorra.
Confermate le condanne in appello anche per Luigi Abate, Francesco D’Istinto, Luigi Puca (classe 1962) e Luigi Puca (classe 1995), Raffaele Femiano, Pasquale Puca, Lorenzo Puca, Alessandro Ranucci, Filippo Longa e Agostino Russo.
Assolto infine l’ex vicesindaco Corrado Chiariello: ora si attendono le motivazioni della sentenza in vista di un probabile ricorso per Cassazione.




