Qualiano, la campagna elettorale entra nel vivo: tutti in campo nel favoloso regno dei panzatuosti

Ormai a Qualiano sono quasi tutti in campagna elettorale. I segnali che arrivano da piĂą parti stanno a indicare che molti hanno deciso di rompere gli indugi. Si precisano posizioni, ci si allinea, si dibatte, si concedono interviste e si cominciano a delineare strategie e alleanze. PiĂą si avvicinano le elezioni amministrative nel favoloso regno dei panzatuosti, piĂą la battaglia politica si fa intensa e, inevitabilmente, piĂą cruenta.

Anche l’ultima intervista rilasciata da Antonio Cacciapuoti, autorevole esponente della lista “Progetto Comune“, sembra andare esattamente in questa direzione. Leggendola attentamente, al di lĂ  delle ovvietĂ  di circostanza e della consueta recita in politichese che accompagna molte dichiarazioni pre-elettorali, emerge un dato politico piuttosto chiaro: gli esponenti riconducibili a questa lista sembrano intenzionati a ritagliarsi un ruolo da protagonisti nella futura coalizione che dovrĂ  contrapporsi al centrodestra. Ma non solo.

Tra le righe dell’intervista si percepisce anche qualcosa di piĂą ambizioso: la volontĂ  di indicare o quantomeno esprimere un proprio candidato sindaco. Un passaggio non secondario che potrebbe incidere sugli equilibri futuri del cosiddetto campo largo in salsa qualianese.

Vale la pena ricordare che “Progetto Comune” nasce sostanzialmente come aggregazione di esponenti rimasti esclusi dal tavolo comune del centrodestra. Una vicenda politica che a Qualiano non rappresenta certo una novitĂ . Da sempre, infatti, quando qualcuno non trova piĂą spazio o non viene considerato sufficientemente gradito all’interno del centrodestra made in Qualiano, finisce per guardare altrove e, spesso, per proporsi come nuova leadership del centrosinistra. Una dinamica che si ripete ciclicamente e che oggi sembra ripresentarsi con sorprendente puntualitĂ .

Del resto, la sgangherata compagine elettorale del centrosinistra qualianese è da sempre alla disperata ricerca di un leader capace di aggregare consensi e di rendere minimamente competitiva una coalizione che, storicamente, non ha mai brillato per autonomia politica. Non è infatti un mistero che la sinistra locale non possa vantare una solida tradizione amministrativa. Anzi. Le poche volte in cui è riuscita ad affacciarsi, anche solo parzialmente, nelle stanze della res publica, lo ha fatto quasi sempre grazie a figure provenienti da altre esperienze politiche. Tradotto, significa che quando c’era da governare, bisognava necessariamente pescare altrove.

Uno dei maestri di questa antica arte è stato Vincenzo D’Alterio (Vicienz e Tizzone), storico democristiano che, per un breve periodo, transitò anche dalle parti del centrosinistra locale, accompagnandolo per mano nei corridoi del potere. Un’esperienza breve ma sufficiente a lasciare il segno. Poi, il nulla. O quasi.

Qualcuno a questo punto tirerĂ  fuori il nome di Ludovico De Luca. Eppure viene spontanea una domanda: chi ha mai realmente considerato Ludovico De Luca un esponente del centrosinistra? Probabilmente nessuno. Nemmeno i suoi piĂą convinti sostenitori.
De Luca è stato ed è, nell’immaginario collettivo qualianese, profondamente democristiano. Certo, ha giocato per anni al tavolo del centrosinistra, ne ha indossato le insegne e ne ha interpretato il ruolo anche oltre i confini comunali. Ma la sensazione è sempre stata quella di assistere a una rappresentazione teatrale in cui l’attore principale recitava una parte diversa da quella scritta nella propria biografia politica.

Per questo motivo, ogni volta che il centrosinistra qualianese rivendica una propria tradizione di governo, il dibattito finisce inevitabilmente per trasformarsi in una curiosa ricerca genealogica, nel tentativo di individuare almeno un amministratore che sia nato, cresciuto e “pasciuto” politicamente in tale schieramento. Un esercizio che, fino ad oggi, non ha ancora prodotto risultati.

Ecco perchĂ© il campo largo in salsa qualianese sembra destinato ad allargarsi ulteriormente, accogliendo gli scontenti provenienti dall’altra sponda politica. La domanda, a questo punto, è inevitabile: avranno qualche chance? Poche. Anzi, pochissime.

Non per pregiudizio, ma perché la storia politica locale parla chiaro. E a Qualiano, più che altrove, la memoria degli elettori conta ancora qualcosa. Le alchimie elettorali, i cambi di casacca e le improvvise conversioni politiche possono certamente animare il dibattito e riempire le pagine dei giornali, anche quelle dei finti giornalai, ma raramente riescono a cambiare il corso degli eventi. La storia, in fondo, ha già detto tutto.

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