Settembre bussa alla porta e porta con sé la fattura più temuta dell’anno: quella della scuola.
Davanti a una cartolibreria del centro di Napoli, a fine agosto, si forma sempre la stessa scena: genitori con la lista dei libri in una mano e la calcolatrice del telefono nell’altra. C’è chi aspetta il turno sfogliando il diario per capire se conviene quello semplice o quello con la copertina rigida, chi tiene per mano un bambino che non vede l’ora di scegliere lo zaino, chi invece guarda la lista dei testi della prima superiore con la faccia di chi sta già facendo la somma a mente. Tre età diverse, tre bilanci familiari diversi, un’unica preoccupazione che si ripete identica ogni anno: quanto costerà, stavolta, mandare i figli a scuola?
Per l’anno 2026/2027 il Codacons stima che una famiglia possa arrivare a spendere fino a 1.300 euro a studente tra libri e corredo scolastico, un numero che dice poco sul modo in cui quella cifra si distribuisce davvero nella vita di chi la deve trovare: chi affronta il salto da un ciclo all’altro la sente diversamente da chi resta nello stesso ordine di scuola, chi ha diritto a un bonus la sente diversamente da chi ne resta escluso per poche centinaia di euro di ISEE.
Ho raccolto tre voci, una per ogni ciclo scolastico, per capire non tanto quanto costa la scuola, ma quanto pesa.
Elena, mamma di un bambino di terza elementare:
Quest’anno cosa ha notato di diverso rispetto agli anni scorsi?
I libri, per fortuna, quest’anno sono gratis anche per noi: il Comune ha deciso che basta essere residenti a Napoli, non serve più dimostrare un ISEE basso. Prima non rientravamo nei requisiti e li pagavamo per intero. Però zaino, grembiule, quaderni e matite restano a nostro carico, e ho notato che sono aumentati rispetto all’anno scorso.
Quanto incide, più o meno, sul bilancio familiare?
Tra corredo e mensa arriviamo tranquillamente a 700-800 euro nei primi due mesi. Non è la cifra più alta che si sente in giro, ma su uno stipendio come il nostro si sente comunque, soprattutto a settembre, quando arrivano insieme anche l’affitto, il condominio e la spesa del mese, tutte cose che non aspettano. Non è che ci manchi il necessario, per carità, ma bisogna organizzarsi con più attenzione del solito, magari rimandando qualche acquisto che si potrebbe fare in altri periodi dell’anno.
C’è qualcosa a cui avete dovuto rinunciare per coprire questa spesa?
Il corso di nuoto del pomeriggio lo abbiamo rimandato a ottobre inoltrato. Non è un dramma, ma per lui è comunque un mese in meno di attività con i suoi amichetti.
Il racconto di Elena è, tutto sommato, quello di una famiglia che ce la fa, sia pure stringendo qualche voce di spesa. Basta però salire di un ciclo scolastico perché il quadro cambi, e non di poco.
Marco, papà di una ragazza in prima media:
Cosa cambia, per sua figlia, rispetto alle elementari?
Tutto. Alle elementari i libri erano gratis, qui invece siamo dovuti andare in libreria e abbiamo speso più di mille euro solo tra libri, i due dizionari richiesti e il corredo nuovo. Il salto, sul bilancio, si è sentito parecchio.
Avete fatto richiesta per qualche bonus o cedola libraria?
Sì, abbiamo provato con l’ISEE, ma siamo appena sopra la soglia della prima fascia. Ci hanno spiegato che forse qualcosa arriverà con le risorse che restano dopo aver coperto chi ha un ISEE più basso del nostro, ma bisogna aspettare e nel frattempo i libri servono comunque dal primo giorno di scuola. Alla fine abbiamo pagato tutto noi, in un’unica soluzione, proprio quando c’erano già altre spese di fine estate.
Quanto pesa questa spesa su un mese di stipendio?
Diciamo che a settembre lo stipendio se ne va quasi per intero solo per lei. E nel frattempo bisogna comunque mangiare, pagare l’affitto, le bollette.
Marco e sua figlia sono, in un certo senso, l’esempio di quella zona intermedia di cui si parla poco: non abbastanza in difficoltà da avere diritto a un aiuto pieno, non abbastanza agiati da non accorgersi della spesa. Alle superiori, come racconta Giulia, la stessa dinamica si ripete su cifre ancora più alte.
Giulia, mamma di un ragazzo al primo anno di un istituto tecnico:
Cosa vi ha sorpreso di più, quest’anno?
“La tecnologia. Per l’indirizzo che ha scelto serve un computer decente per alcune materie, e tra libri, i quattro dizionari, il corredo e il portatile abbiamo superato i 1.800 euro in un colpo solo, tutti spesi nell’arco di due settimane.
L’abbonamento gratuito ai trasporti previsto dalla Regione vi ha aiutato?
Quello sì, devo dire che è stata una boccata d’ossigeno. Mio figlio rientra nei requisiti perché ha più di undici anni e il nostro ISEE è sotto la soglia prevista. Se avessimo dovuto pagare anche l’abbonamento del pullman ogni mese, oltre a tutto il resto, non so proprio come avremmo fatto a stare dentro il budget di settembre.
Guardando indietro, cosa avreste voluto fosse diverso?
Vorrei che ci fosse un aiuto anche per chi, come noi, non ha un ISEE bassissimo ma nemmeno uno stipendio che permette di spendere duemila euro senza pensarci troppo. Ci sentiamo sempre nel mezzo: troppo per avere diritto agli aiuti, troppo poco per stare davvero tranquilli.
Le tre storie raccontano, ciascuna a modo suo, lo stesso meccanismo. Alla primaria, in Campania, i libri sono ormai gratuiti per tutti i residenti, indipendentemente dal reddito, una scelta recente del Comune di Napoli, pensata proprio per evitare che la prima spesa scolastica diventi un ostacolo. Alle medie e alle superiori, invece, il sostegno pubblico cambia natura e passa attraverso cedole e bonus libro legati all’ISEE, riservati a chi sta sotto una soglia stabilita dalla Regione e non sempre sufficienti a coprire l’intero fabbisogno delle famiglie aventi diritto. Chi supera di poco quella soglia (come la famiglia di Marco) resta scoperto proprio nell’anno in cui la spesa aumenta di più, quello del passaggio a un nuovo ciclo scolastico. Il trasporto pubblico gratuito per gli studenti dagli undici ai ventisei anni, legato anch’esso a un tetto di reddito, allevia il bilancio di chi rientra nei requisiti, come la famiglia di Giulia, ma lascia fuori chi lo supera anche di poco.
È in questa “area grigia” (non abbastanza povera per avere diritto agli aiuti, non abbastanza benestante per non accorgersene) che si gioca gran parte della fatica silenziosa di ogni mese di settembre. Le associazioni dei consumatori lo ripetono da anni: le misure esistenti sono utili, ma pensate quasi sempre per chi sta peggio, non per la fascia più ampia di famiglie che si trova semplicemente nel mezzo, con un reddito che basta per essere esclusi dai bonus ma non per affrontare la spesa senza pensieri.
Tre genitori, tre figli, tre cicli scolastici diversi. Le loro storie si somigliano più di quanto ci si aspetterebbe: la stessa attenzione ad ogni euro speso, la stessa rinuncia piccola ma reale (un corso di nuoto rimandato, un dizionario comprato usato, un abbonamento ai trasporti che fa la differenza solo perché si rientra per un soffio nei requisiti). Nessuna delle tre famiglie si definirebbe povera, e probabilmente nessuna rientrerebbe nelle statistiche ufficiali sul disagio economico. Eppure tutte e tre, a modo loro, ogni settembre rifanno gli stessi conti, spostano le stesse piccole spese da una voce all’altra del bilancio, si chiedono se quest’anno ce la faranno con un margine un po’ più stretto dell’anno prima.
Ma quanto deve ancora pesare sul reddito di una famiglia il semplice diritto di mandare un figlio a scuola?




