NAPOLI – Quattro diverse versioni del referto operatorio, elaborate nell’arco di oltre due giorni prima di arrivare al testo definitivo inserito nella documentazione clinica. È uno degli elementi emersi nell’inchiesta della Procura di Napoli sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di quasi due anni e mezzo deceduto lo scorso febbraio nella terapia intensiva dell’ospedale Monaldi dopo il trapianto di cuore eseguito il 23 dicembre 2025.
Gli investigatori hanno analizzato le conversazioni presenti sui telefoni di alcuni dei medici coinvolti nell’intervento. Da quei messaggi emergerebbe, secondo l’ipotesi degli inquirenti, un progressivo cambiamento nella ricostruzione dei tempi della cardiectomia, cioè della rimozione del cuore del bambino in attesa dell’impianto dell’organo proveniente da Bolzano.
Le quattro versioni prima del referto definitivo
Al centro degli accertamenti ci sono i messaggi scambiati tra Emma Bergonzoni, secondo operatore, e Mariangela Addonizio, specializzanda e terzo operatore. I testi sarebbero poi stati trasmessi anche al primo operatore, il cardiochirurgo Guido Oppido.
Le bozze individuate nelle conversazioni WhatsApp sarebbero quattro. Nelle prime due versioni l’inizio della cardiectomia viene collegato all’arrivo dell’équipe che aveva effettuato l’espianto a Bolzano. Non comparirebbe invece alcun riferimento all’apertura del contenitore nel quale era custodito il cuore destinato al trapianto.
Nelle versioni successive la ricostruzione cambia. La rimozione del cuore di Domenico viene collocata in coincidenza con l’arrivo dell’organo del donatore in sala operatoria e con l’apertura del frigo box. Proprio all’apertura del contenitore sarebbe emerso che il cuore risultava congelato.
Il contenitore impiegato per il trasporto dell’organo, secondo quanto emerso dagli accertamenti, sarebbe stato inoltre un modello antiquato e non conforme alle linee guida.
L’ipotesi della Procura sulla cartella clinica
Per la Procura di Napoli, la successione delle diverse bozze rappresenterebbe un elemento rilevante dell’indagine. Secondo l’accusa, quelle modifiche sarebbero state effettuate per arrivare alla versione definitiva del referto operatorio datato 26 dicembre 2025.
Gli inquirenti ritengono che i diversi testi costituiscano le tappe di un progressivo aggiustamento della ricostruzione dell’intervento. Una circostanza che viene indicata nell’inchiesta tra gli elementi a sostegno dell’ipotesi di falsificazione della documentazione clinica.
L’indagine è coordinata dal pubblico ministero Giuseppe Tittaferrante e dal procuratore aggiunto Antonio Ricci. Gli accertamenti sono stati affidati ai carabinieri del Nas coordinati dal colonnello Alessandro Cisternino.
L’11 settembre il Riesame
Nei confronti dei cardiochirurghi Guido Oppido ed Emma Bergonzoni il gip di Napoli Mariano Sorrentino ha disposto una misura interdittiva della durata di un anno nell’ambito del procedimento relativo alla presunta falsificazione della cartella clinica del bambino.
Il prossimo 11 settembre è fissata l’udienza davanti al Tribunale del Riesame di Napoli, chiamato a pronunciarsi sull’impugnazione presentata dai legali dei due medici contro il provvedimento.
Le responsabilità restano al vaglio dell’autorità giudiziaria. L’inchiesta punta ora a ricostruire con precisione ciò che accadde nelle ore decisive del trapianto del 23 dicembre 2025 e le modalità con cui venne successivamente redatta la documentazione sanitaria.




