La mediazione: un istituto mangia-soldi per le lobby di potere

La mediazione: un istituto mangia-soldi per le lobby di potere

La mediazione è lontana dalla realtà pratica e dalle esigenze dei cittadini. Poco gradita agli operatori del Diritto, potrebbe solo peggiorare una situazione di per sé già all’estremo. Dopo la sua introduzione del marzo 2010 venne abolita dalla Corte Costituzionale nel dicembre 2012, ma prontamente reintrodotta nel giugno 2013, allora sorge di getto la domanda “chi la vuole e perché?” La risposta va ricercata, come spesso accade a fronte di misure incomprensibili, negli interessi economici e nei gruppi di potere.


La mediazione ha costi elevatissimi per gli utenti, che vengono incassati per la maggior parte dagli organismi di mediazione, facenti capo a soggetti privati, spesso a grandi gruppi di potere. Si pensi, ad esempio, che il più grande organismo di mediazione in Italia è l’ ADR Center s.p.a., cui fa parte l’avv. Tiziana Miceli, moglie di Angelino Alfano, Ministro della Giustizia nel Governo Berlusconi che istituì la mediazione e vicepresidente del consiglio dei ministri nel Governo Letta che ha reintrodotto l’istituto dopo l’epurazione operata dala Corte Costituzionale.

Per acquisire il titolo di mediatore è necessario frequentare un apposito corso, a pagamento e presso istituti di formazione, che spesso fanno capo a grandi gruppi, ad esempio la Unicusano o il Gruppo C.E.P.U..Un giro d’affari in prospettiva del quale erano stati avviati grandi investimenti, bloccati e resi inutili dalla Corte Costituzionale. Dunque il “bipartisan” Governo Letta ha ben pensato, con un decreto recante misure urgenti per il rilancio del paese, di ripristinare l’istituto, reintroducendo una misura che rischia di avere l’effetto opposto a quello di rilanciare, nella fattispecie, la già martoriata Giustizia Civile.