Spray e bombolette, viaggio esclusivo fra i ”writers” di Giugliano

Spray e bombolette, viaggio esclusivo fra i ”writers” di Giugliano

GIUGLIANO – Si scambiano frasi d’amore, pensieri dolci, di felicità o mancanza per una separazione improvvisa. I protagonisti sono giovani di Giugliano che con spray colorati alla mano, imbrattano le mura cittadine. «Gianni sei la mia vita», «Io e te, tre metri sopra il cielo», «A un passo da te», «Sarai sempre nel mio cuore», queste sono alcune delle dediche lasciate sul manto stradale, su una cabina elettrica o ancora su pali dell’illuminazione pubblica. Alcuni non hanno arte né parte, altri, invece sembrerebbero quasi dei professionisti di graffiti.


Li chiamano writers ed esprimono la propria interiorità attraverso l’arte della scrittura. Caratteri giganti spesso tondeggianti, con contorni scuri e marcati. All’interno di ogni lettera avviene l’esplosione di colori. Passione per il disegno, bombolette e adrenalina sono le linee guida dei giovani artisti di strada. Li vedi girare allo stadio De Cristofaro per cercare una parte libera di parete. Zainetto sulle spalle con l’occorrente e una seggiola per arrivare ai punti alti. Identificata la zona su cui lasciare la propria impronta, sistemano sull’asfalto gli spray e iniziano l’opera artistica che può durare ore o giorni. Non importa che sia notte o mattino. I writers realizzano la propria creatura alle intemperie o sotto il sole cocente dell’estate. “Mi sento vivo, quando dipingo – dice un sedicenne – So che viene considerato illecito ciò che faccio, ma per me è un modo di liberare l’anima. Dà sfogo alla mia creatività”.

Indossano pantaloni larghi, felpe con cappuccio o t-shirt con stampe, scarponi, cuffie sulle orecchie e ascoltano musica hip hop. Occhi fissi sul disegno, osservano meticolosamente ogni punto e con la coda dell’occhio scrutano i dintorni per controllare. Sono sempre pronti a scappare. “L’adrenalina è una componente fondamentale, mi stimola durante la creazione – afferma un writers – a volte vai liscio fino alla fine. Sui vagoni dei treni della stazione di Ponte Riccio, dobbiamo stare attenti non alle forze dell’ordine, ma agli extracomunitari o ai rom. Anche se a volte ci impressioniamo e poi torniamo in un secondo momento per continuare ciò che abbiamo interrotto”.

Dietro i loro dipinti si cela la voglia di comunicare la propria interiorità. “Ogni volta che provo rabbia o gioia, sento inarrestabile il desiderio di usare bombolette e trovare un muro. È un’emozione difficile da spiegare, ma meravigliosa. Un senso di libertà che lascia benessere”. Si sentono un po’come gli uomini primitivi. “Loro usavano le caverne e lasciavano tracce, noi lasciamo messaggi – dicono ironicamente – Come interpretavano i primitivi, forse qualcuno un giorno ci studierà”.