Terra dei Fuochi, Don Patriciello invia una lettera a Napolitano. Qui il testo integrale

Terra dei Fuochi, Don Patriciello invia una lettera a Napolitano. Qui il testo integrale

Una lettera accorata partita da facebook. Un grido di dolore. Don Maurizio Patriciello ricorre ancora una volta al social network più usato al mondo per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla Terra dei Fuochi. Le sue righe sono indirizzate al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, affinché prenda a cuore i problemi della Provincia di Napoli. L’occasione che ha scelto per farlo sono le agghiaccianti rivelazioni fatte a mezzo stampa dal pentito Carmine Schiavone, misteriosamente rimbalzate in tv e sulla rete nel silenzio assordante delle istituzioni. Riportiamo qui il testo integrale della missiva.


AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, GIORGIO NAPOLITANO

Carmine Schiavone, boss pentito del Clan dei Casalesi, nei giorni scorsi ha rilasciato un’ intervista televisiva da brividi. Siamo rimasti scioccati. E lo siamo ancora. Tante cose già le sapevamo, altre erano facilmente immaginabili, eppure quelle parole ci hanno fatto male. Schiavone afferma che negli anni passati sono stati interrati nelle nostre terre veleni provenienti non solo dal Nord Italia, ma anche dall’Austria e dalla Germania. Che tonnellate di rifiuti industriali sono stati intombati dal Basso Lazio fino a Pozzuoli. Schiavone chiama in causa le istituzioni, a suo dire, colluse e corrotte. Per questo motivo è convinto chela camorra non sarà mai distrutta. Parole che pesano come una montagna. O, almeno, dovrebbero pesare. Le reazioni dei cittadini, in particolare i giovani, si possono facilmente immaginare. Indignazione. Rabbia. Delusione. Da qualche parte anche rassegnazione e sfiducia. C’è chi è convinto di dover ancora di più lottare per dare alla battaglia contro l’inquinamento ambientale, nuovo slancio, nuova energia; e c’è chi si è lasciato andare e non crede più che con le nostre forze possiamo arrivare a una soluzione. Le dichiarazioni di Carmine Schiavone sono state commentate nei gruppi parrocchiali, nei circoli culturali, tra gli amici al bar. Ma, ancora una volta, chi aveva il dovere di parlare non lo ha fatto. La voce dei rappresentanti dello Stato non si è sentita. Non c’è stato nessuno che, scandalizzato, abbia sentito dentro ruminare lo sdegno. Nessuno che si è preoccupato della povera gente, delle sue domande, delle sue paure. Niente. I giornali campani, hanno riportato l’intervista e la lettera che io gli scritto. Ci sono state interviste e dichiarazioni. Alle domande si sono succedute le risposte della gente semplice che non ha voce in capitolo, ma ha la giusta cifra della situazione. Non c’è stato nessun rappresentante dello Stato, però, che abbia smentito quelle dichiarazioni. Eppure sono di una gravità inaudita. Schiavone dice a chiare lettere: “E’ vero che noi abbiamo sparato, ma i ministri, i carabinieri, i magistrati, i poliziotti sono più responsabili di me…”, perché corrotti e collusi.
Una domanda si pone d’urgenza: è vero tutto questo? Se si, i poveri cittadini campani, che sulla loro pelle hanno pagato e continuano a pagare per questo connubio scellerato, hanno diritto a qualche spiegazione? Hanno diritto di sapere con più certezza e da autorevoli voci istituzionali come sono andate veramente le cose? Se no, perché lo Stato permette di calunniare impunemente i suoi stessi Servitori ? Io non credo che, come dice Schiavone, la mafia non sarà mai sconfitta. Nonostante tutto, sento di condividere le parole di Giovanni Falcone: “La mafia è un fenomeno umano e come tutto ciò che è umano, nasce, cresce e muore…”. Non credo che la camorra abbia corrotto in questi anni un numero impressionante di persone che avrebbero dovuto tutelarci. Credo che ci sono stati certamente – e sempre ci saranno- personaggi che si sono lasciati ammaliare, intrappolare, umiliare dal dio mammona. Ma sia ancora una volta ribadito ad alta voce: chi tradisce lo Stato, non è lo Stato. Lo Stato, però, deve alzare, oggi, la sua voce per difendere i suoi servitori onesti. Per non lasciarli a combattere da soli. Per non darli in pasto agli assassini. Lo Stato deve abbandonare la comoda e insopportabile abitudine di lasciare i campani impauriti e delusi, in balia di notizie sussurrate a mezza voce, di sospetti, di promesse fatte e non mantenute. Debbono smetterla, coloro che lo Stato rappresentano, a qualsiasi livello, di tormentare le parole perché non dicano ciò che va finalmente detto. Noi non ci stanchiamo e non ci stancheremo di gridare, di lamentarci, di inorridire, di piangere, di soffrire, di lottare. Ad Acerra, in questi giorni si sono svolti i funerali di Tonia, una meravigliosa bimbetta di sei anni appena. Il cancro, ancora una volta, ha colpito all’impazzata. C’è bisogno di chiarezza, di concretezza, di coraggio, di onestà per mettere fine allo scempio che ci condanna a morte. Chiedo al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, campano come noi, di farsi carico del dramma che ci uccide. Gli chiedo, inoltre, di invitare al Quirinale i genitori dei bambini, adolescenti, giovani morti di cancro e di leucemia, insieme aitantissimi meravigliosi, preparatissimi volontari – italiani veri – che tanto lustro stanno dando alla loro patria, per sapere dalle loro labbra come vanno veramente le cose e che cosa fare nel più breve tempo possibile. Utopia? E perché mai? Io, cristiano e prete, non smetto di sperare.

Padre Maurizio PATRICIELLO