Giugliano, una città in mano a camorristi e rapinatori. Ma lo Stato dov’è?

Giugliano, una città in mano a camorristi e rapinatori. Ma lo Stato dov’è?

Due rapine e un agguato in una sola giornata. La terza città della Campania diventa sempre più periferia di Napoli. E le


Due rapine e un agguato in una sola giornata. La terza città della Campania diventa sempre più periferia di Napoli. E le prime vittime sono i cittadini

GIUGLIANO – Due rapine in una giornata, più un agguato al figlio di un boss. A Giugliano tira una brutta aria. Bruttissima. Non passa giorno che non si registrino episodi di grande e piccola criminalità. E spesso gli autori della violenza sono giovanissimi, under 20. Un motorino, due passamontagna, una pistola e via. Tanto basta per svaligiare un supermercato o un centro diagnostico. Si rischia la vita per una manciata di euro. Perché quella che prima era l’eccezione – l’emergenza sicurezza per i media – è diventata a tutti gli effetti la normalità. Lo sfondo cittadino di una periferia suburbana che ha perso riferimenti e sconta le debolezze di un grande assente: lo Stato.

carabinieri-blitz-antimafiaLA CRISI DEL CLAN – Già, un’assenza che fa rimpiangere persino l’egemonia del clan Mallardo. La cosca camorristica più potente dell’hinterland ha garantito, paradossalmente, sicurezza e tranquillità nelle strade per molti anni. Poi si è sfilacciata sotto il peso di blitz, sequestri giudiziari e processi che ne hanno smantellato la struttura. Quel che resta è un clan in crisi, o quantomento in fase di riassetto riorganizzativo, forse compromesso dalla rottura dei vecchi patti criminali, come dimostra la scomparsa di “Paparella” prima e l’agguato al figlio poi.

LE VITTIME – A pagarne, più di tutti, sono i cittadini. Le vere vittime. Basta andare a fare un po’ di spesa al supermercato sotto casa, oppure passeggiare tra le palazzine di San Nicola e ritrovarsi nel mezzo di una sparatoria. Tra Giugliano e le periferie più degradate di Napoli (Scampia, Ponticelli) non passa poi tanta differenza. L’unica differenza è che non c’è la droga. Ma forse anche quest’ultimo tabù che preservava la città dall’onta delle piazze di spaccio, a sentire gli inquirenti che indagano sulla scomparsa di “Paparella”, sta per crollare. La terza città della Campania somiglia a un’estensione periferica del capoluogo. Una città senza identità colonizzata da camorristi e bande di delinquenti.

IL SILENZIO DELLE ISTITUZIONI – Ancora più dello Stato, però, pesa l’assenza delle istituzioni locali. Perché il primo cittadino e tutta la politica locale non esprimono una condanna netta e definitiva sugli ultimi episodi di criminalità? Il sindaco si è limitato a dire che la situazione è preoccupante. Perché nessuno dice la sua sull’attentato al figlio di un boss nel cuore della città alle 20 di un martedì sera? Per ora l’ha fatto solo la consigliera Anna Russo. Perché “Gomorra” – l’etichetta che tanto cerchiamo di toglierci di dosso – non si combatte anzitutto con le parole? La sensazione terribile è che il silenzio e la connivenza siano facce della stessa medaglia. Se così fosse, non basterà negare le riprese di una serie tv per rendere Giugliano più sicura. Il velo “pietoso” che ci sforziamo di stendere sulla città sarà rotto ogni volta da un colpo di pistola.