Consiglio comunale di Giugliano: nei banchi sembra di assistere ad una fiera delle vanità

Consiglio comunale di Giugliano: nei banchi sembra di assistere ad una fiera delle vanità

Se Ignazio Silone avesse assistito a qualche seduta, specie l’ultima, non avrebbe mai immaginato di attribuire alla democrazia il potere di consentire


Se Ignazio Silone avesse assistito a qualche seduta, specie l’ultima, non avrebbe mai immaginato di attribuire alla democrazia il potere di consentire alle galline di spiccare il volo

GIUGLIANO – Se Ignazio Silone avesse assistito a qualche seduta del Consiglio comunale di Giugliano, specie l’ultima, non avrebbe mai immaginato di attribuire alla democrazia il potere di consentire alle galline di spiccare il volo. Con qualche dovuta eccezione, e con la consapevolezza di creare in tal modo in molti di loro l’illusione di rivedersi in essa e convincersi, per restare in tema, di non appartenere ai pennuti nel pollaio, è impossibile che ciò possa accadere a chi oggi siede nei banchi dell’aula consiliare dove sembra di assistere ad una fiera ove l’unico prodotto esposto con maestrìa è la vanità.

Assenza di idee e mancanza di capacità politica avevano caratterizzato diverse figure nelle scorse amministrazioni ma le proporzioni attuali sono solo da biasimare. In quell’aula in passato hanno rappresentato la città brillanti figure di professionisti e politici, alcuni dei quali proprio di recente passati a migliore vita. Senza citare quelli scomparsi durante il periodo in cui in città “governavano” i Commissari i quali con la convinzione che tutta la società giuglianese fosse inquinata dal malaffare e dalla camorra avendo sospeso il Ministro il diritto della comunità di scegliersi i propri rappresentanti avevano deciso di sospendere anche l’applicazione del regolamento che disciplina il cerimoniale nel caso di morte di quelli che erano stati eletti nelle istituzioni.

Regolamento la cui approvazione passata all’unanimità dei consiglieri nella scorsa consiliatura, era stata dettata soprattutto dalla convinzione formatasi anche dal retaggio derivante dallo studio di opere che si leggono in età scolastica, che nell’onorare i morti si accrescesse nei vivi la responsabilità di quanto prestigioso fosse il compito di rappresentare la comunità.

Sarà sfuggito agli attuali amministratori l’applicazione del cerimoniale, tranne che per qualche manifesto di circostanza affisso sui muri delle strade cittadine, quando di recente a lasciarci è stato il Professore Francesco Granata che in vita era stato un neurochirurgo di fama nazionale, apprezzato primario già in giovane età, dedicatosi alla politica aveva poi ricoperto il ruolo di capogruppo consiliare. Nessuno in consiglio ne ha ricordato la memoria. Nemmeno quelli che in passato gli sedevano a fianco tra i banchi ed alcuni dei quali oggi sedendo inquelli dell’opposizione avrebbero avuto legittimo motivo di criticare la maggioranza per la colpevole mancanza.

Era un’illusione pensare che un regolamento potesse accrescere la sensibilità politica che naturalmente non appartiene a tutti essendo espressione per lo più del proprio bagaglio di esperienze soprattutto culturali ed a maggior ragione non si può pretendere di riscontrarla tra gli attuali consiglieri in buona parte dei quali catapultati in una dimensione a loro completamente sconosciuta. Se si andassero quindi, a calcolare i danni prodotti da quasi tre anni di commissariamento quello arrecato alla politica è sicuramente smisurato.

Senza voler ripercorrere tutte le vicende che hanno segnato le ultime elezioni comunali caratterizzate dalla scarsa partecipazione dei cittadini al dibattito politico e da bassa affluenza alle urne con una percentuale tra quelle mai registratesi in Italia dal dopoguerra in poi, l’appuntamento elettorale avrebbe dovuto consentire innanzitutto a quanti si sentivano soffocati dalla precedente classe politica quasi annientata dal provvedimento di scioglimento, di emergere e spiccare il volo. Ma si sa i polli non volano e non perché qualcuno ha tarpato loro le ali.

Avrebbe consentito anche a quelli che si sentono di appartenere alla cosiddetta società civile di sostituire i vecchi politici. Tuttavia pur non perdendo mai occasione di criticare e denigrare i propri amministratori sempre e comunque a prescindere dal colore politico, al momento della compilazione delle liste essi scompaiono dalla circolazione per poi rivederli girare nelle sedi provinciali o romane dei partiti ad elemosinare incarichi professionali. È naturale che poi nella nostra città il dibattito politico finisse per essere del tutto assente anche perché le sezioni locali dei partiti o sono inesistenti o commissariate. E si sa e l’esperienza fornisce numerosi elementi per convincere che una delle peculiarità dei commissari così come successo al comune specie se non conoscono il territorio è quella di arrecargli danni anche quando dovrebbero interessarsi solo di un circolo locale.

Quello di Forza Italia nominato in prossimità delle elezioni eseguito il compito ricevuto di affossare il Partito che nonostante tutto riusciva a suscitare in città una certa simpatia e pare che potesse ancora intercettare consensi, si è completamente eclissato. Il suo mandato era preciso e finalizzato a rendere sicura la sconfitta elettorale: così è stato. Più complesso indubbiamente si è rivelato quello assegnato al commissario della locale sezione o come oggi si chiama, circolo del Pd. Appoggiato pure dai dirigenti provinciali e regionali e finanche da quelli nazionali, tant’è che lo stesso Presidente del Consiglio nella veste di segretario si era interessato al “caso Giugliano” scoppiato a seguito delle primarie, non è riuscito poi a portare a casa il risultato ed a fare digerire il “proprio” candidato.

Attualmente il suo principale obiettivo sembra quello di volere solo affossare il sindaco reo di non avergli consentito di adempiere al mandato ricevuto. Con l’aiuto anche di qualche organo di stampa locale che certifica la sua presenza con la pubblicazione di sue interviste, pare sia attualmente impegnato strenuamente, ad alimentare con materia putrida la stagnante situazione in cui versa la politica a Giugliano senza preoccuparsi di riversare in tal modo anche fango sulla città .

Al momento della nomina non poteva certo immaginare di quanta tenacia fosse dotato Poziello al quale gli si deve riconoscere anche un notevole coraggio che, ed è inutile nasconderlo, trasmette simpatia all’autore di quest’articolo, specie dopo che per difendere una propria decisione, si è scagliato contro Saviano ed il suo”capolavoro letterario”.
La sua opinione espressa in un post in rete, sembrava rimbombare come una campana a festa alle orecchie di chi abituato alla lettura e timoroso che nel nostro Paese il diritto costituzionale di esprimere liberamente la propria opinione non potesse più essere esercitato, mai aveva espresso giudizio ad alta voce per ciò che sembrava solo una raccolta di articoli di cronaca giudiziaria rilegati con le sembianze di un libro. Gomorra è una “cagata”. Si una vera cagata! Il termine è volgare ma molto eloquente e Poziello lo ha adoperato senza il timore di subire ritorsioni da quegli organi di stampa nazionali che sostengono il partito di Saviano.

D’altronde nelle vene di molti cittadini scorre il sangue di Scipione l’Africano, coraggioso condottiero che dopo avere raso al suolo Cartagine scelse di venire a vivere nel nostro territorio ove sicuramente lasciò la sua progenie. Il coraggio e la tenacia sono caratteristiche tipiche dei giuglianesi ma il commissario del Pd forse in precedenza non aveva avuto modo di constatarlo. Il congresso della locale sezione è alle porte e con l’elezione del segretario si chiuderà anche quest’ultima sua parentesi di celebrità: sic transeat gloria mundi.