Scalini scesi a capo chino. Da una vita.

Scalini scesi a capo chino. Da una vita.

Continua il momento negativo del Napoli, raggiunto dal Sassuolo nel finale di partita grazie ad un gran goal di Defrel. Per gli azzurri aveva segnato Insigne, al suo terzo centro consecutivo in stagione. Sarri sotto fuoco amico, ma i miracoli non li fa nessuno

@Saverio Nappo

NAPOLI – Ho sceso gli scalini, uno dopo l’altro, con lo sguardo basso. Li ho guardati uno ad uno, sporchi, scheggiati, fetidi. Qualcuno era diventato una pozza di urina, un po’ come lo sono stati tutti almeno una volta, gli scalini del San Paolo. Li fissavo mentre li scendevo. È passata una vita da quando vidi il catino per la prima volta, con il naso schiacciato al finestrino posteriore dell’auto di mio padre. Mi disse di guardare a sinistra, con attenzione, attraverso i corridoio formati dai palazzi che, ricordo, mi sembravano altissimi. Lo vidi, mi sembrava gigante, sentivo di esserne attratto. Le luci gialle che illuminavano, qua e là, la parte sottostante delle gradinate, alimentavano il mistero e la mia voglia di scoprirlo. Ho sceso gli scalini, in silenzio, con mille voci stridule nella testa. Ho pensato che, alla fine, è tutta lì la vita emozionale del tifoso: sali i gradini, sei in alto, nel circo magico, pronto a prenderti il mondo o, almeno, ad aiutare in qualche modo chi possa prenderlo per te, per chi è lì con te, per chi è come te, per poi scendere, con o senza il mondo che volevi.

Il terzo goal consecutivo è l'unica nota positiva della serata
Il terzo goal consecutivo è l’unica nota positiva della serata

Ho sceso gli scalini senza sentire nulla, né voci né suoni, né olezzi né profumi. Era un Napoli-Milan dei primi anni 90, mi ci portò mio padre, finì 0-0. Era la mia prima partita al San Paolo, con tutto quello che volesse significare andare a vedere una partita allo stadio San Paolo nei primi anni 90. Ero deluso, la mia aspettativa era stata delusa, il mio desiderio di vittoria era stato ignorato, le mie urla timidissime erano rimaste inascoltate. Scesi gli scalini a capo chino per la prima volta, col cuore a pezzi e l’animo in fiamme, pensando che quella non poteva essere la consuetudine, non poteva essere la prassi, non poteva essere la linfa vitale che genera l’adrenalina dei tifosi quando avanti agli occhi c’è la maglia amata. Eppure ne ho scesi centinaia di scalini a capo chino, da allora. Ogni volta mi pongo sempre le stesse domande ed ogni volta mi sembrano sempre più assurde. Con il tempo, lo stadio è diventato la prassi, il non andarci l’occasione, contrariamente a quando al San Paolo ci andavo solo se mio padre non era troppo stanco.

Mister Sarri sotto il fuoco amico, carpo espiatorio per definizione
Mister Sarri sotto il fuoco amico, carpo espiatorio per definizione

Ho visto partite di ogni genere, di ogni intensità. Ho visto ogni schema possibile e immaginabile, allenatori promettenti esonerati per troppe sconfitte sostituiti da altri allenatori esperti che hanno ottenuto solo altre sconfitte. Ho visto giocatori che in altri stadi, in altre città, avevano fatto sognare, esultare, cantare, ma al San Paolo erano collezionisti di partite senza sapore, come le gallette di riso che somigliano più al polistirolo che ad altro. Ho visto ottimi giocatori diventare campioni per poi essere ceduti in cambio di denaro col quale sono stati comprati altri ottimi giocatori. Diventati campioni, sono stati ceduti pure quelli. Ogni volta ho sceso gli scalini di marmo una volta bianchi, ora quasi gialli. Ogni volta quello che era non è stato e quello che doveva essere è stato tutt’altro. Perché? Cosa importa se i numeri parlano chiaro ma nessuno è disposto ad ascoltarli?

Statistiche a gradini, Napoli-Sassuolo
Statistiche a gradini, Napoli-Sassuolo

Cosa importa se fai il 72% di possesso palla, in lungo e in largo per il campo contro il Sassuolo, dopo 93 minuti di gioco, se realizzi 19 tiri concedendone solo 4 all’avversario, se completi 726 passaggi concedendone agli avversari appena 221? Cosa importa se la proprietà ha scelto – deciso – di presentarsi ai nastri di partenza di una stagione complicata e fondamentale con una sola punta centrale in rosa – Milik – cominciata con una ferita al cuore arrivata in una notte strana dalla quale quasi nessuno riesce più a svegliarsi per davvero? Continuo ad osservare la successione delle menzogne che portano alla detonazione di panchine e progetti, mentre restano impunite, ingiudicate, le uniche cause di fallimenti che erano appesi ad un filo troppo sottile e fragile per non spezzarsi al primo strattone. Corrado Ferlaino e i suoi amministratori – Schiano, Innocenti e Scalingi -, Corbelli, Naldi, De Laurentiis. Continuo a scendere quegli scalini che sembrano sempre uguali e che sembrano non finire mai.