‘NAgioia: Napoli oltre la cartolina. La nostra nuova rubrica alla scoperta della città

‘NAgioia: Napoli oltre la cartolina. La nostra nuova rubrica alla scoperta della città

Viaggio tra le bellezze meno conosciute a cura di Francesco Faiello


NAPOLI – Camminare è il gesto più naturale che un uomo possa compiere. Se lo si fa con curiosità, si finisce per diventare dei filosofi naturali. Travolti dalle quotidianità, ingarbugliati negli obblighi dei ritmi lavorativi, si arriva a trascurare un dato fondamentale: abitiamo nella più bella e romantica città del mondo. Quando passeggiate per le strade di Napoli, mirate bene: non accontentatevi della prudenza dei soliti occhi diretti a ciò che è platealmente bello. Iniziate a notare i colori del museo urbano più grande d’Europa, a sentire il profumo delle mura di antichi palazzi, a toccare con mano il marmo delle vecchie colonne pagane usate per edificare chiese, porte e recinti civici.

Non amo le inquadrature sul Vesuvio, sul Golfo, le cartoline che si vendono ogni volta. Diffido dai prodotti tipici di cui si nutre il turista, odio il frastuono di Natale a San Gregorio Armeno che cerca chi Napoli, in realtà, la sminuisce. La nostra città è tutta un’altra cosa. E si può prescindere benissimo da Piazza Plebiscito o da Via Caracciolo. Siamo talmente abituati a non vedere più certe scene, determinate immagini, che crediamo quasi facciano parte di un mondo lontano, passato, nascosto negli anfratti magici di una città che non ha mai perso il suo candore.

borgo Sant’Antonio

A volte, punti dall’insetto del noioso conformismo, ci concediamo il lusso di fare apprezzamenti solo a ciò che è platealmente bello, perché nuovo. Il vivo non lo conosciamo più. Poi basta poco: una camminata pomeridiana per il borgo di Sant’Antonio, alle spalle di Porta Capuana, o per le stradine di San Ferdinando, per capire quanta vita c’è, quanto rumore attornia le mura di vecchie case, quanta passione colora ogni minimo movimento, ogni vera espressione, ogni ruvido volto napoletano. Ecco dove siamo arrivati: ci sorprendiamo di cose semplici, ormai.

la torre del Palasciano vista dal Moiariello

Ho dedicato parte dei due ultimi anni a conoscere la Città che era nascosta dalla Città, scoprendo un mondo che forse davo per scontato. Mi hanno aiutato il motorino, fido destriero per impervie salite e incredibili passaggi interurbani, e tanta curiositas. A volte anche il semplice punto di domanda circa il dove poteva finire questo o quel vicoletto è stato lo sprono per capire di più della sottile geografia napoletana. Dai Vergini, anzi dai Miracoli, si arriva a Capodimonte. Lo sapevate? La salita del Moiariello, posto in cui un tempo era possibile sbronzarsi a pochi soldi, è uno spettacolo di realtà nascoste, camuffate, residuate da quello che fu lo sventramento di cui parlava Serao a fine Ottocento. Accedendo dai Miracoli si giunge a Via Ottavio Morisani. Ve la consiglio. C’è chi addirittura l’ha ribattezzata “la Posillipo dei poveri”, tanto è bello il panorama da lassù. Ville antiche dai cancelli coperti di ruggine rendono vivo uno dei posti più sorprendentemente trascurati dalla Metropoli.

la rampa del Petraio

Il sali scendi, il costante dinamismo morfologico, continua coi gradoni e con un paziente procedere dalle colline si arriva a mare. La Calata San Francesco, ad esempio, parte da Via Belvedere, passando per Via Tasso e Corso Vittorio Emanuele, e arriva, tramite Via Arco Mirelli, fino alla riviera di Chiaia. Anticamente Vomero e Capodimonte erano vere e proprie oasi. Adagiate su ripiani zoologici ben definiti, vi sorgevano masserie e case di villeggiatura. Dalla Pedamentina al Paradisiello lo stesso spettacolo: gli scaloni dal cemento usurato portano a curiosare tra le grate dei cancelli di vecchie ville. In questi luoghi scorge un notevole senso d’abbandono, tipico di un mondo quasi parallelo che vive dimenticato. Finestre spalancate (tanto non passa mai nessuno da queste parti!) mostrano il quadro esistenziale di qualche extracomunitario che ha scelto di vivere qui, forse perché l’alloggio costa poco. Vecchie reti arrugginite cingono terrazzamenti di terreno: è impensabile come in pieno centro sia possibile coltivare pomodori o che!

Tutto lascia immaginare che qui la modernità venga interpretata come una digressione a parte, qualcosa dalla quale è possibile fuggire, lasciandosi cullare dall’ombra di tòpos certamente più bucolici che urbani. “Scale mobili sotto la luna, diagonali e passaggi segreti, un cammino che esiste da sempre, il tesoro della città antica…” cantava Bennato. Abbiamo un patrimonio immenso, altro che Montmartre! Cumuli di terreno sotto lastre d’asfalto. Vuoti di memoria e poi sopra gradoni che sembrano di porcellana. Scale mobili lungo la città: dall’alto guardi il mare, e i tetti, le case, i colori. Sembra finto, invece è tutto vero.

Vi condurrò per le viuzze e i sentieri meno conosciuti della nostra perla Napoli. Tra le righe delle storie che vi proporrò, scorgerete posti mai sentiti ed ascolterete la voce di un curioso esploratore della propria città descrivere sensazioni autentiche e romantiche. Vi prometto tanto tanto camminare, in cambio di una straordinaria ricchezza.

Ultreya!