I maestri anonimi e Giugliano: botteghe di artisti a lavoro tra XVI e XVIII secolo

GIUGLIANO – Nelle varie chiese del centro storico di Giugliano, soprattutto le più grandi come l’Annunziata e santa Sofia, guardando nelle cappelle laterali è possibile scorgere varie opere, di fattura più o meno pregevole, che adornano gli altarini laterali; questi erano di proprietà delle varie famiglie locali le quali abbellivano tali cappelle in relazione alla loro possibilità economica. Osservando in particolar modo la Collegiata di Santa Sofia si nota che essa ha in tali cappelle dei piccoli tesori: stucchi, altarini in marmi policromi e opere dei più svariati stili e periodi, dallo stile fiammingo a quello caravaggesco, fino a un affresco che si trovava nella preesistente chiesa del Corpo di Cristo, forse del XIII/XIV secolo.

Nella Collegiata si trovano 11 cappelline più la grande cappella di san Giuliano e quattro altarini nella zona absidale, esse ospitano svariate opere tra cui una Madonna col bambino e sant’Antonio da Padova, una Maddalena ai piedi del crocifisso, la caduta di san Paolo di Giuseppe Marullo, opera tra le più famose della Collegiata, un’adorazione dei Magi, un’Immacolata Concezione , una Vergine con san Carlo e san Pietro. Tutte opere collocabili tra la fine del ‘500 e la metà del ‘700 di artisti riconducibili alle più svariate botteghe dei maestri dell’epoca; da Massimo Stanzione a Filippo Vitale, da Luca Giordano a Jusepe de Ribera, e tanti altri come Mattia Preti, Francesco Solimena, Paolo de Matteis e via dicendo. Si tratta di opere che venivano realizzate nella quasi totalità dagli allievi o, ma spesso a seconda della retribuzione, con l’intervento degli stessi maestri che potevano tanto solo tracciare le linee generali e lasciare il resto ai discepoli quanto intervenire su larga parte dell’opera, ciò anche per la necessità di meglio gestire quello che spesso era un gran numero di committenze.

Da questo si comprende come spesso sia difficile distinguere un’opera di un grande maestro da quella di un suo allievo o per lo meno ricondurla a una determinata scuola. Nel composito panorama di Santa Sofia spiccano due di queste opere, molte altre sono in pessimo stato di conservazione: l’Immacolata Concezione nella prima cappella a sinistra e l’incredulità di san Tommaso nella cappella sulla sinistra dell’altare, all’estremità superiore della crociera. La prima si trova nella cappella Ciccarelli, fondata nel 1720 e la tela dovrebbe essere coeva a questa data; rappresenta un dogma riconosciuto dalla chiesa nel 1854 la cui iconografia è assai suggestiva per la simbologia ivi contenuta.

In una cornice tipicamente barocca a tinte calde (è abbastanza difficile leggere l’opera per l’incuria) troviamo la vergine Maria messa in risalto dal contrasto cromatico dei panneggi e circondata da putti, particolare interessante è oltre a essa che schiaccia il serpente (richiamo biblico) le 12 stelle attorno al capo e la falce di luna su cui posa; 12 come i mesi e le tribù di Israele. Maria in tutto ciò è l’armonia del divino che riporta tutto il divenire (i mesi e la storia rassimbolati dalle le stelle e la luna che con le sue fasi è il simbolo stesso del divenire) all’unità, lei in quanto concepita senza peccato e scelta per accogliere il Messia. Questo è un tema pittorico diffusosi molto già dal ‘500 soprattutto in Spagna e Sud Italia, affascina molto la figura di Maria vista in questa dimensione tutta celeste e trascendentale ricca di simboli e allegorie.

L’altra opera che spicca per grandezza e fattura è l’incredulità di san Tommaso, questa viene ricondotta alla bottega di Luca Giordano; certo essa ha in sé vari caratteri di quel periodo di transizione tra la pittura del Cinquecento e il barocco e rococò, i Neoveneti e Pietro da Cortona per i colori quasi smaltati, la monumentalità degli insiemi e le scene spesso affollate; questa sembra abbastanza luminosa e tutta incentrata sul Cristo che  appunto con la sua luminosità richiama l’attenzione su di sé. Essa poi sembra quasi sospesa tra il reale, per le architetture classiche, e il mistico per la luce di Gesù e gli angeli. Certo gli artisti di questo periodo operano spesso su più stili, vuoi per adeguarsi alla collocazione dell’opera (così faceva anche Cacciapuoti) vuoi per la committenza stessa, tutto ciò rende i secoli Sei-Settecento a Napoli ma anche in paesi come Giugliano dove approdavano tante nuove leve dell’arte, uno dei più interessanti e affascinanti.

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