GIUGLIANO – Rosetta Pennacchio, la profesoressa di Giugliano che vive la drammatica condizione lavorativa/familiare non si arrende. Sulla docente giuglianese, abbiamo giĂ raccontato, in un articolo precedente.  L’assurdo, triste e tormentato dilemma che assilla Rosetta è: quello di andare a Firenze per lavorare nella scuola che le è stata assegnata oppure restare a casa ad accudire il marito, gravemente malato, senza percepire alcun tipo di sostegno economico, se non la minima pensione del marito.
Rosetta Pennacchio non si arrende ed è decisa nella sua battaglia, infatti proprio in questi giorni ha scritto una lettera al presidente Sergio Mattarella dove chiede un appello e di non essere abbandonata dallo Stato.
Di seguito riportiamo la lettera scritta dalla docente Pennacchio:
“Carissimo Presidente,
questa è l’implorazione di una donna che oltre ad essere moglie, madre e insegnante è soprattutto una cittadina italiana, che in questo tragico momento della sua vita si sente, sola, abbandonata, non tutelata e incapace di affrontare il futuro.
Sono circa dieci anni che la mia esistenza e quella dei miei due figli, è stata stravolta dalla malattia che ha colpito mio marito, affetto una forma di Alzheimer particolarmente precoce ed aggressiva che lo ha reso invalido al 100% e bisognoso di cure e attenzioni in tutti i momenti della giornata.
In questi dieci anni ho lavorato come insegnante di scuola primaria statale in diverse città italiane, trasferendomi con tutta la mia famiglia e contando solo sull’aiuto dei miei due carissimi figli.
Due anni fa è stata formalizzata la mia immissione in ruolo e come sede mi è stata assegnata la Provincia di Firenze.
Con coerenza, avendo accettato la nomina, ho prestato regolarmente servizio presso il Circolo didattico di Sesto Fiorentino, subendo una separazione tra il mio corpo impotente a Firenze, e  la mia anima a casa, solo virtualmente vicina alla mia famiglia.
Una tragedia che ci ha segnato profondamente e che siamo incapaci di ripetere.
L’anno scorso, per grazia ricevuta ho beneficiato dell’assegnazione di una sede provvisoria nella mia città , Giugliano in Campania in Provincia di Napoli e quindi, alternandomi con i miei figli siamo riusciti a garantire le condizioni di sopravvivenza a mio marito..
Purtroppo, quest’anno scolastico il miracolo non si è ripetuto ed io tra pochi giorni dovrei riprendere il treno e riportarmi a Firenze, lasciando da soli i figli, ma soprattutto mio marito, INVALIDO, TOTALMENTE NON AUTOSUFFICIENTE E ALLETTATO, che ha bisogno di essere lavato, di essere imboccato e accudito continuamente.
Nel frattempo, un Giudice di questo nostro caro Paese mi ha affidato la tutela legale di mio marito, INCAPACE DI INTENDERE E DI VOLERE, obbligandomi ad assisterlo e investendomi della responsabilitĂ della sua incolumitĂ .
Lo Stato mi incarica di provvedere a mio marito.
Lo Stato mi intima di abbandonarlo per trasferirmi a Firenze.
Questa, in sintesi la mia tragedia e la ragione di questa supplica.
Ho investito del mio caso la stampa e  la politica, ma il conto alla rovescia continua ed io tra qualche giorno sarò chiamata a scegliere. E non potendo abbandonare mio marito, né lasciare il lavoro, si affaccia in me l’ipotesi più estrema. Io comincio a perdere la forza di sopravvivere.
Chiedo a Lei, una sua intercessione presso il Ministro dell’Istruzione, affinché possa ottenere una sede di lavoro nei pressi della mia residenza.
Lei rappresenta la mia ultima possibilitĂ di ricevere un aiuto.
Non mi sembra possibile che il mio Paese non riesca a tutelare i suoi cittadini.”
Rosetta Pennacchio




