Meritatamente, meritocraticamente, finalmente. O no?

Meritatamente, meritocraticamente, finalmente. O no?

Otto su otto, elasticità tattica ed efficienza chirurgica: è un Napoli di giganti, come titolò qualcuno. In attesa della super sfida al City di Guardiola, ci chiediamo come mai l’editoria italiana sembra impegnarsi al massimo per evitare di ammettere la sola verità oggettiva

@Saverio Nappo

Lunedì, si sa, è il giorno degli editoriali. Tra grandi firme, ex campioni o tifosi travestiti da professionisti, tutti ci tengono a dare la loro opinione, supponendo una certa presunzione di verità oggettiva. Si è pronunciato anche Ziliani su ilFatto: è, forse, lui più di chiunque altro ad avvicinarsi al punto della discussione. Perché si avverte questa lentezza – per non dire pesantezza – nel dover raccontare quella che è l’unica verità raccontabile oltre ogni ragionevole dubbio? Questa classifica di serie A è finalmente sincera e veritiera e il Napoli è primo in classifica meritatamente. Così come tutte le altre contendenti occupano le posizioni che occupano perché è quanto vale il gioco da loro espresso. Almeno fino a questo punto della stagione, sia chiaro. Perché dobbiamo sopportare questo racconto forzatamente sfuggente? Perché siamo costretti a rincorrere i pareri che più tendono all’oggettività, filtrando centinaia di parole che stanno assieme come i mattoni senza cemento?

Quattro passaggi e un rimpallo vinto, per risalire settanta metri di campo e andare a rete: meritatamente al primo posto perché si gioca il calcio migliore. Semplice.

Verrebbe da cadere in pensieri approssimativi, certamente incompleti e sommari. Ma non ci interessa questo tipo di linguaggio. Ci interessa l’oggettività dei fatti e, soprattutto, ci interessa raccontarla. Quindi, si, il Napoli è primo perché gioca il calcio migliore in assoluto. E non è solo “guardarsi allo specchio narcisisticamente”. Il calcio migliore è nei numeri, è nelle immagini, è nelle reazioni nervose degli avversari (Dzeko su Albiol, sabato sera, ndr). Il calcio migliore è nelle otto vittorie consecutive che, per numero e diversità, non sono venute a caso. Il calcio migliore sta nel rispetto mostrato da molti illustri allenatori europei: qualcuno si è lasciato andare anche qui in Italia. Il calcio migliore sta nel distacco accumulato in classifica sugli avversari più temibili. Il calcio migliore è anche molto più in profondità, nel suo senso primordiale: la vittoria è intesa come adorabile conseguenza ed è il possesso del proprio destino ad essere l’unico vero obiettivo. Ed è tutto sotto la luce del sole, liberamente fruibile a reti unificate o leggibile su carta stampata oppure on line. E allora perché questo atteggiamento?

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Edin Dzeko è apparso palesemente nervoso: Albiol gli avrà tolto anche l’aria per respirare. Meritatamente onnipresente.

Probabilmente sono le parole adatte a mancare a chi con le parole ci lavora. Anni e anni di monopolio avranno spento la fantasia di chi dovrebbe raccontarci il gioco più bello del mondo che ritorna ad essere davvero il più bello anche in Italia. Che sia il Napoli a scuotere il grigiore e la banalità del racconto sportivo nostrano è motivo di vanto per tifosi ed appassionati. Sarebbe stato lo stesso se, che so, fosse toccato alla Fiorentina aprire una breccia nel muro. O al Crotone, perché no. Non avrebbe fatto alcuna differenza: la verità è semplice da raccontare, meno facile è metabolizzarla. Sarà anche per questo, allora: è un Napoli indigesto. Magari lo è. Meritatamente. Come sarà indigesto il terzo posto della Juve pluriscudettata. Meritatamente. Come pure risulterà indigesto il Milan arrancante dopo il mercato faraonico. Meritatamente. E, di nuovo, se, mai come quest’anno, la classifica è così amica nell’aiutare a descrivere il campionato, perché voltarsi dall’altra parte scegliendo di arrampicarsi su uno degli specchi più lisci mai creati, metaforicamente e non? Si fa una fatica enorme a mantenere un punto appoggiandosi ad una verità che semplicemente non regge. E allora diciamolo, leggiamolo, scriviamolo: il Napoli è primo meritatamente perché gioca il miglior calcio in assoluto, soffrendo quanto basta per essere grande come i grandi.