NAPOLI – Era il 24 Settembre scorso, quando Bologna e Napoli si incrociavano per l’incontro d’andata del campionato 2023-2024. Nessuno poteva immaginare che quella partita sarebbe stata l’inizio di un crisi senza fine. Ci si ricorda del match del Dall’Ara, non tanto per lo scialbo 0-0 con cui si concluse, ma per gli episodi che lo caratterizzarono: Kvaratshkelia manda a quel paese Garcia, Osimhen sbaglia un calcio di rigore che avrebbe (quasi sicuramente) significato vincere e rilanciarsi verso obiettivi importanti dopo un avvio tra lui ed ombre.
Invece, l’incrocio tra la squadra felsinea e quella partenopea ha segnato il punto di svolta per ambedue le compagni che, da quel momento in poi hanno proseguito la loro stagione su binari completamente opposti, invertendo i loro destini calcistici. Per il Bologna l’ottavo posto (con Conference League annessa) sarebbe stato già traguardo sufficiente ad essere definito “storico”, dopo decenni di assenza dai palcoscenici continentali; per il Napoli, il terzo posto (attualmente occupato dalla squadra di Thiago Motta) non avrebbe avuto lo stesso sapore che avrebbe dalle parti della via Emila, ma almeno ci si sarebbe potuto scucire lo Scudetto dal petto con la dignità di chi ha lottato per mantenerselo stretto.
A distanza di circa otto mesi, Napoli e Bologna hanno incrociato le loro strade e l’unica cosa in comune con l’incontro d’andata è un rigore sbagliato: Osimhen al Dall’Ara ne sbagliò uno pesantissimo, oggi pomeriggio Politano ne sbaglia un altro, non altrettanto decisivo, ma che avrebbe permesso di riaprire, dopo venti minuti, un incontro che dopo poco più di dieci minuti non aveva nient’altro da dire.
Docidi minuti, tanti ne sono bastati ai ragazzi di Thiago Motta per piazzare l’uno-due letale e sferrare l’ennesima mazzata ad una squadra già morta da un pezzo. Ndoye e Posch sono gli aguzzini di giornata, a timbrare l’ennesima partita nella quale Meret è costretto almeno una volta a raccogliere la palla dalla rete. Oggi ne arrivano altre due al passivo, portando il “bottino” a 46 gol subiti, come il Verona ed il Monza, tre in più del Genoa, quindici più del Torino, giusto per dare un’idea di quanto possa essere precipitato il rendimento difensivo di questa squadra che con Calzona, non ce ne voglia il mister, è crollato vertiginosamente. Due colpi di testa comodi, quelli di Ndoye e Posch, in mezzo alle statue partenopee, che potrebbero fare bella mostra a Piazza Plebiscito, per l’immobilità e la lentezza di reazione nel contrastare gli stoccatori avversari: Di Lorenzo “accompagna” Ndoye nell’azione del primo gol; Zambo ammira estasiato Posch mentre infila Meret per la seconda volta: uno spettacolo-horror senza fine, per il quale (e per fortuna) nessuno in conferenza stampa darà spiegazioni.
Inutile chiedere a Calzona perchè, nonostante il progredire (in peggio) di condizione mentale, fisica e di classifica, si continui a puntare sempre sullo stesso nucleo di calciatori, sebbene quello che ha vinto lo Scudetto, del cui spirito combattivo e voglia di vincere non è rimasto neppure l’ombra; inutile chiedergli perchè continui ad essere allenatore del Napoli, quando appare evidente che la squadra non lo segue e non ha mai avuto voglia di farlo, e non rassegni la dimissioni come atto di dignità e rispetto verso la sua carriera e il suo lavoro. Questi ed altri interrogativi che resteranno misteri irrisolti.
Naturalmente, quasi scontato e altrettanto impossibile sperare in una rimonta, dopo il doppio vantaggio bolognese ed il penalty sbagliato da Politano, ma almeno in una reazione, un moto d’orgoglio, un reflusso di dignità, magari si. Purtroppo, i coraggiosi che oggi hanno popolato il Maradona e che hanno preferito sacrificare un bel sabato pomeriggio da dedicare alla famiglia o al bricolage, hanno dovuto fare i conti con il problemi gastrici derivanti dalla snervante visione di una squadra che in campo ci sta solo per dovere e per contratto, mentalmente ormai spenti e col pensiero chissà dove: non in campo, questo è sicuro ed il pubblico lo sa, sommergendo di fischi i protagonisti di questo ennesimo scempio calcistico.
Al Bologna, è bastato gestire il punteggio, aspettando una controffensiva del Napoli che, rigore a parte, non ha prodotto grossi pericoli a Ravaglia che, quando sollecitato, ha sempre risposto presente. Poca cosa Kvara, qualcosa in più Osimhen, che ci mette generosità che se fine a se stessa non ha effetti importanti. Raspadori, Traorè e Simeone e Ngonge sono le carte della disperazione, giocate da Calzona per cercare, almeno di segnare quel gol che possa riaccendere la luce della speranza, ma contro questo Bologna c’era poco da fare: le iniziative dei nuovi entrati giovano solo a tratti, ma è troppo poco per mettere seriemante in difficoltà una squadra come quella di Motta, conscia dei propri mezzi e galvanizzata in modo tale da overperformare sotto ogni aspetto, da quello tecnico a quello psicologico, da quello tattico a quello atletico.
Troppo evidente, infatti, in questo momento, il divario tecnico e di condizione mentale tra le due squadre anzi, per meglio dire, tra una squadra (il Bologna), a cui Thiago Motta una precisa impronta di gioco e che attraverso l’organizzazione in campo ottiene i risultati ed un agglomerato di uomini che vagano per il campo (il Napoli) senza un’idea di cosa fare per vincere una partita; tra una squadra che è motivata nel raggiungimento di un traguardo storico e chi non vede l’ora del “rompete le righe” per mettersi alle spalle quest’annata disastrosa. Per questo, la vittoria del Bologna è meritata e legittima i felsinei come pretendenti ad uno dei cinque posti di Champions League, mentre al Napoli, almeno qualche ora, resta la speranza di restare aggrappato alla maniglia dell’ultima porta di servizio che conduce all’Europa, ma chissà se in questi ragazzi c’è voglia di provarci davvero. Basta vederli corricchiare per il campo per darsi una risposta molto vicina alla verità. Intanto mancano solo due partite al termine della stagione, unica nota positiva dopo il fischio finale di Pairetto. Magrissima consolazione, ma non resta nient’altro. Purtroppo.
I voti: Meret (6), Di Lorenzo (4,5); Rrahmani (5); Juan Jesus (5); Olivera (4,5); Zambo Anguissa (4,5); Lobotka (5); Cajuste (5,5); Politano (4,5); Osimhen (5); Kvaratshkelia (4,5).
Dalla panchina: Ngonge (6); Raspadori (6); Simeone (sv); Traorè (sv); Mazzocchi (sv)
Il mister: Calzona (5)
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