Da Agropoli arriva una richiesta destinata a far discutere: rinviare l’apertura dell’anno scolastico 2026/2027 qualora le condizioni climatiche rendano difficile, o addirittura rischiosa, la permanenza degli studenti e del personale all’interno degli istituti.
A lanciare l’iniziativa è la professoressa Maria Cuono, docente dell’Istituto di istruzione superiore “Vico-De Vivo” di Agropoli. L’insegnante ha presentato un’istanza urgente alle istituzioni, interessando anche la Presidenza del Consiglio dei Ministri, e ha promosso una petizione popolare per chiedere di posticipare l’avvio delle lezioni.
Il problema, però, non è soltanto il termometro, ma soprattutto quello che succede quando temperature elevate e umidità entrano nelle aule di scuole che, in molti casi, non dispongono di sistemi adeguati per raffrescare gli ambienti.
La Campania ha già dovuto fare i conti con una nuova fase di caldo intenso: nei giorni scorsi la Protezione civile regionale aveva segnalato temperature anche superiori di 6-7 gradi rispetto alle medie stagionali, con punte che in alcune zone potevano raggiungere i 41 gradi e a rendere ancora più pesante la situazione sono stati gli elevati livelli di umidità, soprattutto nelle aree costiere.
In questo scenario, la riapertura delle scuole pone una domanda concreta: come si potranno svolgere regolarmente le lezioni se alcune aule diventano difficili da vivere già nelle prime ore della giornata?
Secondo quanto evidenziato nell’istanza della docente, il problema riguarda anche una carenza strutturale degli edifici scolastici anche perché la maggior parte delle aule italiane non dispone infatti di sistemi di climatizzazione adeguati. I dati citati nella mobilitazione parlano di oltre 339mila aule prive di climatizzazione rispetto a circa 366mila complessive considerate.
La professoressa Cuono ha scelto di mettere al centro della propria iniziativa proprio la tutela di studenti, docenti e personale scolastico: “Il persistere di questo caldo mette a repentaglio il benessere psicofisico di tutta la comunità scolastica”, ha spiegato la docente, chiedendo un intervento tempestivo delle autorità. La richiesta non riguarda soltanto il Governo, nell’istanza viene chiamato in causa anche il Comune di Agropoli, affinché vengano valutati eventuali provvedimenti di competenza nel caso in cui le condizioni all’interno degli istituti non siano compatibili con lo svolgimento delle attività didattiche.
La mobilitazione è stata accompagnata da una raccolta firme sulla piattaforma Change.org. L’iniziativa, secondo quanto riferito dai promotori, ha iniziato a raccogliere adesioni tra famiglie e personale scolastico, tutti accomunati dalla richiesta di rinviare l’inizio delle lezioni fino al ritorno a condizioni climatiche considerate idonee.
Non è la prima volta che il caldo mette sotto pressione il mondo della scuola. Ma quest’anno la discussione arriva in un momento nel quale le temperature estreme sembrano essere diventate una presenza sempre meno eccezionale.
Il rinvio dell’apertura, qualora le condizioni lo rendessero necessario, rappresenterebbe comunque soltanto una soluzione temporanea, il problema vero rimarrebbe lì, dentro gli edifici scolastici: servono strutture progettate o adeguate per affrontare temperature sempre più alte, sistemi di ventilazione e climatizzazione dove necessari, ma anche interventi sull’isolamento degli edifici, sulla qualità degli infissi, sulle schermature solari e sull’efficienza energetica.
Perché non si può pensare di risolvere ogni anno il problema aspettando che passi l’ondata di caldo e soprattutto non si può continuare a considerare eccezionale ciò che, anno dopo anno, rischia di diventare normale. Da Agropoli, quindi, parte una richiesta che va oltre il semplice rinvio di qualche giorno del ritorno tra i banchi. La professoressa Cuono chiede alle istituzioni di guardare a una situazione che riguarda la sicurezza e il benessere di una comunità intera.




