Blitz contro i Lo Russo, tra pentitismo e arresti il tramonto del clan di Miano

NAPOLI – Era diventato famoso per una foto scattata a bordo campo, al San Paolo, durante una partita tra il Napoli e il Parma nel 2010, prima di darsi alla fuga. Ed era amico di Ezequiel Lavezzi, che non aveva nascosto di averlo ospitato a casa per una partita alla play station credendolo un capo ultrĂ . “Onore”, quello di frequentare calciatori famosi, toccato solo ad altri grandi boss, come Luigi Giuliano di Forcella, che si faceva fotografare in compagnia de “El Pibe de Oro”.

salvatore lo russo
Salvatore Lo Russo, oggi pentito

Latitanza al vertice. Tempi di involontaria popolaritĂ  che, per Antonio Lo Russo, sembravano finiti insieme al suo potere criminale nel 2014 quando, dopo tre anni di latitanza, fu scovato a Nizza dalla Gendarmerie francese in compagnia del cugino Carlo Lo Russo. Ma così non è. A leggere l’ordinanza di arresto emessa oggi nei suoi confronti dalla DDA di Napoli, il boss dei “Capitoni” continuava a spadroneggiare anche a distanza, impartendo direttive e incamerando i profitti delle attivitĂ  illecite (droga, ma soprattutto contrabbando di sigarette). Latitanza d’oro resa possibile grazie a una rete di fiancheggiatori italiani e stranieri pronti a coprirlo.

Il blitz di oggi. La mazzata inflitta oggi dalla Procura di Napoli Nord è forte. Dopo la cattura del boss, le manette sono scattate per ventuno persone, molti fedelissimi della famiglia, tra i quali Claudio Esposito (zio della moglie Annalisa Gargano), Pasquale Torre e Davide Carlo (cugino). Mazzata anche economica. Il sequestro preventivo del GiCO di Napoli ha messo sotto chiave un patrimonio di 20 milioni di euro. SocietĂ  e complessi aziendali disseminati tra Napoli e il sudpontino ( zona, quest’ultima, che si dimostra colonia criminale sempre piĂą amata dalle cosche dell’Alleanza di Secondigliano, di cui i Lo Russo fanno storicamente parte insieme ai Mallardo, ai Contini e ai Licciardi).

La fine del clan? PiĂą di quarant’anni di dominio incontrastato, al fianco delle famiglie storiche, che per i “Capitoni” sembrano finire qui. I guai erano cominciati con l’arresto del padre di Antonio, Salvatore, boss mianese finito in manette nel 2007, re del contrabbando di sigarette dall’Est Europa. Tanto potente da vantare rapporti col Ministro degli Esteri dell’Albania. Si è pentito nel 2007 svelando retroscena e alleanze criminali con i Birra di Ercolano. Poi altri duri colpi: l’uccisione di alcuni reggenti, come Francesco Bara, braccio operativo del clan, la notte di San Silvestro del 2012, nel rione SanitĂ . Infine il maxi-blitz nel settembre 2014. 34 arresti che fecero gongolare il ministro Alfano: “Lo Stato c’è”. E chissĂ  se contro i Lo Russo, questa volta, lo Stato non abbia vinto per davvero.

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Marco Aragno
Marco Aragno
Giornalista pubblicista, sono il caporedattore de Il Meridiano News. Ho pubblicato due libri: Zugunruhe (Lietocolle, 2010); Absolute (Con-fine, 2015). Collaboro con Linkiesta.it.

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