Cambiare non significa snaturare

Vincere a Udine era fondamentale per cambiare l'inerzia della stagione
Vincere a Udine era fondamentale per cambiare l’inerzia della stagione

NAPOLI – Udine è un incubo che tengo lontano, tanto quanto lo è lei da tutto lo stivale, ad un passo dal confine, lì dove le frequenze radio italiane si accavallano a quelle austriache. Udine è un esame complicato che ho rimandato per troppo tempo, per vigliaccheria, per senso di rassegnazione, per svogliatezza. Udine è il solito spartiacque, il beffardo crocevia. Vinci lì è tutto ti sembra più facile e colorato. Anche la speranza appare gigante rispetto a quando a Udine, invece, perdi. Il Napoli ha perso se stesso ai piedi delle Alpi italo-austriache per nove lunghi anni. Ha visto cambiare il suo futuro, sul quel campo. Ha perso punti che gli sarebbero valsi l’Europa League, la Champions anticipata. Ha perso l’ultimo treno che portava al di là dell’immaginabile, dove negli spogliatoi c’è un sarto, anziano e anonimo, che nella vita cuce gli scudetti sulle maglie da calcio, ancora sudate e sporche. Udine è un viaggio nella notte per arrivare nella nebbia e ripartire di nuovo senza aver visto il sole. Udine è una bella donna che puntualmente ti rifiuta e tu non capisci perchè. L’ultima volta che Udine si è concessa, il Napoli scopri che sapore ha la vittoria nella massima serie. L’aveva dimenticano, dopo anni a mangiare polvere e fango all’Inferno e in Purgatorio. Dopo una vita, riecco che Udine torna a concedersi, timida, con la pelle bianca, i capelli neri e gli occhi azzurrissimi. Bastava corteggiarla con le parole giuste, del resto.

Zapata viene praticamente annullato da una prestazione sontuosa di Koulibaly
Zapata viene praticamente annullato da una prestazione sontuosa di Koulibaly

Non che sia facile scegliere le parole giuste. Quando sei alla vigilia di un appuntamento così importante, su cui hai riversato tonnellate di aspettative, cominciano a tremarti le gambe e non sai più che cosa dire. Non importa se il tuo miglior paroliere si chiami Gonzalo Higuaìn e, fino a quel momento, ne ha fatte innamorare a decine. Udine non è come le altre. Non bastano le solite parole, non basta neppure il piano di riserva. Bisogna cambiare registro, cambiare linea d’onda. Bisogna cambiare pelle. Non è necessario crescere, bisogna semplicemente cambiare. Diventare qualcun altro, qualcuno di cui la bella Udine si possa innamorare. E allora, addio al bel gioco, ai fraseggi in serie, alla fluidità della manovra che ricorda una marea lunare. Qui il mare non c’è, è lontano. Alla bella Udine non interessano l’idillio delle onde che portano con se profumi e aromi provenienti da chissà dove. La concretezza e l’ermeticità sono la rosa e il bacio di cui Udine va pazza. Kalidou Koulibaly in versione monumento per annullare – letteralmente – Duvàn è la prima breccia nel cuore della bella friulana. Qualcuno, sugli spalti, aveva già capito che non sarebbe stato il solito Napoli, bello e rifiutato, incredulo e incompreso. Kalidou toglie l’aria e lo spazio agli avversari nella sua zona, realizza positivamente il 90% dei suoi passaggi, vince poco più della metà dei suoi tackle ma soprattutto ogni intervento, di tecnica o di fisico, è bello e aggraziato. Come una rosa.

Diawara: come riuscire a cambiare gli equilibri del centrocampo
Diawara: come riuscire a cambiare gli equilibri del centrocampo

Il bacio lo dà Amadou Diawara, prendendo Udine per mano per poi avvolgerla in un abbraccio che la taglia fuori dal mondo, lontana da occhi indiscreti, lontana dai tre punti. La sua presenza a centrocampo demoralizza ogni tentativo di impostazione di manovre offensive, trasformandole di fatto in un dolcissimo rifiuto prima del “lasciarsi andare”. Udine spinge, prova a dire la sua, crede che in qualche modo il contendente possa cedere al suo volere. Ma Amadou riesce a cambiare il corso degli eventi, giocando 109 palloni con una accurancy dell’88%, il che vuol dire che ha commesso un errore di impostazione ogni 10 palloni giocati. Su di lui dissero che se “c’è un motivo per cui non si può fare a meno di Diawara è il suo essere come un operaio diligente che costruisce il suo gioco sulle sue capacità di recupero palla”. Ad ogni rifiuto della bella Udine, Amadou la prende per mano e prova a baciarla. Udine si scansa, ma Amadou la tira a se, come fa un innamorato che non può fare a meno di stringere a se la sua bella, anche se lei è fredda, è egoista, è scostante. Non è più tempo per i rifiuti, questo anche Udine lo sa. Il Napoli non è bello, ma è concreto, freddo, serio. Non si guarda in nessuno specchio, sa di avere il vestito più bello, la pelle arrossata dall’ultimo sole di novembre, la voce grossa e decisa.

Cambiare il modo di attaccare, diversificandosi: Insigne 2.0
Cambiare il modo di attaccare, diversificandosi: Insigne 2.0

Insigne torna al goal. Poi, ancora, una traversa. Poi, di nuovo, il raddoppio. Insigne due volte. Entrambe le conclusioni non fanno parte del suo repertorio. Sono conclusioni arrivate dal cuore dell’area di rigore, aggredendo l’avversario, spingendolo in quel vortice immaginario che risucchia tutti in profondità, fino a confluire nella rete alle spalle di Karnezis. Niente smancerie, meno tiri da fuori aria, più coerenza, più ardore. Udine, la bella, si lascia andare non senza provare un ultimo atto di resistenza – Perica accorcia le distanze – che crolla assieme ai ricordi dei rifiuti passati. Al Friuli – non chiamatelo Dacia Arena, vi prego – il Napoli prende quello che voleva, quello di cui aveva necessario bisogno, nel modo più diretto possibile. Attraversare l’Italia, fino a Napoli, con il sorriso è più facile. Ogni chilometro sembra essere meno lungo. Ogni chilometro aiuta a mettere in ordine la confusione generatasi a Bergamo e Varsavia. Conquistare Udine è sinonimo di crescita mentale, di voglia di cambiare un finale già scritto a mo’ di condanna. Sarri sta costruendo un nuovo Napoli, lontano dal suo io più bello che – sui campi – è diventato l’ultimo vero ostacolo da superare. Un Napoli lontano dal Napoli, per una nuova Napoli, senza poesia, dove la bellezza non è sempre necessaria per far innamorare qualcuno. Come la bella Udine, ad esempio.

Saverio Nappo
Saverio Nappo
Appassionato di calcio, innamorato dei numeri. Appassionato di numeri, innamorato del calcio.

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