I furbetti degli scontrini “fantasma” e “riciclati”

I furbetti degli scontrini “fantasma” e “riciclati”

HINTERLAND – Scontrini e obblighi fiscali, questi sconosciuti. Accade spesso di chiudere un occhio quando, acquistando un caffè o una bottiglina di acqua, i cassieri di alcuni bar non rilasciano lo scontrino. E si fa finta di nulla, perché si pensa si tratti di una semplice dimenticanza del proprietario.


Distrazione o meno, il gesto è largamente diffuso nelle città a nord di Napoli. È più raro che succeda nei centri commerciali, perché sottoposti a maggiori controlli. Nei negozi fronte strada è diventata quasi una pratica beffare consumatore prima e Stato dopo. Non importa che l’importo sia alto o basso, il venditore ci prova. Se riesce nell’impresa, evade le tasse. Il commerciante su ogni servizio o bene carica sia il prezzo che l’IVA. Ed è dunque il consumatore a pagare l’imposta sul valore aggiunto.

Quando lo scontrino non è emesso, la vendita non viene dichiarata all’Erario e il commerciante intasca l’importo pagato dal cittadino. “A volte i commercianti dovrebbero cambiare il disco – dice un giuglianese – quando prendo un semplice caffè o anche quando acquisto un capo di abbigliamento, chiedo lo scontrino se non rilasciato. La risposta è sempre la stessa: ho finito il rotolo del registratore di cassa, non trovo il nuovo, chissà dove l’ha messo Tizio o Caio”.

“E all’appello non manca nemmeno Sempronio – dice una signora di Villaricca dopo aver acquistato frutta e verdura – Una volta non gli funziona la cassa, una volta è colpa dell’aiutante, una volta battono uno scontrino di tre euro su una spesa di ventitré, senza neanche dirlo prima. Te ne rendi conto solo al rientro a casa, quando cerchi la specifica dei singoli prezzi. Quando la volta successiva lo riferisci, ti rispondono che ci sarà stato un errore involontario.” 

La furbizia di alcuni venditori si misura con quella di giovanissimi acquirenti, anzi a volte è persino superata. La pratica del “ricicla scontrino”, è in uso tra gli adolescenti. Recuperano sul bancone dei bar o di pizzerie gli scontrini emessi, non strappati, lasciati dai consumatori e se ne servono per il proprio ordine.

“Con gli amici ci divertiamo a raccogliere gli scontrini già usati e non annullati – dice un diciassettenne di Marano – approfittiamo della distrazione del personale quando c’è folla e se ci va male, recuperiamo un cornetto. Quando ci va bene il bottino ha il sapore di una pizzetta al gusto parigina con coca cola. Me ne rendo conto a fine giornata – dice un gelataio di Melito – quando i conti non tornano. Spesso i clienti colgono sul fatto i furbetti e ci informano. Li vedi andar via a gambe levate, senza nemmeno il tempo di dargli una lezione di educazione civica”.  

Lo fanno principalmente per divertimento.“Mi piace l’adrenalina – dice un minore – non è per cattiveria. A volte ci sfidiamo. Chi ricicla più scontrini, vince”. E non si vince nulla. In realtà lo fanno per gioco. Un gioco però che può diventare pericoloso. Il passo dallo scontrino al gesto criminale a volte può essere breve.